Emanuele Piccardo. Dialogo con Maria Gloria Conti Bicocchi

Charlemagne Palestine e Maria Gloria Bicocchi, art/tapes/22, Firenze, 1975. © Gianni Melotti, Courtesy Archivio Gianni Melotti

Emanuele Piccardo: Maria Gloria Conti Bicocchi, figlia del pittore e compositore Primo Conti, fondatrice della galleria fiorentina Art Tapes 22, quando ti appassioni all’arte?

Maria Gloria Conti Bicocchi: Buon giorno! Sto arrivando! tapes/22 non era una galleria ma uno studio di produzione totalmente supportato da noi, nessuna vendita ma realizzazione di video tapes con gli artisti. Come hai ricordato te, essendo figlia di Primo Conti sono nata nell’atmosfera dell’arte, tutta: musica, pittura letteratura. e poi performance, body, concettuale eccetera fino alla video arte della quale sono stata pioniera.

EP: Firenze negli anni sessanta è il fulcro di una serie di sperimentazioni, dalla neo avanguardia architettonica espressione delle azioni di Archizoom, Superstudio, UFO e Gianni Pettena, e ancora Giuseppe Chiari, il sindaco La Pira…

MGCB: È stato un periodo fantastico che è durato fino alla metà degli agli anni settanta, un terreno fertile e articolato con grandi collaborazioni tra chi sperimentava i nuovi linguaggi, l’architettura radicale, fluxus, la video arte, un sindaco che distribuiva latte nelle scuole affidandosi alla provvidenza e nella sua innocenza riuscendoci!

EP: Nel 1966 l’alluvione di Firenze. Cristiano Toraldo di Francia durante una intervista che gli feci nel 2009 mi raccontò che il vedere i monumenti galleggiare senza il loro basamento determinò la presa di coscienza di agire da parte sua e di Adolfo Natalini nella formazione dei Superstudio…che impressione e che reazione hai avuto con quel fatto tragico ma visivamente così potente?

MGCB: Una scoperta importante per l’umanità: il sentirsi complici. Oltre a Cristiano e a Adolfo il vero autore dei meravigliosi collage dell’architettura immaginaria del Superstudio è stato Piero Frassinelli, più nell’ombra e meno mondano ma più acuto…

EP: Tu hai avuto il merito, unica in Italia, a interessarti della video arte, da dove nasce questa tua istanza?

MGCB: Credo di avere sentito la notizia del suicidio di Gerry Schum che a Dusserfolf aveva creato la sua “video galerie” portata poi avanti dalla sua vedova Ursula: in realtà “Identification” e “Land art “ sono capolavori girati in pellicola e poi trasferiti in video, ma comunque sono stati l’apertura verso il nuovo linguaggio che ho portato avanti, nell’ultimo anno con una sorta di collaborazione con le gallerie Castelli e Sonnabend di New York (420 west Broadway!) che mi ha permesso di produrre opere di artisti rappresentati da loro (vedi Vito Acconci, Joan Jonas, Charlemagne Palestine, Simone Forti)

EP: Simone Forti è una grande performer che ha vissuto tra Firenze e Roma, si può considerare come l’erede di Anna Halprin la fondatrice della performing art…

MGCB: È molto labile il confine tra performing art e body art, io ho incontrato Simone a New York e il suo video lo abbiamo girato a Parigi nello zoo alle cinque di mattina perché lei era nuda e non doveva esserci pubblico.

EP: Fin dagli anni cinquanta gli happenings di Allan Kaprow cambiano radicalmente il modo di fare arte dai 18 Happenings in Six Parts fino a Scales e Take OFF che realizza a Genova con Gianni Martini. Tu inviti Kaprow a Firenze a metà anni settanta, che cosa ricordi di quell’incontro con lui?

