Emanuele Piccardo. Utopian Hours: la città futura

Sono giorni intensi questi per chi si trova a Torino e vuole immergersi nel futuro. L’occasione viene fornita dall’associazione Torinostratosferica che declina, al terzo anno consecutivo, il tema delle visioni “utopiche” sul futuro della città sabauda con Utopian Hours. Un festival di conversazioni, mostre e incontri sull’importanza di fare città (city making) confrontando diverse esperienze, sia mostrando le innovazioni tecnologiche del momento legate alla mobilità, sia l’approccio delle metropoli internazionali, da Toronto a New York da Helsinki a Copenhagen, nel rigenerare e costruire nuovi immaginari urbani.
Il format del festival, diretto da Luca Ballarini, a metà tra talk show televisivo e convention americana, ha il merito di confrontare diverse visioni a partire da quelle espresse dall’associazione Torinostratosferica che accoglie i visitatori all’ingresso della Nuvola Lavazza, progettata da Cino Zucchi, Sulle panchine mobili sono collocati fogli A5 che recano scritte “provocatorie” sul futuro di Torino:
“La collina come Mini-Langa con le vigne dei torinesi”
“Un grande parco agricolo dal Castello Medievale a Italia ’61”
“Una casa-museo sull’immigrazione in città come il Tenement Museum a New York”
“Luogo d’incontro di mondi diversi”
“Città del benessere sessuale”
“Aiuole spartitraffico giardini degli aromi”
“La città che celebra i personaggi fuori dagli schemi”

Queste che potrebbero sembrare ad una superficiale lettura provocazioni suscitano reazioni positive nei cittadini, la politica invece è distratta e impegnata, quella a Cinque Stelle, a salvare la Sindaca Appendino dal definitivo crollo. Ospite del festival, in un contesto privo di contestazioni, dimostra la sua totale estraneità al governo della città, si guarda bene da affrontare la questione del Piano Regolatore, dopo la decisione opinabile del suo ex assessore Guido Montanari, di revisionare quello esistente senza adottarne uno nuovo. Come accade sempre in queste occasioni la politica fa passerelle ma non riesce ad entrare nelle questioni e porsi degli obiettivi per trovare soluzioni alla decadenza che Torino e la sua gemella diversa, Genova, stanno attraversando per il perdurare della incompetenza nella gestione delle trasformazioni delegando il privato al duplice ruolo di pianificatore pubblico e immobiliarista.

Tuttavia il merito principale di Utopian Hours è proprio quello di fornire un palinsesto di idee interessanti sul possibile sviluppo di Torino (applicabile anche ad altre città metropolitane), anche se occorre distinguere tra suggestioni bizzarre e superficiali con altre più fattibili. Tra queste il riuso della collina per la produzione di un vitigno torinese, emancipandosi dalla terra di Langa (?) nata da una idea di Alessandro Ottenga e sviluppata da LeapFactory (Stefano Testa, Luca Gentilcore) con un chiaro riferimento alle bolle geodetiche dell‘Eden Project di Nicholas Grimshaw; per continuare con “Torino Ligure. Alta Velocità Torino-Savona” con l’obiettivo di conquistare l’agognato mare, da una idea di Roberto Spallacci con lo sviluppo di Unduo Laboratorio di Architettura e ancora il riuso delle sponde del fiume Dora con “Morte ai Murazzi lunga vita ai Dorazzi!” di Stefano Di Polito e il progetto architettonico di Plac, in cui si propone, dopo la chiusura dei Murazzi, luogo della movida torinese, di ridare ai cittadini le rive della Dora per il tempo libero e lo svago.

Hyperloop Transportation Technologie, visualizzazione del progetto


Hyperloop Transportation Technologies, Toulouse, Francia 2019

La mobilità urbana ed extraregionale sono la base su cui riflettono alcuni degli speaker internazionali, tra i quali spicca la figura di Gabriele “Bipop” Gresta, fondatore con Dirk Ahlborn, della Hyperloop Transport Technologies Inc. con sede in California, che ha fatto proprio il brevetto open di Elon Musk.
Una capsula a levitazione magnetica che consente di raggiungere la velocità massima di 1200 km orari, collocata dentro a un tubo per azzerare l’impatto dell’aria come ha spiegato Gresta ad una folta platea di giovani e non, dove la resistenza dell’aria nei treni è proporzionale alla velocità, più è elevata e maggiore sarà l’energia necessaria a spostarli. Le questioni aperte non mancano, in primis la scelta dei tracciati in quanto anziché unire può diventare un altro modo di segregazione geografica, insistendo su tratte già coperte dall’Alta velocità e vista l’orografia dell’Italia l’impossibilità di raggiungere le aree interne grande tema che nessuno vuole risolvere. Dalle simulazioni mostrate il progetto ha una estrema fiducia nella tecnologia, anche se nell’esempio della sperimentazione dell’Hyperloop, la scelta di progettare dei tubi in stile gasdotto  e non una vera architettura infrastrutturale potrebbe creare problemi nel rapporto sia con le comunità sia nel rapporto con il paesaggio, tutte questioni risolvibili.

Ora la palla passa alla politica, enjoy the future!

[Emanuele Piccardo]

20.10.19