Arianna Panarella. Christo, un eccentrico visionario

Valley Curtain, Rifle, Colorado (1970-1972), copyright Christo-ph. Wolfgang Volz

Christo, Vladimirov Javacheff (1935), l’artista concettuale diventato lemblema della land art e leggendario in tutto il mondo per aver avvolto su una scala epica paesaggi ed edifici, è morto a New York a 84 anni. Dalla fine degli anni ’60, montagne, musei, ponti, parchi, isole sono stati solo alcuni dei soggetti delle creazioni sorprendenti a cui ha dato vita insieme con sua moglie Jeanne-Claude. Un sodalizio d’amore e di lavoro durato un’intera vita. Lui, nato a Gabrovro in Bulgaria, lei a Casablanca in Marocco, si conobbero a Parigi. Christo fuggì dal regime stalinista per rifugiarsi in Francia, dove iniziò a lavorare come pittore per sopravvivere. Chiamato a dipingere il ritratto di Précilda Denat de Guillebon, conobbe sua figlia, Jeanne-Claude e mai più si divisero.

Le carriere dei due artisti sono state definite dai loro ambiziosi progetti artistici che ogni volta sono rapidamente scomparsi poco dopo essere stati eretti, ma le grandi strutture in tessuto colorato hanno comunque lasciato un segno indelebile in tutti coloro che hanno avuto la possibilità di viverle direttamente. I grandi progetti di Christo, che spesso hanno richiesto decenni di realizzazione e tutti temporanei, hanno visto la collaborazione di dozzine, a volte centinaia, di proprietari terrieri, funzionari governativi, giudici, gruppi ambientalisti, residenti locali, ingegneri e volontari, molti dei quali spesso avevano scarso interesse per l’arte e una profonda riluttanza a vedere le loro vite e il loro ambiente sconvolti da un eccentrico visionario.

Christo ha prevalso, e se abbiamo avuto la possibilità di vedere opere che ci hanno lasciato senza fiato, lo dobbiamo alla sua grande perseveranza e alla convinzione che alla fine tutti avrebbero visto le cose come lui. Un sognatore che è stato capace di dare vita a nuove realtà, che non sono rimaste sulla carta come invece è accaduto per molte personalità geniali dell’arte e dell’architettura. Christo ha creato nuovi paesaggi, non semplici opere all’interno di paesaggi o spazi pubblici, ma interventi che spesso li hanno drasticamente cambiati e capaci di attirare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica, un’arte non destinata solo agli addetti ai lavori o ai collezionisti.

“Per me l’estetica è tutto ciò che è coinvolto nel processo – gli operai, la politica, i negoziati, la difficoltà di costruzione, i rapporti con centinaia di persone. L’intero processo diventa un’estetica – questo è quello che mi interessa, scoprire il processo. Mi metto in dialogo con altre persone” (New York Times, 1972). Molti i no ricevuti dalle pubbliche amministrazioni, ma i rifiuti per Christo sono stati sempre lo stimolo per andare avanti e non arrendersi.

Inizialmente nel suo studio parigino, nel 1958, Christo iniziò a collezionare bottiglie, barattoli di vernice, fusti di olio e casse di legno. Li avvolge in teli impregnati di resina, li lega con spago e li ricopre di vernice nera o grigia, una serie di opere in evoluzione che chiamò “Inventory”Continuò con automobili e mobili, ma dopo aver incontrato Jeanne-Claude, la loro scala si allargò. Nel giro di tre anni stavano lavorando insieme a un’installazione di fusti di petrolio e teloni sul molo di Colonia (“Stocked Oil Barrels e Dockside Packages”, Porto di Colonia, 1961). Come nell’opera “L’enigma di Isidore Ducasse” di Man Ray, dove una macchina per cucire è avvolta in una coperta con dello spago, Christo impiega “l’imballaggio” come tecnica per esprimere in modo più evidente il mistero che avvolge l’oggetto.

La coppia si trasferì a New York nel 1964, dove gli piaceva dire che erano “alieni illegali in un edificio illegale” a SoHo, che poi comprarono. L’anno 1968 si rivelerà fondamentale per la coppia con tre sforzi: Wrapped Fountain and Wrapped Medieval Tower a Spoleto in cui avvolsero la torre medievale e una fontana barocca nella piazza del mercato; Wrapped Kunsthalle (1967-1968) a Berna, dove il museo d’arte svizzero ha dato agli artisti la prima opportunità di avvolgere completamente un intero edificio. L’anno successivo realizzarono Wrapped Coast, One Million Square Feet (1968-1969), coprendo oltre due chilometri della costa di Sidney in 93 mila metri quadrati di stoffa antierosione, assicurandola da una altrettanto interminabile corda, fu il primo “impacchettamento” in scala reale della storia, condotto da un team di scalatori professionisti che stesero il tessuto sulle rocce della scogliera.

