{"id":5886,"date":"2020-12-22T18:26:02","date_gmt":"2020-12-22T17:26:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/?p=5886"},"modified":"2020-12-22T18:26:53","modified_gmt":"2020-12-22T17:26:53","slug":"emanuele-piccardo-giuliano-gresleri-esploratore-di-le-corbusier","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/archives\/5886","title":{"rendered":"Emanuele Piccardo. Giuliano Gresleri: esploratore di Le Corbusier"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5888\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/untitled-1.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"944\" \/><\/p>\n<p>Giuliano Gresleri in uno schizzo di Jos\u00e9 Oubrerie, 1984.<\/p>\n<p>&#8220;La ricerca si basa su intuizioni (che devono essere verificati ogni volta) e su indizi (che bisogna imparare a vedere); indizi e intuizioni consentono di accedere al problema linguistico del progetto, cio\u00e8 al suo significato. Imparare a leggere il progetto (e poi comunicarne il perch\u00e9) \u00e8 gi\u00e0 un atto progettuale&#8221;.<br \/>\nGiuliano Gresleri<\/p>\n<p>Erano i primi anni del nuovo secolo, il XXI, quando alla stazione ferroviaria di Cesena ho incontrato per la prima volta Giuliano Gresleri. Infatti nella cittadina romagnola insegnava alla Facolt\u00e0 di Architettura intitolata ad Aldo Rossi, tra i suoi colleghi c&#8217;era il fotografo Guido Guidi che sarebbe diventato un mio maestro. Gresleri aveva il cappotto, il cappello e gli occhiali rotondi come Le Corbusier. Gli occhi vivaci giravano tutto intorno con un lieve movimento della testa come a indagarmi, studiarmi. Seduti su una panchina lungo il binario gli mostravo le mie fotografie su Le Corbusier. Ero un giovane fotografo e critico di architettura che, grazie all&#8217;amico Matteo Agnoletto, voleva incontrare lo storico dell&#8217;architettura che aveva scoperto le fotografie di Corbu scattate durante il suo <em>Voyage en Orient<\/em> nel 1911. Una storia degna di un libro giallo con la nipote del grande architetto, Jacqueline Jeanneret, che &#8220;entrava in possesso dei documenti esistenti presso la casa della madre di Le Corbusier a Vevey -scriveva Gresleri- tra i quali erano state rinvenute circa cinquecento tra lastre fotografiche e pellicole degli anni 1907-&#8217;12 (tra queste oltre trecento, inerenti il viaggio del 1911, saranno poi selezionate da me)[&#8230;]&#8221;.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5887\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_9522.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"800\" \/>Parametro n.1, Archivio Emanuele Piccardo<\/p>\n<p>La scoperta delle lastre fotografiche fu importantissima e Gresleri inizi\u00f2 da subito a lavorare per stabilire quelle interconnessioni che sapeva trovare e da cui ogni volta che lo incontravo nella sua casa bolognese, insieme ai figli Lapo e Jacopo, ne facevo tesoro.<br \/>\nPer la prima volta venivano pubblicati insieme gli scritti, gli schizzi e le fotografie che Le Corbusier aveva compiuto nel suo periplo della cultura mediterranea, dalla Svizzera, attraverso l&#8217;est Europa e gi\u00f9 fino a Istanbul e poi al ritorno il viaggio in Italia che ebbe una forte influenza sulla sua architettura. Nel 1982 la Fondation Le Corbusier aveva incaricato Gresleri di ordinare la documentazione con l&#8217;intento di fare una pubblicazione critico-filologica con il corredo dell&#8217;apparato iconografico. Il risultato fu il libro edito da Marsilio nel 1984, un caposaldo della storia dell&#8217;architettura, sia come procedimento di indagine storico critica sia come interazione tra architettura e la sua restituzione iconografica.\u00a0 D&#8217;altronde fino ad allora quello del <em>Voyage en Orient<\/em> era un territorio inesplorato, il solo Jean Petit dopo la morte del maestro, nel 1965, ne aveva pubblicata una edizione con i testi inediti e sconosciuti. Di l\u00ec parti la ricerca di Gresleri.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5894\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/14.jpg\" alt=\"\" width=\"522\" height=\"768\" \/><br \/>\nLe Corbusier nello studio parigino, fotografia di Giuliano Gresleri,1965.