William Guerrieri_Linea di Confine




Fra le iniziative di rilevazione fotografica del territorio che si sono svolte in Europa negli anni Ottanta e Novanta, Linea di Confine è il progetto d’indagine che sin dalla sua istituzione si è aperto al contributo della più qualificata fotografia internazionale. La conduzione scientifica del progetto fu affidata nel 1990 allo storico della fotografia Paolo Costantini, responsabile e curatore fino al 1997, data della sua improvvisa scomparsa.
Le ricerche condotte dal 1989 al 2000, a cui hanno partecipato autori americani ed europei, tra i più significativi, hanno avuto il merito di porre nuovi interrogativi e di offrire diverse indicazioni a chi si pone il compito di promuovere campagne di rilevazione fotografica su un territorio sottoposto a profonde trasformazioni. Più specificamente, l’esperienza di ricerca di Linea di Confine ha contribuito a promuovere ed approfondire la riflessione sull’impiego della fotografia nella rappresentazione del paesaggio, nella profonda convinzione che “il fotografico debba porsi oggi principalmente come interrogazione sui dati del visivo, prima ancora che come rappresentazione”.
La ferma posizione di Paolo Costantini sul ruolo svolto dal fotografo nell’ambito della committenza pubblica, definendo un’ampia autonomia progettuale condivisa in tutte le sue fasi dall’autore con la direzione del progetto, ha inoltre caratterizzato l’attività svolta da linea di Confine per un intero decennio.
Negli anni Ottanta, i più interessanti autori italiani trovano nel paesaggio uno spazio inedito per la ricerca fotografica. Alcune delle più significative indagini fotografiche sul paesaggio vengono promosse proprio in Emilia da Comuni, Enti locali, con ricerche di autori come Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, Luigi Ghirri, Guido Guidi, Mimmo Jodice ed altri. Grazie a tali esperienze si afferma un modello di indagine, con un forte impegno verso il sociale teso a “reinventare” un possibile sguardo sul paesaggio contemporaneo, per rappresentarne ancora l’identità. Questo modello d’indagine assegna alla fotografia (e al fotografo) un ruolo “pubblico” rinnovato e pienamente autonomo, oltre che consapevole dei propri limiti e delle proprie ambiguità, come la migliore ricerca internazionale dei precedenti anni Sessanta e Settanta, soprattutto americana, ma anche italiana con autori come Ugo Mulas e Franco Vaccari, aveva ampiamente indicato.
Alla fine degli anni Ottanta, la necessità di superare modelli di rappresentazione del paesaggio ormai consolidati, attraverso la ricerca e il confronto con la fotografia internazionale, muove un ristretto gruppo di operatori e fotografi a proporre un progetto d’indagine accompagnato dall’innovativa esperienza del Laboratorio di Fotografia.
Linea di Confine nasce da questo clima culturale, dove la volontà politica di alcuni enti locali della provincia di Reggio Emilia (Boretto, Brescello, Correggio, Gualtieri, Luzzara, Poviglio, Scandiano, Rubiera) rende possibile promuovere e sostenere dal 1990 al 1993 le prime sei campagne di rilevazione fotografica sul territorio, con il coordinamento del Comune di Rubiera. In seguito il programma d’indagine si estende su aree più vaste della provincia, con il Parco del Gigante, il Consorzio Area fiume Secchia e i Comuni dell’area Matildica.
L’indagine condotta da Guido Guidi a Rubiera nel 1989, dove sceglie di operare su uno spazio “transitorio”, l’area delle Casse di espansione del fiume Secchia, contribuisce a definire l’ambito iniziale della ricerca. Il progetto Linea di Confine muove i suoi primi passi da questa prima indagine e si apre al contributo di idee e proposte di altri autori italiani ed internazionali, Lewis Baltz, Olivo Barbieri, John Davies, Frank Gohlke, Guido Guidi, Axel Hutte, Michael Schmidt, Stephen Shore, a loro volta protagonisti di importanti stagioni di ricerca. Dal 1994 sono inoltre invitati a condurre le ricerche nuovi autori italiani come Paola De Pietri, Sergio Buffini, Walter Niedermayr, Marco Signorini, Marco Zanta e altri.
