{"id":5206,"date":"2018-06-07T09:10:10","date_gmt":"2018-06-07T07:10:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/?p=5206"},"modified":"2018-06-07T14:11:09","modified_gmt":"2018-06-07T12:11:09","slug":"caterina-iaquinta-gestualita-integrale-nellopera-di-ketty-la-rocca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/archives\/5206","title":{"rendered":"Caterina Iaquinta. &#8220;Gestualit\u00e0 integrale\u201d nell\u2019opera di Ketty La Rocca."},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5207\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/1.Dichiarazione-dartista-1971-copia.jpg\" alt=\"1.Dichiarazione-d'artista-(1971)-copia\" width=\"800\" height=\"477\" \/>Dichiarazione d&#8217;artista, 1971<\/p>\n<p>Da poco conclusasi presso il PAC \u2013 Padiglione Arte Contemporanea di Ferrara, questa XVII edizione della Biennale Donna di Ferrara \u201cKetty La Rocca 80. Gesture, Speech and Word\u201d a cura di Francesca Gallo e Raffaella Perna, \u00e8 stata interamente dedicata all\u2019artista italiana con un\u2019ampia e approfondita antologica.<\/p>\n<p>Nella mostra convergono gli aspetti principali della ricerca di Ketty La Rocca che dialogano in sintonia con i due piani dello storico edificio ferrarese restituendo in maniera concreta l\u2019evoluzione del lavoro dell\u2019artista nel marcare la ripartizione tra la dimensione visiva e quella gestuale.<\/p>\n<p>La mostra si apre infatti con opere che emergono dalle prime indagini verbo-visuali e si sviluppa in un percorso che documenta come il segno linguistico si vada via via esonerando dalle funzioni della comunicazione parlata e scritta per lasciare il posto all\u2019attitudine illocutoria del gesto, unica presenza di forza comunicativa scelta definitivamente dall\u2019artista a partire dal 1970-1971.<\/p>\n<p>La presenza di documenti inediti, lettere e oggetti d\u2019archivio, accuratamente collocati a margine di ogni sala, restituisce invece l\u2019importanza delle fasi intermedie di studio e analisi sulla parola e sul comportamento comunicativo degli individui avviato dall\u2019artista fin dagli esordi, evidenziando cos\u00ec il suo atteggiamento di tenace e costante operosit\u00e0 verso le pratiche pi\u00f9 sperimentali di taglio performativo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5208\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/2.-\u00a9Marco_Caselli_Nirmal_M_X070_028-copia.jpg\" alt=\"2.-\u00a9Marco_Caselli_Nirmal_M_X070_028-copia\" width=\"800\" height=\"533\" \/>Documenti dall\u2019Archivio Ketty La Rocca. Dettaglio dell\u2019allestimento in mostra, fotografia Marco Caselli Nirmal<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>A chiudere il quadro su questa nuova panoramica del lavoro di Ketty la Rocca \u00e8 stata la prima esecuzione dal vivo della performance \u201cIn principio erat verbum\u201d a cura di Elisa Leonini con gli studenti del Liceo artistico Dosso Dossi di Ferrara. La partitura inedita della performance, elaborata tra il 1970 e 1972 da Ketty La Rocca e mai realizzata quando l\u2019artista era in vita, \u00e8 stata eseguita per la prima volta all\u2019interno del contesto espositivo, evento che sottolinea l\u2019importanza della dimensione performativa e gestuale nell\u2019opera dell\u2019artista e del suo impegno volto a sviluppare forme \u201caltre\u201d di comunicazione attraverso il gesto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5209\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/3.In-principio-erat-verbum-gioco-performance-1970-copia.jpg\" alt=\"3.In-principio-erat-verbum-(gioco-performance)-(1970)-copia\" width=\"800\" height=\"821\" \/>In principio erat verbum (gioco performance), 1970<\/p>\n<p>La parte iniziale della mostra \u00e8 dedicata alle ricerche che Ketty la Rocca sviluppa tra il 1964 e il 1968 circa, periodo strettamente connesso alle sperimentazioni verbo-visuali portate avanti nel momento di attiva partecipazione e collaborazione con il Gruppo 70 e finalizzato alla realizzazione di collage e alla formulazione di combinazioni linguistiche su supporti di varia natura.<\/p>\n<p>I collage elaborati in questo periodo, dapprima molto ricchi di testi sovrapposti a immagini, a partire dal 1966 vanno via via assumendo un carattere pi\u00f9 minimale e rarefatto sulla superficie sia dal punto di vista dei contenuti, focalizzati in seguito principalmente sulla figura femminile, che della tecnica.