MGCB: Da me ha prodotto due video molto belli e estremamente tecnologici per il livello dei nostri macchinari. Qualche giorno fa ho scritto su di lui e lo riporto qui:

voglio ricordare il grandissimo Allan Kaprow, professore alla UC San Diego e famoso studioso di comunicazione elettronica (con il quale nel 1974 ho prodotto due bellissimi video) proprio quell’artista che ha inaugurato negli anni sessanta, insieme a Yoko Ono e a Claes Oldenburg, la grande stagione americana degli happenings. Quegli eventi che hanno trascinato per le strade tante persone come in una festa. Intorno agli anni ottanta Alan ha sentito il bisogno di esprimersi in una dimensione più intima e segreta: ha deciso di andare a trovare in giro per il mondo chi per lui era stato davvero amico (Giancarlo mio marito ed io eravamo tra questi) per condividere dei piccoli lavori, messaggi questa volta segreti e documentati solo dalla sua macchina fotografica e dal suo portapack.
Ho precisa la memoria di una sera all’imbrunire quando abbiamo risalito l’Arno fino ad arrivare in una zona deserta piena di arbusti e di sassi bianchi, proprio verso il luogo da cui l’acqua scaturisce, la sorgente. Allan ha scelto delle pietre per lui speciali, come uno sciamano le ha segnate con un suo tratto, con parole segrete e siglate con il suo nome, poi le ha fatte rotolare naturalmente nel luogo dove, compatibilmente con le intemperie, probabilmente sono ancora. Ha confermato così l’importanza del “caso”. Altrove e con altri amici è stato protagonista di altre piccole performances tutte diverse e tutte rintracciabili dalla curiosità di pochi per pochi, anche attraverso una piccola pubblicazione che Allan ha realizzato e che ha preceduto la sua morte prematura[…]

EP: Art Tapes è una galleria dove si sono prodotti e mostrati i video degli artisti…

MGCB: I video sono stati solo prodotti: a parte i mercoledì sera quando aprivamo lo studio e veniva qualche studente portato da Eugenio Battisti quando insegnava alla facoltà di architettura a Firenze.

EP: Eugenio Battisti è stato un grande intellettuale, che ha fondato a Genova con l’amico Rodolfo Vitone, la rivista Marcatrè…

MGCB: E’ stato forse l’unico “intellettuale” a Firenze ad accorgersi di noi, aveva una grande curiosità a tutto tondo ed era partecipe di tutti i piccoli avvenimenti culturali (fin dal gruppo 63, e poi a Genova dove sono fioriti Celant, Sanguineti, Barilli .. anni di serissima sperimentazione, non a caso era Roberto Lerici a pubblicare queste testimonianze) ed era curioso rispetto al mio lavoro.

Chris Burden e Bill Viola, art/tapes/22, Firenze, 1975. © Gianni Melotti, Courtesy Archivio Gianni Melotti

EP: Un artista importante per te e Art Tapes 22 è stato Bill Viola, prima come tecnico e poi come autore.

MGCB: Bill è arrivato da me ventenne (nel libro mio racconto tutto questo) come operatore: laureato da poco alla Syracuse University con David Ross (che me lo ha proposto a Colonia durante la mostra Project 74, è rimasto operatore e soprattutto collaboratore mio per tre anni: ma nel suo tempo “libero” realizzava video come “La luna “ (da casa mia..) è per me una persona di famiglia, ci siamo sentiti ogni mese in skype fino al suo declino per l’alzheimer…i suoi lavori importanti li ha realizzati a Hollywood dopo tanti anni… quando sono andata a trovarlo ho capito che le sue opere sono frutto di un lavoro di equipe molto impegnativo per un risultato perfetto.. sono capolavori chiaramente ispirati alle pitture manieriste che lui amava e andava a vedere e rivedere a Firenze ogni giorno.

EP: Come è cambiata la videoarte oggi? C’è ancora quella voglia di sperimentare come negli anni settanta?

MGCB: Semplicemente non è più sperimentale!

 

27.10.20

Un particolare ringraziamento a Gianni Melotti per aver concesso le fotografie.

 
 
 

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