{"id":3471,"date":"2015-02-07T10:31:23","date_gmt":"2015-02-07T09:31:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/?p=3471"},"modified":"2016-12-23T10:54:52","modified_gmt":"2016-12-23T09:54:52","slug":"luca-guido-architettura-per-gioco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/archives\/3471","title":{"rendered":"Luca Guido. Architettura per gioco"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgame1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-3475\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgame1.jpg\" alt=\"wgame1\" width=\"700\" height=\"430\" srcset=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgame1.jpg 700w, https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgame1-300x184.jpg 300w, https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgame1-230x141.jpg 230w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u201cL\u2019architettura \u00e8 il gioco sapiente, rigoroso e magnifico, dei volumi assemblati sotto la luce\u201d recita il famoso aforisma lecorbusieriano enunciato nel 1921, sulle pagine della rivista <em>L&#8217;<\/em><i>Esprit Nouveau.\u00a0<\/i>Il pensiero di Le Corbusier \u00e8 passato alla storia grazie al libro <i>Vers une architecture<\/i> (1923), che proprio di quella rivista raccoglie una serie di articoli pubblicati negli anni immediatamente precedenti.\u00a0Nell\u2019introduzione al libro scritta per la ristampa del 1958 Le Corbusier evoca quei momenti \u201ceccezionali\u201d in cui \u201ci giorni e gli anni passavano veloci, occupati, da noi, nella ricerca di un\u2019architettura, di un\u2019urbanistica, un quadro di vita, un\u2019etica e un\u2019estetica dell\u2019arte della costruzione\u201d.<\/p>\n<p>Architettura come ragione intima dunque, stimolo ad immaginare un uomo nuovo assieme a nuovi edifici e citt\u00e0. <i>Vers une architecture<\/i>, come dichiarato tra le pagine introduttive, \u00e8 essenzialmente la testimonianza di uno spirito libero: \u201cA coloro che, assorti nel problema della \u2018macchina da abitare\u2019, dichiaravano: \u2018l\u2019architettura significa servire\u2019, abbiamo risposto: \u2018l\u2019architettura significa commuovere\u2019. E siamo stati accusati di essere dei \u2018poeti\u2019, con disprezzo\u201d.\u00a0La lezione lecorbusieriana, ce lo ricorda lo stesso maestro svizzero, \u00e8 stata interpretata troppo spesso come un messaggio tecnologico-normativo, o di natura geometrico-compositiva, escludendo di fatto le potenzialit\u00e0 offerte dalla \u201cpura creazione dello spirito\u201d.<\/p>\n<p>Gli intenti didattici di Le Corbusier e delle sue teorie sono estremamente noti, eppure nessuno ha mai riflettuto a sufficienza sull\u2019invito al \u201cgioco\u201d, segnalato sin dai primi anni di attivit\u00e0 e rafforzato dalle convinzioni di fine carriera, che invitavano a concepire un\u2019architettura capace di emozionare.\u00a0Il gioco non \u00e8 solo un appello alla libert\u00e0, all\u2019aria aperta, al sorriso ma contiene un forte messaggio pedagogico, poich\u00e9 induce alla riflessione, propone partecipazione, non tollera l\u2019apatia.<\/p>\n<p>Eppure quanti edifici ci lasciano indifferenti e quanti ci inducono a sentirci liberi e pensanti, attivando la nostra anima razionale e la sfera dei sentimenti?\u00a0Non concepire l\u2019architettura come un gioco \u00e8 senza dubbio una delle maggiori perdite per l\u2019architetto contemporaneo.\u00a0Nonostante questo messaggio di Le Corbusier rappresenti uno dei tratti pi\u00f9 eretici e meno condivisi della sua lezione, il tema, fortunatamente, non \u00e8 stato completamente ignorato da altri progettisti.<\/p>\n<p>Buckminster &lt;&lt;Bucky&gt;&gt; Fuller, il poliedrico inventore della cupola geodetica, ha senza dubbio portato avanti la questione del \u201cgioco\u201d, seppur in modo autonomo rispetto alle premesse di Le Corbusier. Ma quello che importa non sono le somiglianze formali, bens\u00ec le affinit\u00e0 elettive, la comunanza di intenti.