<\/p>\n<p>\u201cNon commettere sorpassi impuri\u201d, un collage su legno del 1964-1965, preannuncia questo spostamento: su un fondo ligneo monocromo la fotografia di una donna nuda estratta da una pubblicit\u00e0 \u00e8 affiancata a quella di un uomo borghese e di una scritta che con dura ironia fa riferimento al film di Dino Risi del 1962, come a rimarcare quell\u2019atteggiamento di entusiastica vitalit\u00e0 senza scrupoli dell\u2019Italia del boom economico. In \u201cBianco Napalm\u201d del 1967 il distacco dalle suggestioni della poesia visiva si fa ancora pi\u00f9 netto. Qui l\u2019artista rappresenta l\u2019immagine di una giovane vietnamita che porta sulle spalle un neonato a cui associa quella di un militare con un\u2019arma e del cardinale e arcivescovo americano Spellman, al tempo favorevole alla guerra in Vietnam. L\u2019immagine fotografica, plastificata su una grande tavola di legno, conferisce all\u2019opera una superficie pi\u00f9 lucida e liscia, una natura pi\u00f9 artificiale rispetto al tradizionale collage in carta che crea in mostra un dinamico dialogo con le opere che l\u2019artista inizia a realizzare dal 1967.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5211\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/4.Bianco-napalm-1967-copia.jpg\" alt=\"4.Bianco-napalm-(1967)-copia\" width=\"700\" height=\"1055\" \/><\/p>\n<p>Bianco Napalm, 1967<\/p>\n<p>Si tratta di un\u2019ampia serie di cartelli stradali molto spesso anche oggetto di azioni estemporanee svolte dall\u2019artista in prima persona e in cui la parola viene investita di una nuova centralit\u00e0. Come lo smalto su tavola \u201cSegnaletiche (Io tu e le rose)\u201d del 1967 o il collage \u201cMIA6\u201d del 1967, entrambi utilizzati per due installazioni\/azioni in autostrada, probabilmente realizzate nei pressi di Fiumalbo dove si sarebbe svolta la mostra \u201cParole sui muri\u201d per cui la poesia visiva e concreta svolsero un ruolo fondamentale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5212\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/5.MIA6-1967-68-copia.jpg\" alt=\"5.MIA6-(1967-68)-copia\" width=\"800\" height=\"802\" \/>MIA6, 1967-1968<\/p>\n<p>Questo primo corpus di opere, sebbene coerenti con gli sviluppi verbo-visivi del Gruppo 70, offre a Ketty La Rocca l\u2019occasione di analizzare pi\u00f9 da vicino i diversi aspetti del linguaggio e della parola, al punto che, in questa direzione e in maniera autonoma, l\u2019artista imposter\u00e0 una ricerca volta a far letteralmente emergere la parola, o meglio la lettera, in maniera fisica dalla superficie, rivelando un suo significato e un\u2019esistenza al di fuori dalla comunicazione.<\/p>\n<p>Infatti dal 1970, La Rocca, non soddisfatta di una relazione solo visiva con il linguaggio, inizia ad approfondire gli aspetti socio-culturali di quest\u2019ultimo come struttura dominante predeterminata da un sistema patriarcale. Realizza in questo periodo le \u201cJ\u201d, oggetti scultorei a grandezza quasi umana che significano, come nel francese \u201cje\u201d, \u201cio\u201d, un pronome che per\u00f2 resta muto e nascosto tra i segni del linguaggio e nei processi della comunicazione. Sempre nello stesso anno elabora in una dimensione testuale invece pi\u00f9 critica il testo \u201cDal momento in cui\u201d, una sorta di breve manifesto sulla superficialit\u00e0 dei processi di informazione veicolati dal mezzo linguistico. Il testo, seppur grammaticalmente corretto, non arriva a formulare nessun significato compiuto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5213\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/6.Con-Inquietudine-1970-copia.jpg\" alt=\"6.Con-Inquietudine-(1970)-copia\" width=\"800\" height=\"613\" \/>Con Inquietudine, 1970<\/p>\n<p>L\u2019anno 1970 nell\u2019opera di Ketty La Rocca rappresenta un\u2019importante fase di cesura e transizione, ben riportata in mostra collocando nella sala al piano superiore la serie di opere fino al 1975, anno della morte prematura dell\u2019artista, in cui la parola come segno tipografico o sar\u00e0 l\u2019equivalente di un non-sense o sparir\u00e0 del tutto per lasciare campo aperto alle diverse intuizioni legate alle forme di gestualit\u00e0.<\/p>\n<p>Del 1971 \u00e8 il primo libro d\u2019artista \u201cIn principio erat\u201d in cui alle immagini fotografiche del gesto delle mani sono associate frasi in italiano e inglese senza senso. L\u2019impossibilit\u00e0 del linguaggio di raggiungere la forza comunicativa del gesto si dimostra nella capacit\u00e0 che questo ha di mettere in mostra l\u2019identit\u00e0 e la relazione di coppia o collettiva attraverso l\u2019estrema sintesi di un comportamento della mano. Il libro \u00e8 immediatamente seguito, nel 1972, dal video \u201cAppendice per una Supplica\u201d dove La Rocca si spinge oltre le forme della pacifica relazionalit\u00e0 espressa nel libro, avanzando una denuncia di sopraffazione insieme ad un appello di rivalsa sempre espresso dal gesto delle mani ma questa volta in un serrato dialogo tra le sue e quelle di un attore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5214\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/7.