Vi è mai capitato di guardare all’architettura costruita, al mondo reale e tangibile attorno a voi, da un punto di vista diverso?

Avete mai pensato, per esempio, che una facciata, un prospetto così realizzato non solo abbia una ragione compositiva e tecnologica più o meno caratterizzanti, ma possa esser anche visto come una prova da superare, come un gigante oggetto da scalare? Se questo pensiero vi ha anche solo tangenzialmente toccato la mente una volta, allora forse conoscerete qualcuno dei personaggi qui citati. Se invece questo pensiero non vi ha mai toccato, spero abbiate comunque la curiosità per continuare.

Ci sono stati diversi momenti in cui due mondi, quello dell’architettura e quello dell’arrampicata, si sono incontrati. Sembra un ossimoro, ma non è così.

Per salire verso l’alto, verso la “vetta” della prossima impresa, si può anche pensare di non ricercare solo prese nette e appigli sicuri in roccia naturale, ma ecco che anche il profilo di un serramento, la fascia marcapiano di un edificio o una particolare decorazione possono diventare scalini, appigli e modi per arrivare più in alto, sempre alla ricerca di un gesto estetico e di un nuovo equilibrio di un movimento di ascesa. Dal 25 gennaio 2026 è disponibile sulla piattaforma internazionale di streaming Netflix un particolare filmato. Al netto di tutti i minuti di più o meno consapevole cronaca di contorno, il cuore di “Skyscraper live” è la salita in free solo di Alex Honnold sul grattacielo di Taipei 101, che lo scalatore e attivista statunitense, classe 1985, ha percorso da quota terreno fino alla sua cima a quota 509 m, da solo e slegato. Impresa più che straordinaria, ma non qualcosa di nuovo per Honnold che vanta all’attivo imprese epocali sempre in free solo di pareti leggendarie, e solo per citare la più famosa, quella di El Capitan in Yosemite (US), nella via Freerider (900m, di grado 5.12d) ascesa nel 2017 in sole 3 ore e 56 minuti, in una silenziosa scalata ripresa dall’attento sguardo munito di telecamera dell’amico fotografo, scalatore e regista Jummy Chin, con il supporto allora di National Geographic. In quell’anno il film era visibile al cinema, e poi successivamente su piattaforme streaming. Allora è stato un salto, quasi anche uno schiaffo a tutta la storia dell’alpinismo e dell’arrampicata libera, che in Yosemite e sul Capitan hanno scritto la loro storia.

Torniamo a Taiwan. Il Taipei 101, è oggi l’undicesimo grattacielo al mondo per altezza, ed ha avuto il primato di più alto dal 2004 al 2010. Opera dell’architetto cinese con formazione statunitense Chung Ping Wang, all’interno dello studio C.Y.Lee & Partners, è un’architettura assai riconoscibile, quasi iconica.

Che cosa avrà portato Honnold alla scelta di questa particolare architettura? Gli otto volumi identici tronco piramidali rovesciati impilati non sono stati probabilmente letti come una ricerca formale tra Oriente e Occidente, quanto come la possibilità di essere scalabili, proprio per i grandi riposi, “cengie”, piccole piattaforme orizzontali tra gli otto elementi che potevano permettere di riposare i muscoli e di concentrarsi sulla prossima parte dell’ascesa, e anche di dare ritmo alla scalata. Forse anche le cornici dei serramenti particolarmente prominenti hanno aiutato Alex nella scelta di un’ascesa tutta su uno spigolo dell’edificio.

Ora, proviamo a togliere la folla osannante che è contenuta dietro le transenne attorno al grattacielo, folla che Alex, mentre fa una pausa a decine di metri di altezza, si gira e saluta. Proviamo ad immaginare un mondo senza diretta streaming e universo Netflix.

Se andiamo indietro fino agli anni Novanta ci ritroviamo nel mondo di un altro protagonista del free solo: Alain Robert, soprannominato addirittura lo Spiderman francese. Anch’egli scalatore professionista, classe 1962, con la grande passione per la scalata libera e senza protezioni. Robert non si può ascrivere al movimento parkour, che usa sì liberamente l’ambiente urbano come sfondo per azioni singole o collettive volte al superamento di ostacoli, limiti o barriere. Egli è qualcosa di diverso. Opera in solitaria, arriva in momenti inaspettati in luoghi centralissimi, spesso di notte, trova metodi brillanti per evadere la sicurezza di infrastrutture o edifici molto alti e molto rappresentativi e inizia a scalare, pantaloni aderenti e solo un sacchetto di magnesite legato alla vita, per asciugare il sudore delle mani quando necessario. A volte gli viene anche impedito di terminare la scalata, a volte arriva, scende e trova direttamente la polizia con le manette che puntualmente lo porta in prigione. Pare sia stato arrestato più di 170 volte. Ma non per tutto questo si scoraggia.

