{"id":5900,"date":"2021-01-04T09:35:28","date_gmt":"2021-01-04T08:35:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/?p=5900"},"modified":"2021-01-04T09:46:13","modified_gmt":"2021-01-04T08:46:13","slug":"mare-magnum-nostrum-dialogo-con-gea-casolaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/archives\/5900","title":{"rendered":"Mare Magnum Nostrum. Dialogo con Gea Casolaro"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5903\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/\u00a9-Fabio-Gasparri-Il-giaciglio-degli-extracomunitari-Porto-di-Gallipoli-2020b.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"534\" \/>Fabio Gasparri, Il giaciglio degli extracomunitari, Gallipoli 2020.<\/p>\n<p>Emanuele Piccardo: Gea Casolaro, quando nasce il progetto Mare Magnum Nostrum?<\/p>\n<p>Gea Casolaro: Ho scritto la prima bozza di questo progetto dopo il grande naufragio del 3 ottobre del 2013. In risposta a quel dramma in cui persero la vita oltre 360 persone, ho immaginato un\u2019istallazione partecipativa in cui fosse possibile visualizzare contemporaneamente tutte le esistenze che si svolgono asincronicamente sul Mediterraneo: dalle immagini delle vacanze di ieri e di oggi a quelle della vita dei pescatori e degli altri lavoratori del mare, dalle catastrofi ambientali, alle migrazioni antiche e recenti: un grande archivio fotografico collettivo del nostro piccolo grande mare comune in cui naviganti del web e visitatori dell\u2019esposizione possono partecipare aggiungendo le proprie immagini. Nel 2020, grazie al supporto dell\u2019Italian Council del Mibact e della Direzione Regionale dei Musei Dell\u2019Emilia Romagna, il progetto ha potuto prendere forma divenendo un\u2019opera itinerante composta da un\u2019istallazione ambientale e da un sito web <strong><a href=\"http:\/\/www.maremagnumnostrum.art\/\">www.maremagnumnostrum.art<\/a><\/strong>, divenendo concretamente un\u2019opera che entrer\u00e0 nella collezione permanente del Museo Nazionale di Ravenna nell\u2019estate del 2021.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5905\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/\u00a9-Virginia-Falaschi-Isola-delle-Correnti-Portopalo-di-Capo-Passero-luglio-2012.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"498\" \/><\/p>\n<p>Virginia Falaschi, Isola delle Correnti, Portopalo di Capo-Passero 2012<\/p>\n<p>EP: Il mediterraneo viene identificato come il luogo lindo, delle case bianche, della vita di vacanza, che il neoliberismo ha eletto come spazio di consumo sfrenato. In realt\u00e0 \u00e8 un luogo opaco dove accadono tragedie, tra migranti e navi fantasma&#8230;<\/p>\n<p>GC: Oltre che delle case bianche, il Mediterraneo \u00e8 anche spesso il luogo della speculazione edilizia (vedi Monte Silvano in Italia o Benidorm in Spagna) o dell\u2019inquinamento dovuto alle raffinerie di petrolio o alle industrie presenti sul mare. Il Mediterraneo, da sempre definito \u201cla culla della nostra civilt\u00e0\u201d per gli innumerevoli scambi commerciali e culturali che lo hanno attraversato nei secoli, \u00e8 ancor oggi centro di fortissimi interessi geopolitici, come ben dimostrano le guerre in Siria e in Libia, il mai estinto conflitto israelo-palestinese, la repressione delle primavere arabe. Se poi gran parte degli abitanti della parte nord del bacino del Mediterraneo preferisca ignorare la realt\u00e0 pensando che quello che succede dall\u2019altra parte del mare non li riguardi, \u00e8 un\u2019altra questione. L\u2019uccisione a Malta della giornalista Daphne Caruana Galizia per interrompere le sue inchieste sulle relazioni tra mafia, economia e politica, l\u2019esplosione del porto di Beirut che ha distrutto mezza citt\u00e0, il disfacimento economico della Tunisia, l\u2019uccisione di Giulio Regeni e la prigionia di Patrick Zaki e di migliaia di altri attivisti in Egitto, l\u2019incarcerazione di giornalisti, giudici e intellettuali in Turchia, la situazione a Lampedusa o a Lesbo, e potrei continuare ancora a lungo, ci riguardano non solo per una questione di vicinanza geografica o per le naturali conseguenze dell\u2019aumento delle migrazioni, ma perch\u00e9 l\u2019Italia e l\u2019Europa sono direttamente coinvolte o corresponsabili di molte di queste situazioni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5904\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/\u00a9-Giovanni-Bai-Sant-Adria\u0300-de-Besos-Barcelona-Spain-2012.