Valley Curtain (1970-1972) a Rifle in Colorado, in una valle contenuta all’interno del complesso delle montagne rocciose, la coppia dispiegò una sorta di tenda che serviva a coprire l’intero passaggio. Un progetto maestoso che ha richiesto 14 mila metri quadrati di tessuto, sostenuti da cavi d’acciaio e da barre di sostegno formate da 200 tonnellate di calcestruzzo. La prima realizzazione, completata il 10 ottobre del 1971 durò poco, perché fu distrutta dal vento e dalle rocce. Il loro progetto Umbrellas (1984-1991), da 26 milioni di dollari, ha visto l’installazione di 1.340 ombrelli blu in Giappone e 1.760 ombrelli blu nella California meridionale. Le opere di questi due visionari artisti, se le sono sempre autofinanziate senza l’aiuto di sponsor privati o istituzionali o donazioni e i materiali impiegati sono scarti dell’industria, riciclati e riciclabili. Proprio i proventi delle vendite dei disegni preparatori, collage, modelli in scala e litografie originali hanno consentito loro di guadagnare abbastanza per poter finanziare i loro sogni.

The Pont Neuf Wrapped, Parigi (1975-1985), copyright Christo-ph. Wolfgang Volz

Tra gli altri progetti memorabili: The Pont Neuf Wrapped (1975-1985) il ponte più antico di Parigi viene impacchettato, avvolto in un suggestivo telo color giallo oro, il Wrapped Reichstag a Berlino (1971-1995) per il quale sono stati impiegati più di 100 mila metri quadrati di tessuto e dove l’azione creativa dei due artisti diventa un evento generazionale, una vera e propria architettura nell’architettura; infine Surrounded Islands (Biscayne Bay, Greater Miami, Florida, 1980-1983) dove undici isole venivano circondate con 603.870 metri quadrati di polipropilene rosa fluttuante sulla superficie dell’acqua estendendosi in mare per 61 metri dalla costa di ogni isola.

Le loro opere sono state grandiose sotto ogni aspetto, dalla forza lavoro all’impatto. Oltre 600 lavoratori sono stati coinvolti nell’allestimento di The Gates (1979-2005), dove hanno installato oltre 7.503 porte in a Central Park a New York a ciascuna delle quali erano fissati teli di tessuto arancione per una lunghezza totale di 37 chilometri allinterno del parco cittadino. The Floating Piers (2014-2016), non è stata la prima operazione nel nostro paese dei due artisti, ma sicuramente quella con più visibilità e successo pubblico: anche la gente comune scopriva così l’esistenza della land art. Un insieme di passerelle montate sopra al lago d’Iseo, che permettevano ai visitatori di camminare a pelo d’acqua da Sulzano alle isole di Monte Isola e San Paolo.

Due i progetti programmati da Christo che non hanno visto la loro realizzazione: Over the River (1992), che prevedeva ì drappeggi di tessuto traslucido sopra 42 miglia del fiume Arkansas in Colorado, e The Mastaba, che fu concepito nel 1977 per gli Emirati Arabi Uniti. Sarebbe stata la più grande scultura del mondo con 410.000 botti multicolori che formano un “mosaico di colori scintillanti, che riecheggiano l’architettura islamica” di cui ne venne realizzata una versione a Londra in Hyde Park (The London Mastaba, 2017-2018).

Surrounded Islands, Biscayne Bay, Greater Miami, Florida 1980-1983, copyright Christo-ph. Wolfgang Volz

Il tessuto è come una seconda pelle che fa respirare in modo diverso gli oggetti avvolti. Christo e Jeanne-Claude riescono a immergere il soggetto della loro trasformazione in una nuova realtà ed in una differente dimensione percettiva, sia che si tratti di un semplice oggetto o di un paesaggio e per quanto opere volutamente temporanee, hanno segnato inevitabilmente la storia dell’arte e dell’architettura

“Io, Christo, faccio e distruggo opere milionarie, non cercate simboli, godetevi il paesaggio”.

[Arianna Panarella]

Il sito ufficiale https://christojeanneclaude.net/

5.6.20