Emanuele Piccardo. Tre avventure nel sud della Francia

Eileen Gray, L’Etoile de mer, Le Corbusier. Trois aventures en Méditerranée (Archibooks, 152 pp. €19,90) è una piccola pubblicazione, realizzata dall’Association pour la sauvegarde du site Eileen Gray-Le Corbusier, che racconta la storia di una villa moderna, un osteria e un capanno a Roquebrune Cap Martin, nel sud della Francia, tra il colle de La Turbie e Mentone.

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Etoile de Mer, Roquebrune Cap-Martin 2009

E’ il 1925 quando Eileen Gray, architetto irlandese di interni e designer nota per la qualità dei suoi mobili, e Jean Badovici, architetto e giovane direttore della rivista L’Architecture vivante, iniziano lo studio di una villa au bord de mer a Roquebrune Cap Martin.
L’incontro con Badovici consente alla Gray di entrare in contatto con le prime esperienze di architettura moderna come la visita alle siedlungen del Weissenhof di Stoccarda(1927), realizzate tra gli altri da Gropius, Le Corbusier, Taut, Behrens e Mies. Un primo contatto con quei principi architettonici che il maestro svizzero aveva descritto nel 1923 in Vers une architecture, enunciando i suoi cinque punti dell’architettura. L’avversione della Gray verso Le Corbusier è testimoniato dalle critiche nei confronti di una progettazione di spazi neutri e freddi in cui l’homme n’est pas un pur esprit, in cui spicca l’assenza di mobili. Invece lei mostrava interesse per le teorie neoplastiche espresse da Theo van Doesburg e dal gruppo De Stjil. a tal punto da visitare nel 1925, insieme a Badovici, la casa Schroder progettata da Gerrit Rietveld a Utrech. Non è un caso che ne scriverà in modo entusiastico sull’Architecture Vivante, per gli ingegnosi sistemi di spostamento delle pareti, volti a modificarne lo spazio a seconda delle esigenze. Idee che verranno riprese nel progetto della villa mediterranea E1027, così denominata per la combinazione numerica delle iniziali dei due autori. Proprio per seguire direttamente il cantiere Gray si trasferisce a Roquebrune dal 1926 al 1929.

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Eileen Gray, Maison E1027, Roquebrune Cap-Martin, 2010

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Eileen Gray, Maison E1027, Roquebrune Cap-Martin, 2010

E1027 occupa una fascia pianeggiante a strapiombo sul mare e si impone per la sua longilinea struttura bianca su pilotis, che richiama elementi delle navi, come tende e ponti, ma a differenza dell’architettura corbuseriana, proprio grazie al disegno degli interni attuata dalla Gray, la casa ha una forza espressiva fortemente personale. L’architetto-designer irlandese progetta i mobili, le lampade, le poltrone, i letti, le ironiche etichette che indicano le funzioni nei diversi ambienti. Nel 1949 Le Corbusier ed i suoi collaboratori elaborano il Piano di Bogotà ospiti nella villa di Badovici. Inizia così la sua avventura nel mediterraneo, con la moglie Yvonne, alla ricerca di un posto dove passare le vacanze e pensare. Conosce il nizzardo di origine italiana, Thomas Rebutato, proprietario di una piccola osteria L’Etoile de mer, che offre pasti a base di pesce e buon vino, confinante proprio con la maison E1027. I due diventano amici. E’ Rebutato che cede a Corbu una parte del suo terreno per costruirci il Cabanon (1952), un capanno in legno, basato su un modulo quadrato di 3,66×3,66, che riprende il tema dell’Existenzminimum. Qui l’architetto svizzero si dedica alla pittura e ai bagni, impregnandosi di mediterraneità che lo rigenera dalla caotica vita parigina. L’Etoile de Mer diventa il luogo dove passa molto tempo insieme alla famiglia Rebutato, il piccolo Robert (che diventerà suo allievo e realizzerà il progetto della Maison de l’homme a Zurigo dopo la morte dell’architetto svizzero avvenuta proprio a Roquebrune nell’agosto 1965) e gli avventori del locale. In cambio dell’ospitalità Le Corbusier dipinge nel 1950 una tavola di legno che raffigura Thomas Rebutato e il pescatore André, dal titolo significativo:”À l’Étoile de mer règne l’amitié”.
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Le Corbusier, il camping all’Etoile de Mer, Roquebrune Cap-Martin, 2010

Ma la sua “ossessione” per la pittura invade anche il muro che separa la camera dei Rebutato dal Cabanon e la superficie esterna dell’osteria. Già nel ’38, con l’accordo di Badovici (la Gray aveva abbandonato la casa da tempo), Corbu aveva dipinto le pareti interne della E1027 come se volesse possedere quell’architettura che, in maniera esemplare, aveva applicato i principi architettonici del movimento moderno. Questo piccolo libro, il primo sulla storia del sito, con interessanti contributi di Robert Rebutato, Monique Baillon e Tim Benton, pone l’attenzione su un complesso architettonico moderno che rappresenta un unicum, raggruppando ben due opere di Corbu (Cabanon e Camping destinato all’ospitalità dei turisti sempre nell’area dell’Etoile), andrebbe valorizzato e reso fruibile al pubblico. Invece per una politica locale miope è possibile accedere solo a Cabanon ed Etoile, senza entrare in quel gioiello architettonico della maison E1027, restaurata nel 2009 e nuovamente degradata.

[Emanuele Piccardo]

Le fotografie che corredano l’articolo fanno parte del progetto “Hommage a Corbu