La denominazione stessa del progetto viene scelta per indicare l’ambito della ricerca che è quello della stessa fotografia contemporanea la cui indagine, almeno a partire dagli anni ottanta, privilegia i paesaggi “transitori”, fra città e campagna, fra costruito e naturale. La metodologia seguita dal comitato scientifico in oltre un decennio di attività, prevede di individuare l’autore e stabilire il periodo in cui egli svolge sia la ricerca che il Laboratorio di Fotografia, in considerazione delle caratteristiche dell’area oggetto dell’indagine.
L’autore a sua volta è invitato a realizzare un lavoro con due sole importanti limitazioni: lo spazio assegnato, che coincide con i confini degli Enti che volta per volta ospitano gli autori e il tempo per la sua realizzazione, di circa due settimane.
Al termine della ricerca le fotografie sono esposte in una sede espositiva del Comune o degli enti che hanno partecipato all’indagine e viene impaginato e pubblicato un catalogo in stretta collaborazione con l’autore. Le opere sono successivamente conservate nell’archivio di Linea di Confine. Se il progetto d’indagine assegna all’autore un ampio margine di autonomia, nel rispetto del suo progetto visivo, ciò non significa che la direzione scientifica del progetto non abbia un ruolo ben preciso e determinante. La scelta dell’area e dell’autore sono due decisioni che il comitato scientifico esercita con la massima attenzione, nella consapevolezza che tali decisioni esprimano già una prima presa di posizione, una prima indicazione al complesso problema della documentazione di un determinato territorio. Le aree oggetto delle indagini sono state le aree confinanti con le province limitrofe e delimitate da importanti corsi fluviali, vale a dire i Comuni di Boretto, Brescello, Gualtieri e Poviglio delimitati dal fiume Po e dal fiume Enza o dalla dorsale Appenninica, nel caso del Parco del Gigante.
Altre aree di “confine” sono state individuate all’interno del territorio come le aree industriali dimesse quali Gardenia di Reggio Emilia o in via di profonda trasformazione, come la zona fluviale del fiume Secchia in prossimità del Parco delle casse di espansione. Progetti di indagine sono inoltre stati realizzati nei centri storici dei Comuni di Cavriago, Correggio, Luzzara e su aree di rilevante interesse storico e paesaggistico come l’area Matildica. Più recentemente si è conclusa l’indagine sul tracciato della Via Emilia, dal titolo “Via Emilia. Fotografie luoghi e non luoghi”, nella quale sono state affidate ricerche di tipo tematico sui centri commerciali, sulla viabilità autostradale e sulla forte presenza di extracomunitari. Nel progetto specifico, il territorio è stato considerato anche nei suoi aspetti meno visibili, nelle relazioni esistenti fra gli individui e la natura identitaria dei luoghi. Nel corso della ricerca, i dodici autori incaricati, nella consapevolezza dei limiti propri del mezzo fotografico, hanno utilizzato oltre alla fotografia il video e il CD-Rom.
La specificità di Linea di Confine è da ricercarsi inoltre nella organizzazione dei Laboratori di Fotografia, durante i quali un gruppo ristretto di iscritti ha l’opportunità di realizzare una vera e propria esperienza di produzione culturale. Nel corso degli incontri gli autori presentano i risultati delle loro più recenti ricerche e scambi di indicazioni, avvengono con la più ampia libertà al fine di indirizzare gli allievi ha sviluppare un proprio progetto visivo.
Il Laboratorio di Fotografia rappresenta uno strumento utile per avvicinare un pubblico più ampio alla fotografia contemporanea e produce un efficace mediazione fra il progetto e la comunità locale.

[William Guerrieri]
Coordinatore del progetto Linea di Confine per la Fotografia contemporanea

(testo tratto da “Luoghi come paesaggi”, 2000, Edizioni Comune di Rubiera)

Si ringrazia William Guerrieri per la disponibilità e la concessione del diritto di utilizzo del testo e delle immagini.

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