Mare Magnum Nostrum. Dialogo con Gea Casolaro

Fabio Gasparri, Il giaciglio degli extracomunitari, Gallipoli 2020.

Emanuele Piccardo: Gea Casolaro, quando nasce il progetto Mare Magnum Nostrum?

Gea Casolaro: Ho scritto la prima bozza di questo progetto dopo il grande naufragio del 3 ottobre del 2013. In risposta a quel dramma in cui persero la vita oltre 360 persone, ho immaginato un’istallazione partecipativa in cui fosse possibile visualizzare contemporaneamente tutte le esistenze che si svolgono asincronicamente sul Mediterraneo: dalle immagini delle vacanze di ieri e di oggi a quelle della vita dei pescatori e degli altri lavoratori del mare, dalle catastrofi ambientali, alle migrazioni antiche e recenti: un grande archivio fotografico collettivo del nostro piccolo grande mare comune in cui naviganti del web e visitatori dell’esposizione possono partecipare aggiungendo le proprie immagini. Nel 2020, grazie al supporto dell’Italian Council del Mibact e della Direzione Regionale dei Musei Dell’Emilia Romagna, il progetto ha potuto prendere forma divenendo un’opera itinerante composta da un’istallazione ambientale e da un sito web www.maremagnumnostrum.art, divenendo concretamente un’opera che entrerà nella collezione permanente del Museo Nazionale di Ravenna nell’estate del 2021.

Virginia Falaschi, Isola delle Correnti, Portopalo di Capo-Passero 2012

EP: Il mediterraneo viene identificato come il luogo lindo, delle case bianche, della vita di vacanza, che il neoliberismo ha eletto come spazio di consumo sfrenato. In realtà è un luogo opaco dove accadono tragedie, tra migranti e navi fantasma…

GC: Oltre che delle case bianche, il Mediterraneo è anche spesso il luogo della speculazione edilizia (vedi Monte Silvano in Italia o Benidorm in Spagna) o dell’inquinamento dovuto alle raffinerie di petrolio o alle industrie presenti sul mare. Il Mediterraneo, da sempre definito “la culla della nostra civiltà” per gli innumerevoli scambi commerciali e culturali che lo hanno attraversato nei secoli, è ancor oggi centro di fortissimi interessi geopolitici, come ben dimostrano le guerre in Siria e in Libia, il mai estinto conflitto israelo-palestinese, la repressione delle primavere arabe. Se poi gran parte degli abitanti della parte nord del bacino del Mediterraneo preferisca ignorare la realtà pensando che quello che succede dall’altra parte del mare non li riguardi, è un’altra questione. L’uccisione a Malta della giornalista Daphne Caruana Galizia per interrompere le sue inchieste sulle relazioni tra mafia, economia e politica, l’esplosione del porto di Beirut che ha distrutto mezza città, il disfacimento economico della Tunisia, l’uccisione di Giulio Regeni e la prigionia di Patrick Zaki e di migliaia di altri attivisti in Egitto, l’incarcerazione di giornalisti, giudici e intellettuali in Turchia, la situazione a Lampedusa o a Lesbo, e potrei continuare ancora a lungo, ci riguardano non solo per una questione di vicinanza geografica o per le naturali conseguenze dell’aumento delle migrazioni, ma perché l’Italia e l’Europa sono direttamente coinvolte o corresponsabili di molte di queste situazioni.

Giovanni Bai, Sant Adrià de Besos, Barcelona 2012

EP: Navigando nel sito del progetto emerge una mappatura delle coste del mediterraneo in cui spesso le fotografie che vengono caricate rappresentano una idea romantica esemplificato dai tramonti. Come mai avviene questa similitudine?

GC: Immagino che il mare continui ad avere un aspetto affascinante, per la sua vastità, per il simbolo psichico che l’acqua rappresenta, per la promessa di un’altra terra al di là del visibile e anche per l’inquietudine e il mistero che la profondità del mare ci trasmette. Di fronte al mare diventiamo un po’ il viandante di Caspar David Friedrich e le albe o i tramonti, con i loro riflessi sull’acqua, ben sottolineano il rapporto romantico con la natura madre/matrigna di una larga parte dell’immaginario umano. Sicuramente una parte importante di questo fascino deriva dal grande spazio di riflessione e immaginazione che il “vuoto” del mare ci permette, spazio che il costante costruire umano cerca di eliminare il più possibile, desideroso com’è di continuare a prendere spazio e prevale sulla natura, forse proprio per paura di quel “vuoto” che altrimenti dilagherebbe nella sua interiorità nutrendolo di dubbi esistenziali. Penso ad esempio a quanto sempre più spesso l’architettura stia costruendo sull’acqua come nel Principato di Monaco o a Dubai, e questa continua prevaricazione umana, mi sconcerta molto.

EP: Anni fa Stefano Boeri parlava del mediterraneo come “mare solido” sul naufragio della nave fantasma  avvenuto il 26 dicembre 1996. Oggi il mediterraneo è ancora uno spazio di morte…

GC: Sì, chissà quanti naufragi avvengono di cui probabilmente non abbiamo neanche notizia e quante vite si perdono ogni giorno nel mare. Il libro I fantasmi di Portopalo del giornalista Giovanni Maria Bellu così come il più recente Naufraghi senza volto della dottoressa Cristina Cattaneo, raccontano bene di queste situazioni che continuano a ripetersi nel tempo, dimostrando che non esiste “un’emergenza migratoria” ma che questo fenomeno, che da sempre caratterizza la vita umana, andrebbe risolto attraverso una maggior attenzione alla geopolitica e un ancor maggiore rispetto delle persone. il primo grande obiettivo è quello di fare in modo che la migrazione possa essere una scelta e non un obbligo, il secondo quello che ogni passaporto abbia lo stesso valore e che ci sia una vera reciprocità tra gli Stati, per i cui i loro cittadini possano viaggiare liberamente tutti in modo analogo, non solo noi occidentali.

Gea Casolaro vive tra Roma e Parigi. Da oltre venticinque anni, il suo lavoro indaga, attraverso la fotografia, il video, l’istallazione e la scrittura, il nostro rapporto con le immagini, l’attualità, la società, la storia. La sua ricerca mira ad attivare un dialogo permanente tra le esperienze e le persone, per ampliare la capacità di analisi e di conoscenza della realtà attraverso i punti di vista altrui.

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