<\/p>\n<p>Tuttavia la figura di Gresleri va anche contestualizzata nel contesto bolognese. Erano gli anni di Parametro, la rivista di architettura co-fondata insieme a Giorgio Trebbi e Glauco Gresleri nel 1970 a cui collaboravano tra gli altri Carlo Doglio ed Enea Manfredini. Erano gli anni di una Bologna attiva nell&#8217;architettura moderna, proprio grazie al contributo e all&#8217;energia dei fratelli Gresleri, un sodalizio che dur\u00f2 per tutta la vita sia nella ricerca architettonica sia nella editoria. Giuliano aveva iniziato a collaborare con la rivista Chiesa e Quartiere (1963-1968) che seguiva il programma innovativo di nuove chiese volute dal Cardinale Lercaro e da cui scatur\u00ec la chiesa di Alvar Aalto sull&#8217;appennino a Riola. Ma Gresleri e tutta Parametro ebbero il merito di portare Kenzo Tange, che aveva redatto il piano per Tokio nel 1960, fonte di ispirazione per il manifesto del Metabolism, a Bologna per la costruzione del quartiere della Fiera, dove nel 1972 furono realizzate le torri, un omaggio alla verticalit\u00e0 delle pi\u00f9 note torri degli Asinelli. Proprio il progetto di Tange per Bologna fu l&#8217;oggetto del primo numero della rivista.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5895\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/37.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"556\" \/>Il cantiere dell&#8217;Esprit Nouveau, 1977.<\/p>\n<p>Una ventata di modernit\u00e0 internazionale che raggiunse il culmine con la ricostruzione filologica del Padiglione dell&#8217;Esprit Nouveau, progettato da Corbu per l&#8217;Esposizione Universale del 1925 e poi distrutto. Il progetto nacque all&#8217;interno della redazione di Parametro.\u00a0 &#8220;La vasta area verde antistante gli ingressi della Fiera (che il Comune aveva destinato \u201ca parco\u201d)- scrive Gresleri- si prestava bene (per la sua accessibilit\u00e0 e per le ampie prospettive che consentiva) ad essere un luogo ideale per tale progetto, tanto che lo stesso Trebbi avanz\u00f2 l\u2019ipotesi che vi si potessero ricollocare il distrutto padiglione di Mies per Barcellona (1929), quello di Melnikov (1925) e \u2013 si ventil\u00f2 anche l\u2019ipotesi \u2013 di rifare la \u201cVilla-Studio per un artista\u201d presentata alla V Triennale di Milano del 1933 da Figini e Pollini[&#8230;]Si decise cos\u00ec la costruzione di un piccolo \u201cpadiglione informativo\u201d- continua Gresleri- (che fu poi realizzato su progetto di Oubrerie) [&#8230;] contenente foto e disegni dell\u2019opera originale, motivazione e metodo della sua ricostruzione[&#8230;]&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;importanza della ricerca di Gresleri va ricercata nella sua curiosit\u00e0 di esploratore dentro agli archivi, nelle visite ai luoghi delle architetture, nel dialogo con le persone e in quella incessante e ossessiva passione per la verit\u00e0 dei fatti. Il suo pensiero rimarr\u00e0 indelebile per chi considera la storia dell&#8217;architettura una disciplina dove studiare, approfondire e imparare dalle architetture indagate.<\/p>\n<p>[<strong>Emanuele Piccardo<\/strong>]<\/p>\n<p>22.12.20<\/p>\n<p><strong>Giuliano Gresleri<\/strong> (1938-2020) nasce a Bologna nel 1938 da una famiglia di origini cecoslovacche. Frequenta il Liceo Augusto Righi per gli studi scientifici, e la Scuola di Nudo di Lalla Farioli presso l\u2019Accademia di Belle Arti di Bologna. Viaggia in Austria, Germania, Spagna, Grecia, Egitto, Paesi Scandinavi, e Lapponia. Nel 1957, entra nel gruppo di Giorgio Trebbi. Si laurea presso la Facolt\u00e0 di Architettura di Firenze con Leonardo Benevolo come relatore.<br \/>\nPer approfondimenti\u00a0<a href=\"https:\/\/giulianogresleri.wordpress.com\/\"><strong>https:\/\/giulianogresleri.wordpress.com\/<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuliano Gresleri in uno schizzo di Jos\u00e9 Oubrerie, 1984. &#8220;La ricerca si basa su intuizioni (che devono essere verificati ogni volta) e su indizi (che bisogna imparare a vedere); indizi e intuizioni consentono di accedere al problema linguistico del progetto, cio\u00e8 al suo significato. 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