\u00a0Fuller sin dall\u2019esperienza degli studi ha dimostrato la convinzione di voler procedere su un percorso individualista, gioioso e a tratti anarchico. Entrato ad Harvard per frequentare i corsi universitari ne viene espulso due volte per aver disatteso le sessioni d\u2019esame e per \u201ceccessiva socializzazione\u201d, concludendo la carriera prima di conseguire un titolo di studio: il giovane Fuller sosteneva candidamente che fosse pi\u00f9 sensato giocare che studiare. Decisione che gli diede ragione, poich\u00e9 nel corso della sua carriera ricevette 47 lauree <i>honoris causa<\/i>, tenendo lezioni e seminari in oltre trecento universit\u00e0.<\/p>\n<p>La fantasia di Fuller non \u00e8 sollecitata semplicemente dalle potenzialit\u00e0 tecnologiche del mondo contemporaneo o dai processi di standardizzazione e prefabbricazione edilizia. Al contrario sono le sue visioni oniriche che confluiscono nella sfera del progetto, stimolando l\u2019intuizione a trasformarsi in qualcosa di concreto.\u00a0Cupole gigantesche, sistemi strutturali innovativi, edifici trasportati da elicotteri, sono solo alcune delle sue premonizioni oggi facilmente realizzabili. La Dymaxion House 4D del 1927 e le sue numerose ideazioni costituiscono alcuni dei capisaldi della cultura architettonica moderna, precorrendo le ricerche condotte da progettisti come Jean Prouv\u00e9, Frei Otto, Richard Rogers, Norman Foster. L\u2019originalit\u00e0 di Fuller non consiste solo nei risultati progettuali, che spesso si traducono in brevetti costruttivi, ma anche nella capacit\u00e0 di dare vita ad avventure hippie, come quella di Drop City (1965), frutto di una riflessione su tecnologia, rifiuti, riciclaggio e rinnovamento sociale portata avanti da un gruppo di suoi allievi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgame3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-3473\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgame3.jpg\" alt=\"wgame3\" width=\"560\" height=\"734\" srcset=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgame3.jpg 560w, https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgame3-228x300.jpg 228w, https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgame3-230x301.jpg 230w\" sizes=\"auto, (max-width: 560px) 100vw, 560px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Illustrazione per un progetto di pianificazione globale, Buckminster Fuller 1927<\/p>\n<p>Ragionamenti nati per gioco, o meglio considerazioni che stavano al centro di un vero e proprio gioco: il World Peace Game (1960), una simulazione collaborativa ed educativa, elaborata con lo specifico intento di contribuire a cercare soluzioni rispetto ai problemi demografici e della distribuzione non uniforme delle risorse del nostro pianeta, rinominato \u201cSpaceship Earth\u201d nel gergo di Fuller.\u00a0In fondo l\u2019idea di progettare qualcosa partendo dall\u2019analisi del \u201cmetabolismo terrestre\u201d era gi\u00e0 presente nelle ipotesi dei progetti di pianificazione globale elaborati da Fuller intorno alla fine degli anni \u201920.<\/p>\n<p>Nel World Game il campo di gioco \u00e8 costituito dalla proiezione di Fuller o planisfero Dymaxion, ovvero una rappresentazione bidimensionale del globo terrestre presentata al pubblico nel 1943 attraverso la rivista <i>Life<\/i>, ed elaborata in numerose versioni successive, insistendo sui vantaggi garantiti dalle minori distorsioni delle forme e delle aree rispetto ad altre mappe. La proiezione fu poi applicata alle forme del cubottaedro (1943), attraverso un apposito brevetto registrato (1946), e del cuboesaedro (1954) e pubblicata definitivamente con il titolo di <i>Dymaxion AirOcean World Map<\/i>, con colori indicanti le temperature del globo terrestre.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgme0.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-3472\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgme0.jpg\" alt=\"wgme0\" width=\"700\" height=\"425\" srcset=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgme0.jpg 700w, https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgme0-300x182.jpg 300w, https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgme0-230x139.jpg 230w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il successo dell\u2019idea coinvolge anche il pittore Jasper Johns, che nel 1967 si ispira alla proiezione di Fuller per una sua opera.