\u00a9Marco_Caselli_Nirmal_M_X070_207-copia.jpg\" alt=\"7.\u00a9Marco_Caselli_Nirmal_M_X070_207-copia\" width=\"800\" height=\"533\" \/>Senza Titolo, 1974. Dettaglio dell\u2019opera in mostra<br \/>\nfotografia Marco Caselli Nirmal<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Sar\u00e0 proprio da questi due lavori che si svilupperanno contestualmente le serie successive: le \u201cRiduzioni\u201d e le \u201cCraniologie\u201d scandite dalle serie di fotografie su tele emulsionate che isolano gesti delle mani associati a frasi illogiche e il secondo libro d\u2019artista \u201cSenza Titolo\u201d del 1974, una serie di ritratti fotografici del volto dell\u2019arista presentato in 32 espressioni diverse mai effettivamente montato. Un lavoro \u201canomalo\u201d quest\u2019ultimo nella produzione di Ketty La Rocca\u00a0che, come le \u201cJ\u201d, resta quasi in sospeso accennando le possibili e auspicate aperture verso la dimensione performativa.<\/p>\n<p>Rispetto alle \u201cRiduzioni\u201d, che rimangono lavori apparentemente pi\u00f9 intimi e lievi, segnati dal ritorno stavolta calligrafico del testo, nell\u2019uso parola \u201cyou\u201d o come estratti del testo \u201cDal momento in cui\u201d, utilizzato dall\u2019artista per ricostruire i contorni di immagini fotografiche estratte dal mondo pubblicitario o dalle sue stesse opere, le \u201cCraniologie\u201d rappresentano un\u2019intensificazione della dimensione gestuale.<\/p>\n<p>La Rocca qui mette in scena e amplifica lo schema di prevaricazione gi\u00e0 annunciato, il gesto della mano \u00e8 ingabbiato non pi\u00f9 da altre mani, come nel video \u201cAppendice per una Supplica\u201d, ma in una radiografia del cranio dell\u2019artista nella quale l\u2019immagine della mano \u00e8 mostrata aperta, tesa, appena pi\u00f9 morbida o richiusa, serrata in un pugno, quasi a sottolineare che \u00e8 dentro la nostra parte razionale, la testa, che il gesto si origina libero e si sostituisce ai sistemi dominanti e ordinari della comunicazione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5215\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/8.Craniologia-n.-12-1973-ca-copia.jpg\" alt=\"8.Craniologia-n.-12-(1973-ca)-copia\" width=\"800\" height=\"1129\" \/>Craniologia n. 12, 1973<\/p>\n<p>Sebbene lo sviluppo della dimensione gestuale in Ketty La Rocca sia considerato un aspetto dialetticamente consequenziale alle ricerche verbo-visuali, le opere dell\u2019artista, cos\u00ec come sono state presentate in occasione dell\u2019ultima esposizione ferrarese, sembrano suggerire nuove possibilit\u00e0 di analisi e riflessione legate in particolar modo ad una rilettura del gesto come unit\u00e0 radicalmente separata da qualsiasi possibilit\u00e0 interpretativa o sostitutiva del linguaggio, come se quest\u2019ultimo non potesse pi\u00f9 garantire un grado di autenticit\u00e0 della comunicazione e il gesto, attraverso il suo non immediato significare logico, acuisse questa percezione e la superasse.<\/p>\n<p>Se dunque il gesto di Ketty La Rocca non nasce per un consumo linguistico n\u00e9 come accessorio alla lingua e non ha funzione decorativa, ma si origina da un rifiuto della cultura dominante come atto di denuncia di prevaricazione e invito ad una liberazione del corpo e del pensiero, allora, come sostiene Giorgio Agamben, \u00e8 proprio nella dimensione di una \u201cgestualit\u00e0 integrale\u201d che questo si definisce nella sua completezza, ovvero come \u201c mezzo puro, esposizione di una medialit\u00e0 senza fine\u201d, poich\u00e9 sostiene il filosofo, \u201csolo un corpo che agisce e si muove liberato dalla relazione volontaria verso un fine \u00e8 in grado di sondare tutte le possibilit\u00e0 di cui \u00e8 capace ed esprimere cos\u00ec la sua identit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>[<a href=\"mailto:caterinaiaquinta@gmail.com\"><strong>Caterina Iaquinta<\/strong><\/a>]<\/p>\n<p>7.6.18<\/p>\n<p>* Tutte le opere qui pubblicate appartengono all\u2019Archivio Ketty La Rocca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dichiarazione d&#8217;artista, 1971 Da poco conclusasi presso il PAC \u2013 Padiglione Arte Contemporanea di Ferrara, questa XVII edizione della Biennale Donna di Ferrara \u201cKetty La Rocca 80. 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