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"594\" \/>Giovanni Bai, Sant Adria\u0300 de Besos, Barcelona 2012<\/p>\n<p>EP: Navigando nel sito del progetto emerge una mappatura delle coste del mediterraneo in cui spesso le fotografie che vengono caricate rappresentano una idea romantica esemplificato dai tramonti. Come mai avviene questa similitudine?<\/p>\n<p>GC: Immagino che il mare continui ad avere un aspetto affascinante, per la sua vastit\u00e0, per il simbolo psichico che l\u2019acqua rappresenta, per la promessa di un\u2019altra terra al di l\u00e0 del visibile e anche per l\u2019inquietudine e il mistero che la profondit\u00e0 del mare ci trasmette. Di fronte al mare diventiamo un po\u2019 il viandante di Caspar David Friedrich e le albe o i tramonti, con i loro riflessi sull\u2019acqua, ben sottolineano il rapporto romantico con la natura madre\/matrigna di una larga parte dell\u2019immaginario umano. Sicuramente una parte importante di questo fascino deriva dal grande spazio di riflessione e immaginazione che il \u201cvuoto\u201d del mare ci permette, spazio che il costante costruire umano cerca di eliminare il pi\u00f9 possibile, desideroso com\u2019\u00e8 di continuare a prendere spazio e prevale sulla natura, forse proprio per paura di quel \u201cvuoto\u201d che altrimenti dilagherebbe nella sua interiorit\u00e0 nutrendolo di dubbi esistenziali. Penso ad esempio a quanto sempre pi\u00f9 spesso l\u2019architettura stia costruendo sull\u2019acqua come nel Principato di Monaco o a Dubai, e questa continua prevaricazione umana, mi sconcerta molto.<\/p>\n<p>EP: Anni fa Stefano Boeri parlava del mediterraneo come &#8220;<a href=\"https:\/\/www.domusweb.it\/it\/arte\/2003\/10\/24\/solid-sea-installazione-a-milano.html\"><strong>mare solido<\/strong><\/a>&#8221; sul naufragio della <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/online\/cronaca\/palo\/trovati\/trovati.html\"><strong>nave fantasma<\/strong><\/a> \u00a0avvenuto il 26 dicembre 1996. Oggi il mediterraneo \u00e8 ancora uno spazio di morte&#8230;<\/p>\n<p>GC: S\u00ec, chiss\u00e0 quanti naufragi avvengono di cui probabilmente non abbiamo neanche notizia e quante vite si perdono ogni giorno nel mare. Il libro <em>I fantasmi di Portopalo<\/em> del giornalista Giovanni Maria Bellu cos\u00ec come il pi\u00f9 recente <em>Naufraghi senza volto<\/em> della dottoressa Cristina Cattaneo, raccontano bene di queste situazioni che continuano a ripetersi nel tempo, dimostrando che non esiste \u201cun\u2019emergenza migratoria\u201d ma che questo fenomeno, che da sempre caratterizza la vita umana, andrebbe risolto attraverso una maggior attenzione alla geopolitica e un ancor maggiore rispetto delle persone. il primo grande obiettivo \u00e8 quello di fare in modo che la migrazione possa essere una scelta e non un obbligo, il secondo quello che ogni passaporto abbia lo stesso valore e che ci sia una vera reciprocit\u00e0 tra gli Stati, per i cui i loro cittadini possano viaggiare liberamente tutti in modo analogo, non solo noi occidentali.<\/p>\n<p>Gea Casolaro vive tra Roma e Parigi. Da oltre venticinque anni, il suo lavoro indaga, attraverso la fotografia, il video, l\u2019istallazione e la scrittura, il nostro rapporto con le immagini, l\u2019attualit\u00e0, la societ\u00e0, la storia. La sua ricerca mira ad attivare un dialogo permanente tra le esperienze e le persone, per ampliare la capacit\u00e0 di analisi e di conoscenza della realt\u00e0 attraverso i punti di vista altrui.<\/p>\n<p>4.1.21<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fabio Gasparri, Il giaciglio degli extracomunitari, Gallipoli 2020. Emanuele Piccardo: Gea Casolaro, quando nasce il progetto Mare Magnum Nostrum? Gea Casolaro: Ho scritto la prima bozza di questo progetto dopo il grande naufragio del 3 ottobre del 2013. 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