\u00a0Per partecipare al World Game i giocatori hanno bisogno di accedere ad un immenso database comprendente informazioni relative alle statistiche vitali del mondo (ad es. qualit\u00e0 e quantit\u00e0 delle risorse naturali, dei manufatti e dei servizi, delle esigenze, delle infrastrutture realizzate e da intraprendere, ecc\u2026). L\u2019obiettivo \u00e8 trasformare il nostro modo di vivere, di comunicare, di fare business per ottenere la pace e la prosperit\u00e0 nel mondo. Compito dei giocatori \u00e8 simulare i trend globali e prefigurare gli scenari economici con lo scopo di \u201cMake the world work, for 100% of humanity, in the shortest possible time, through spontaneous cooperation, without ecological offense or the disadvantage of anyone.\u201d<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgame2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-3474\" src=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgame2.jpg\" alt=\"wgame2\" width=\"700\" height=\"602\" srcset=\"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgame2.jpg 700w, https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgame2-300x258.jpg 300w, https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/wgame2-230x197.jpg 230w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Un gioco di pianificazione territoriale e politica, al di l\u00e0 della governance e del problem solving burocratico ed istituzionale, accessibile a chiunque, in modo da poter confrontare analisi e risultati.\u00a0Quando Fuller pensava a questa idea, non esistevano le reti informatiche e i personal computer, inoltre non vi era la disponibilit\u00e0 delle informazioni necessarie per dare via al gioco, n\u00e9 la capacit\u00e0 di elaborarle velocemente. Nonostante ci\u00f2 vengono avviati vari progetti pilota in diverse universit\u00e0 americane e nel 1972 viene fondato da Fuller il World Game Institute. Fuller aveva posto le basi per una visione del mondo che solo sistemi come Internet e i moderni computer sono capaci di restituire, rompendo la logica della pianificazione nazione per nazione, in favore di una prospettiva globale.<\/p>\n<p>Tutto questo nasce da un sogno e da un gioco e inquadra argomentazioni utili a progettare citt\u00e0, infrastrutture ed edifici.\u00a0Ma dunque perch\u00e9 concepire l\u2019architettura come un gioco, stimolando la creativit\u00e0?L\u2019architettura \u00e8 senza dubbio una cosa seria e proprio per questo merita di essere esorcizzata.\u00a0Forse il vecchio adagio di Frank Gehry pu\u00f2 esserci di aiuto. Lasciate che l\u2019esperienza abbia inizio\u2026\u201cIt is funny!\u201d Non \u00e8 forse sufficiente?<\/p>\n<p>[<a href=\"mailto:lucguido@gmail.com\"><strong>Luca Guido<\/strong><\/a>]<\/p>\n<p>7.2.15<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cL\u2019architettura \u00e8 il gioco sapiente, rigoroso e magnifico, dei volumi assemblati sotto la luce\u201d recita il famoso aforisma lecorbusieriano enunciato nel 1921, sulle pagine della rivista L&#8217;Esprit Nouveau.\u00a0Il pensiero di Le Corbusier \u00e8 passato alla storia grazie al libro Vers une architecture (1923), che proprio di quella rivista raccoglie una serie di articoli pubblicati negli [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":3475,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2198],"tags":[194,1747,686,1746],"class_list":["post-3471","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-writings","tag-buckminster-fuller","tag-dymaxion-airocean-map","tag-luca-guido","tag-world-peace-game"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3471","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3471"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3471\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4685,"href":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3471\/revisions\/4685"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3475"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3471"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3471"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archphoto.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3471"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}