{"id":4238,"date":"2016-03-02T09:37:48","date_gmt":"2016-03-02T08:37:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/?p=4238"},"modified":"2016-12-23T10:19:51","modified_gmt":"2016-12-23T09:19:51","slug":"luca-guido-la-lezione-di-claude-parent","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/archives\/4238","title":{"rendered":"Luca Guido. La lezione di Claude Parent"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Chiesa-di-Sainte-Bernadette-a-Nevers_1966.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4240\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Chiesa-di-Sainte-Bernadette-a-Nevers_1966.jpg\" alt=\"Chiesa-di-Sainte-Bernadette--a-Nevers_1966\" width=\"700\" height=\"487\" srcset=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Chiesa-di-Sainte-Bernadette-a-Nevers_1966.jpg 700w, https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Chiesa-di-Sainte-Bernadette-a-Nevers_1966-300x208.jpg 300w, https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Chiesa-di-Sainte-Bernadette-a-Nevers_1966-230x160.jpg 230w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Claude Parent ci ha lasciati il 27 febbraio di quest\u2019anno, appena un giorno dopo aver compiuto 93\u00a0anni. Eppure ci sono uomini che non muoiono mai definitivamente: cambia solo il modo in cui ci\u00a0riferiamo a loro. A chi ha avuto modo di conoscerlo mancher\u00e0 il suo affetto, la sua generosit\u00e0, la\u00a0sua gioia di vivere, ma tutti coloro che vorranno potranno ancora dialogare col maestro francese\u00a0attraverso le sue opere e i suoi testi. Oggi si \u00e8 costretti a pensare che il corpo Parent ha compiuto\u00a0il proprio ciclo, ma soprattutto \u00e8 necessario evidenziare che il suo insegnamento \u00e8 vivo e attende\u00a0ulteriori sviluppi.<br \/>\nIl mio incontro con Parent e con Bruno Zevi, nel settembre del 1997 a Modena, \u00e8\u00a0coinciso con la mia decisione di dedicarmi all\u2019architettura. E\u2019 per questo che oggi mi sento un p\u00f2\u00a0pi\u00f9 solo, ma anche testimone di un messaggio architettonico che \u00e8 parte del mio modo di pensare\u00a0all\u2019architettura.<\/p>\n<p>Parent si descriveva come un cane da caccia, un segugio sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo,\u00a0pronto a rincorrere, scattare di lato e proiettarsi in avanti. Per questo gli ultimi duemila anni di\u00a0architettura gli erano sembrati ripetitivi, coercitivi nei confronti di nuovi possibili approcci, forse\u00a0persino dogmatici per uno spirito libero: perch\u00e9 non introdurre qualcosa di inaspettato? Perch\u00e9\u00a0non ragionare su un valore ancora inesplorato o troppo spesso negletto nella concezione dello\u00a0spazio architettonico? Da queste semplici riflessioni nasce la sua teoria della fonction oblique\u00a0sviluppata col filosofo Paul Virilio.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Parent3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4241\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Parent3.jpg\" alt=\"Parent3\" width=\"700\" height=\"699\" srcset=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Parent3.jpg 700w, https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Parent3-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Parent3-230x229.jpg 230w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Maison Andr\u00e9 Bloc (1959-62), Cap d&#8217;Antibes, fotografie Emanuele Piccardo<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Parent4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4243\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Parent4.jpg\" alt=\"Parent4\" width=\"700\" height=\"707\" srcset=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Parent4.jpg 700w, https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Parent4-297x300.jpg 297w, https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Parent4-230x232.jpg 230w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La banale scatola edilizia, con i suoi piani e pareti ortogonali tra loro, ha reso l\u2019uomo pigro,\u00a0condannandolo ad una vita ordinaria in forme preconfezionate e monotone. Al contrario\u00a0l\u2019elemento obliquo apporta dinamismo all\u2019organismo edilizio, frantuma ogni rigore compositivo\u00a0imposto come a-priori, scuote dalle fondamenta la percezione umana. L\u2019obliquo si traduce in piani\u00a0inclinati e rampe, fratture e slittamenti di volumi, scivolamenti e compenetrazioni di spazi.