Non solo edifici molto alti diventano la meta per le ascensioni in free solo di Robert, ma può annoverare tra le sue azioni anche le scalate del Golden Gate Bridge di San Francisco, della sorvegliatissima Tour Eiffel di Parigi, del liscissimo obelisco di Luxor (collocato a Parigi in centro a Place de la Concorde). Non un film, ma la realtà sono le sue scalate delle Petronas Towers di Kuala Lumpur in Malesia, o della Torre di Montparnasse di Parigi.

La sua è una pratica di dissenso, messa in atto attraverso un eclatante gesto estetico, quasi teatrale, che porta sempre con sé un messaggio, nelle singole ascensioni così come nelle campagne di sensibilizzazione da lui organizzate attorno alle sue performances. Memorabile, per esempio, la sua azione datata 2008 in cui salendo gli elementi orizzontali (quasi scalini per lui) della sede newyorkese del New York Times progettata da Renzo Piano, risale la facciata tenendo addirittura in mano un banner con il messaggio: “Global warming kills more people than 9/11 every week”.

Alain Robert, Four Seasons Hotel Hong Kong, 2008

Robert ha la passione per imprese con un grado molto alto di difficoltà, in cui gli elementi strutturali o decorativi emergenti dalle facciate a volte sono davvero poco di aiuto come appigli per le mani o appoggi per i piedi, così a volte usa la composizione delle pareti, il loro orientamento, gli spigoli o i diedri che formano per salire. A questo eccellente scalatore e performer davvero sui generis sono stati dedicati documentari e film dagli anni ’90 fino agli anni 10 del Duemila, così come interviste o libri e articoli. Esiste una interessantissima intervista di inizio gennaio 2026 a Alain Robert e Alex Honnold (su “Climbing Gold”), in cui Robert si dice felice di vedere la sua legacy nell’opera che Alex stava preparando per Taipei, e nell’attitudine che entrambi hanno per il free solo. Qui Honnold spiega il suo progetto di Taipei e cita la leggenda vivente di Alain Robert che fece l’impresa prima di lui. Come sono stati recepiti in diversi momenti storici questi due diversi personaggi? Grazie a internet, social media e il mondo che oggi tutti conosciamo, e grazie alla simpatia di Alex anche, il nostro scalatore statunitense è davvero molto conosciuto, intervistato, filmato, seguito. Alain Robert è parte di una cultura underground di urban climbers, che porta avanti azioni illegali e dimostrative, che ha cominciato negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, in un mondo in cui le notizie circolavano molto più lentamente. Inoltre, ricorda come nessuna rivista francese di arrampicata lo volesse pubblicare: le sue imprese non erano ascrivibili ai loro interessi, non si poteva pubblicare qualcosa di così tanto pericoloso, e per di più legato ad un mondo urbano. Anche le sue imprese su roccia naturale in free solo non trovavano spazio. Ascoltando le loro voci è davvero impressionante come ricordino l’importanza di essere concentrati di essere estremamente focalizzati, tutto sta nella testa e, sicuramente, nell’eccellente competenza tecnica. Alcune curiosità dall’intervista: la totale illegalità delle imprese di Alain, le super incuriosita voce di Alex, e il ricordo che entrambi hanno delle città viste dall’alto, momento in cui ci invitano a riflettere, in cui le persone non si vedono, sono troppo piccole, e si vede solo una distesa infinita di automobili.

Cosa vedano lui, Honnold e pochissimi altri che forse si sono cimentati con queste pratiche pericolosissime e riservate a un minutissimo gruppo di esperti assai coraggiosi, cosa li spinga è probabilmente difficile da comprendere a tutti coloro che quotidianamente provano con umiltà a praticare uno sport outdoor. Sicuramente però, in conclusione, il Taipei 101 si dimostra un grattacielo “scalabilissimo”, dato che sia Alain Robert, sia Alex Honnold ci hanno messo mani, piedi e magnesite sopra.

Federica Doglio

3.3.26

Bibliografia:

Alain Robert, With Bare Hands: The true story of Alain Robert, the real-life Spiderman, 2010

Alex Honnold, Alone on the Wall, 2018 (seconda edizione)

David Chambre, Laurent Belluard, L’homme araignée, Alain Robert, libre et sans attache, Editions Du MonT Blanc Caterine Destivelle, 2024

https://www.cylee.com/

https://www.youtube.com/watch?v=dwlg26QyX08

https://www.youtube.com/watch?v=zb6Jj8WYyYE

https://www.instagram.com/alainrobertofficial/?utm_source=ig_embed

https://www.instagram.com/alexhonnold/

Fotografia di copertina: 25 gennaio 2026, Alex Honnold di fronte alla sua prossima impresa in free solo