{"id":5058,"date":"2017-11-03T14:43:26","date_gmt":"2017-11-03T13:43:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/?p=5058"},"modified":"2017-11-03T14:43:41","modified_gmt":"2017-11-03T13:43:41","slug":"luigi-manzione-luoghi-del-periferico3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/archives\/5058","title":{"rendered":"Luigi Manzione. Luoghi del periferico\/3"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5066\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/manz3.jpg\" alt=\"manz3\" width=\"800\" height=\"531\" \/>Walkscapes ed altre derive<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\">Percorrendo i luoghi periferici, ci si rende conto che esiste sempre un margine di incognito, un \u201cresto\u201d che le carte non mettono in luce. Qualsiasi restituzione appare \u00a0parziale se \u00e8 vero, come dice Gregory Bateson (riprendendo Alfred Korzybski), che \u201cla mappa non \u00e8 il territorio\u201d(1). In periferia non ci resta dunque che camminare, a lungo e con pazienza, senza un itinerario prestabilito o un programma definito a tavolino. Esperienza non proprio agevole, ma che pu\u00f2 dirci qualcosa di pi\u00f9, e di diverso, della semplice lettura delle mappe e dei piani. Esiste, per fortuna, una vasta letteratura a proposito: dal <em>fl\u00e2neur<\/em> di Walter Benjamin alla psicogeografia di Guy Debord e dei Situazionisti, da Ralph Waldo Emerson a Rebecca Solnit (2).\u00a0Approcci recenti utilizzano poi le nuove tecnologie per costruire carte inedite e ritrovare geografie latenti, avvalendosi di GPS, apps e smartphone, e in generale delle reti (social media, messaggistica, etc.).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\">Tra le diverse possibilit\u00e0 di esplorazione, quelle del camminare come forma simbolica di \u201cabitare il mondo\u201d possono portarci a riconsiderare i <em>fuori-luoghi<\/em>, assumendo i nostri percorsi \u2013 e l\u2019azione stessa dell\u2019attraversamento \u2013 come pratica di conoscenza e di progetto. Una pratica da sperimentare dove si interseca il triplice senso di un percorso: come atto del camminare (ed esplorare); come segno-traccia depositato sul territorio mentre lo si percorre; come narrazione degli spazi percorsi, osservati, percepiti. Esperienze come gli itinerari di Stalker (3) hanno tracciato una direzione per riprendere questo contatto con la periferia. Il contributo di Osservatorio nomade ci aiuta a rimettere concretamente i fuori-luoghi sotto i nostri piedi (4). Anzitutto perch\u00e9 ribalta l\u2019attitudine di guardare le periferie a partire dal centro, di descriverle (e spesso giudicarle) avendo come referenti esclusivi i caratteri morfologici, culturali ed estetici della citt\u00e0 storica. In questa prospettiva, la nostra attenzione pu\u00f2 concentrarsi sulla vita propria di questi spazi altri, sui modi del loro essere abitati, organizzati e, in ultima istanza, costruiti. Sugli statuti complessi e non univoci di luoghi soggetti ad appropriazioni ed usi molteplici, non pi\u00f9 esclusivamente aperti o chiusi, pubblici o privati (del resto, l\u2019opposizione pubblico-privato \u00e8 quanto di pi\u00f9 labile possa esserci nei <em>fuori-luoghi<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5064\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/manz1.jpg\" alt=\"manz1\" width=\"800\" height=\"531\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\">Ci si potr\u00e0 cos\u00ec portare fisicamente e concettualmente nei \u201cterritori attuali\u201d della citt\u00e0, attraversarli e investigarli nel loro stesso corpo. Un corpo pi\u00f9 liquido che solido, in cui si rovescia il rapporto figura-sfondo: il <em>vuoto<\/em> da sfondo si fa figura, di cui seguire le tracce e ritrovare i significati, sempre sfuggenti quando il punto di osservazione \u00e8 posto alla distanza di sicurezza del centro (geografico e simbolico) della citt\u00e0. Da qui ci si pu\u00f2 inoltrare di nuovo sulle strade della periferia. E Stalker ci invita proprio a camminare lungo, dentro, intorno ai vuoti di <em>Suburbia<\/em> con questa disposizione senza pregiudizi, lasciando che i nostri passi posino su una solida sedimentazione di esperienze e di invenzioni (da Dada al Surrealismo, dal Lettrismo al Situazionismo, dalla Minimal art alla Land art).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5065\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/manz2.jpg\" alt=\"manz2\" width=\"800\" height=\"531\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\">Si inserisce in questo solco anche il lavoro di artisti, performer e ricercatori multidisciplinari. Ad esempio, le \u201cEmotion Maps\u201d costruite da Christian Nold. Nell\u2019intreccio di flussi e diagrammi, viene tracciata una cartografia corporea, definita<em> Bio Mapping<\/em>, dalle persone che si muovono \u2013 in Greenwich Peninsula a Londra, nell\u2019Est di Parigi o a San Francisco \u2013 seguendo le traiettorie di una deriva di tipo psicogeografico, in modo da generare mappe termiche e tridimensionali (5). L\u2019apparecchiatura applicata a queste nuove generazioni di <em>fl\u00e2neurs<\/em> registra il loro \u201cGalvanic Skin Response\u201d (GSR) \u2013 un indicatore di eccitazione emotiva geograficamente localizzato \u2013 tramite la rilevazione dei livelli di sudorazione. Per mezzo del camminare, l\u2019atto di cartografare la citt\u00e0 diviene pratica artistica collettiva, operata dalle persone con i loro itinerari e le relative reazioni ed interazioni. Mettendo in campo una strategia di <em>d\u00e9tournement<\/em>, questa pratica testimonia la possibilit\u00e0 di ritagliare spazi di creativit\u00e0 e di appropriazione su un territorio sottoposto (ancora geograficamente e simbolicamente) a precise delimitazioni e a severe regolamentazioni, facendo leva con astuzia sulle tecniche, i materiali ed i codici consolidati. \u00c8 in questo ordine di idee, e con approcci di questo tipo, che spesso si muovono ed agiscono nel quotidiano, in maniera pi\u00f9 o meno volontaria, anche gli abitanti e i fruitori delle periferie e dei <em>fuori-luoghi<\/em>.<\/p>\n<p align=\"justify\">[<strong><a href=\"mailto:luigi.manzione@hotmail.com\">Luigi Manzione<\/a><\/strong>]<\/p>\n<p align=\"justify\">3.11.17 Peer Review EP<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p>(1) G. Bateson, <em>Mente e natura<\/em>, Milano, Adelphi, 1984.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p>(2) R. Solnit, <em>Storia del camminare<\/em>, Milano, Bruno Mondadori, 2002.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p align=\"justify\">(3) F. Careri, <em>Walkscapes. Camminare come pratica estetica<\/em>, Torino, Einaudi, 2006.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p>(4) <a href=\"http:\/\/www.osservatorionomade.net\">http:\/\/www.osservatorionomade.net<\/a><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p>(5) <a href=\"http:\/\/www.biomapping.net\/new.htm\">http:\/\/www.biomapping.net\/new.htm<\/a> ; <a href=\"http:\/\/emotionalcartography.net\/\">http:\/\/emotionalcartography.net\/<\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Walkscapes ed altre derive Percorrendo i luoghi periferici, ci si rende conto che esiste sempre un margine di incognito, un \u201cresto\u201d che le carte non mettono in luce. 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