\u00a0L\u2019obliquo di Parent nasce dunque come un\u2019ipotesi libera e provocatoria, senza proporsi come un\u00a0metodo formale. Percorrere un piano inclinato ci obbliga a risvegliare sensi e abilit\u00e0 umane che\u00a0giacciono addormentate nel profondo della nostra psiche: l\u2019occhio corre lungo le superfici inclinate\u00a0e il cervello \u00e8 costretto a rielaborare continuamente le informazioni e le sollecitazioni provenienti\u00a0da un supporto destabilizzante.<\/p>\n<p>L\u2019architettura di Parent tiene conto delle proporzioni, ma ridefinisce del tutto il rapporto tra\u00a0interno ed esterno, introducendo il concetto di frattura del volume architettonico. Si tratta di una\u00a0sostanziale rivisitazione del vocabolario della scomposizione quadrimensionale applicato da\u00a0architetti e artisti come Theo van Doesburg, Cor van Eesteren, Gerrit Thomas Rietveld.\u00a0Parent in altre parole amplia la ricerca portata avanti da esponenti ed epigoni del movimento De\u00a0Stijl. Ne sono prova le sue prime opere come la Maison Morpain (1953-56), progettata con Ionel\u00a0Schein, la villa concepita per Andr\u00e9 Bloc (1959-1962) sulla Costa Azzurra ad Antibes, la Maison de\u00a0l\u2019Iran (1960-68) presso la Cit\u00e9 Internationale Universitaire di Parigi, la Maison Drusch (1963-1965)\u00a0a Versailles.<br \/>\nNon \u00e8 un caso che l\u2019indagine critica operata da Zevi sul neoplasticismo e il suo approccio\u00a0progressista, volto ad indicare la vitalit\u00e0 insita nel pensiero moderno, fossero stati per Parent punti\u00a0di riferimento e il tramite di un\u2019amicizia duratura. In una Francia orfana di Le Corbusier il\u00a0superamento delle tesi razionaliste e funzionaliste era la strada pi\u00f9 difficile, ma che valeva la pena\u00a0intraprendere.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Maison-Drusch-a-Versailles_1965.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4239\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Maison-Drusch-a-Versailles_1965.jpg\" alt=\"Maison-Drusch-a-Versailles_1965\" width=\"700\" height=\"619\" srcset=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Maison-Drusch-a-Versailles_1965.jpg 700w, https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Maison-Drusch-a-Versailles_1965-300x265.jpg 300w, https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Maison-Drusch-a-Versailles_1965-230x203.jpg 230w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Maison Drusch (1963-65), Versailles<\/p>\n<p>Parent non era un architetto, almeno non nel senso burocratico del termine. Come i grandi\u00a0maestri del moderno aveva rifiutato di imparare l\u2019architettura nel chiuso delle aule universitarie,\u00a0preferendo la frequentazione di artisti come Yves Klein. Nonostante non avesse mai conseguito\u00a0una laurea in architettura aveva comunque ottenuto il raro privilegio di vedersi riconosciuta la\u00a0propria qualifica dalle autorit\u00e0 francesi. Dopo un breve periodo nello studio di Le Corbusier aveva\u00a0iniziato la sua avventura nel mondo dell\u2019architettura collaborando insieme a Ionel Schein. Pochi\u00a0anni dopo, alla vigilia degli eventi del 1968, la fondazione del gruppo Architecture Principe con\u00a0Virilio e gli artisti Michel Carrade e Morice Lipsi con cui d\u00e0 vita anche all\u2019omonima rivista. Un\u00a0sodalizio che si concretizza nella realizzazione della Chiesa di Sainte-Bernadette du Banlay (1963-1966) a Nevers, capolavoro brutalista che sintetizza le ricerche di Virilio sui bunker e le riflessioni\u00a0di Parent sul tema della frattura.<\/p>\n<p>Ripercorrere l\u2019intera biografia e le opere di Parent in un articolo significherebbe cadere nella\u00a0retorica o nel necrologio giornalistico. Pi\u00f9 interessante in questo momento ci sembra rintracciare\u00a0il suo messaggio nel lavoro di altri architetti.\u00a0Qual \u00e8 dunque l\u2019eredit\u00e0 di Parent? Si pu\u00f2 sintetizzare brevemente proprio nella poetica\u00a0dell\u2019obliquo, ovvero nell\u2019aver indicato il valore di sperimentare una spazialit\u00e0 che \u00e8 oltre quella\u00a0rappresentata da un piano orizzontale e una parete verticale. Cosa ha significato il suo lavoro per\u00a0l\u2019architettura contemporanea? Molto, poich\u00e9 senza le premesse teoriche da lui elaborate ci\u00a0troveremmo sprovvisti degli strumenti critici per valutare numerose delle realizzazioni odierne.\u00a0Personaggi del calibro di Odile Decq e Jean Nouvel hanno dichiarato pi\u00f9 volte il loro debito\u00a0culturale nei confronti di Parent. Il lavoro sulla massa e sul volume nelle prime opere di Nouvel\u00a0come la ricerca nella frantumazione dei volumi nel lavoro della Decq ne certificano un interesse\u00a0che travalica le frequentazioni e l\u2019amicizia. Le folies che Bernard Tschumi realizza al Parc de la\u00a0Villette a Parigi riadattano soluzioni ed etimi gi\u00e0 esplorati da Parent nella sua ricerca sulle case per\u00a0abitazione. Oltrepassando i confini della Francia basti pensare al Museo Ebraico a Berlino di Daniel\u00a0Libeskind: il piano inclinato ipogeo sul quale si ritrova il visitatore, all\u2019inizio del percorso\u00a0museografico, mette in atto proprio quella destabilizzazione percettiva prevista da Parent nelle\u00a0sue teorie. Wolf Prix e Helmut Swiczinsky, i fondatori dello studio viennese Coop Himmelb(l)au,\u00a0all\u2019inizio degli anni \u201990, appena approdati sul panorama internazionale, si rivolgono a Parent per\u00a0partecipare assieme ad un concorso di architettura, sviluppando un\u2019originale forma di\u00a0collaborazione e robusti stimoli creativi per la loro ricerca.<\/p>\n<p>La nuova Opera House di Oslo,\u00a0progettata dallo studio Sn\u00f8etta, appare invece come un tentativo di messa a verifica dei magnifici\u00a0schizzi elaborati da Parent nel corso di una vita. La grande piazza inclinata, caratterizzata da una\u00a0serie di volumi e tagli che ne frantumano il piano, si presenta come una vera e propria\u00a0prefigurazione urbana e non solo come la copertura praticabile dell\u2019edificio. Come immaginato da\u00a0Parent nei suoi studi sulla circulation habitable, in cui le citt\u00e0 sono formate da piani inclinati, scossi\u00a0da immaginari movimenti tellurici, la realizzazione norvegese sperimenta con successo il\u00a0continuum tra edificio e ambiente urbano.\u00a0Se l\u2019obliquo \u00e8 la cifra poetica di Parent, i nodi teorici affrontati nei progetti e nelle sue\u00a0pubblicazioni trovano riscontro anche nelle realizzazioni di altri architetti. Questo ci deve far\u00a0pensare quanto oggi sia viva la sua lezione. Parent ci ha indicato una via, ha aperto il nostro\u00a0immaginario architettonico verso soluzioni nuove ed inesplorate, ma ancora molta strada si dovr\u00e0\u00a0percorrere assieme a lui.<br \/>\nE naturalmente sar\u00e0 una strada obliqua.<\/p>\n<p>[<a href=\"mailto:lucguido@gmail.com\"><strong>Luca Guido<\/strong><\/a>]<\/p>\n<p>Peer review EP<\/p>\n<p>2.3.16<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Claude Parent ci ha lasciati il 27 febbraio di quest\u2019anno, appena un giorno dopo aver compiuto 93\u00a0anni. Eppure ci sono uomini che non muoiono mai definitivamente: cambia solo il modo in cui ci\u00a0riferiamo a loro. 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