Davide Deriu. Singapore, o la città in un giardino

“[Singapore] is pure intention. If there is chaos, it is authored chaos; if it is ugly, it is designed ugliness; if it is absurd, it is willed absurdity. Singapore represents a unique ecology of the contemporary”(1)

A Singapore si manifesta un rapporto particolare fra l’ambiente costruito e quello vivente. Fin dalla nascita della Repubblica, nel 1965, lo sviluppo urbano della città-Stato si è fondato su un’idea di garden city che fonde l’immagine della metropoli moderna con il processo di costruzione nazionale. Questa retorica affonda le sue radici storiche nella foresta pluviale primaria sulla quale fu edificato il porto commerciale dell’ex-colonia britannica. Ad essa si è sostituita, più di recente, la nozione di city in a garden con cui Singapore ha definito la propria auto-rappresentazione per il ventunesimo secolo. Nel primo scorcio del millennio la Urban Redevelopment Authority ha sovrinteso ad importanti opere infrastrutturali ed interventi urbanistici ispirati a principi di eco-sostenibilità. Fra di essi Marina Bay spicca non solo per la vasta estensione geografica e gli ingenti investimenti economici, ma anche per il suo forte impatto sull’immagine della città: è il fulcro dell’accurata strategia di city branding che nel corso degli anni ’10 ha proiettato Singapore sulla ribalta internazionale (2)

Questo intervento urbano, realizzato perlopiù fra il 2005 e il 2010, copre un’area bonificata di 360 ettari in cui spicca il complesso di Marina Bay Sands, un resort integrato che simboleggia la nuova porta d’accesso alla città dallo Stretto di Singapore. Le sommità delle tre torri da 55 piani sono connesse da uno skypark che vanta la più lunga piscina a sfioro del mondo in cima a un edificio. La celeberrima infinity pool, un’attrazione ad uso esclusivo degli utenti del resort, incarna la tendenza imperante verso esperienze da brivido a grandi altezze; (3) al contempo evoca le ambizioni senza limiti di un’architettura spettacolare e dell’ideologia che silenziosamente esprime (4). Il complesso, di cui fanno parte alberghi di lusso, case da gioco, un centro commerciale e spazi per congressi ed esposizioni, è di proprietà del colosso mondiale dell’intrattenimento Las Vegas Sands Corporation. Progettato dallo studio Safdie Architects, è tuttora il resort più costoso che sia mai stato costruito (circa 5,5 miliardi di dollari secondo le stime correnti).

Downtown Singapore

Un percorso panoramico lungo 3,5km – punteggiato di edifici, infrastrutture ed opere d’arte pubblica – si snoda tutto intorno e attraverso Marina Bay Sands, collegando la spianata prospiciente il litorale con i Gardens by the Bay, i cui iconici supertrees sono divenuti un emblema della nuova eco-città (5). La rigenerazione della baia comprende il Singapore Flyer, la ruota panoramica completata nel 2008 che, con i suoi 165m di altezza, è stata per alcuni anni la più elevata struttura di questo genere al mondo (6). Nel suo complesso, il vasto progetto di riqualificazione ha contribuito in maniera decisiva a forgiare l’immagine avveniristica di Singapore. Durante gli anni ’10 la città-Stato si è infatti affermata come una delle mete turistiche più popolari del mondo e Marina Bay riassume il suo scenario da cartolina insieme allo skyline dell’attiguo Central Business District (CBD) (7). La qualità fotogenica del luogo è spesso esaltata da riprese aeree, come confermano le innumerevoli immagini diffuse in riviste e programmi televisivi anche in Italia: una veduta di Marina Bay a volo di drone apre, ad esempio, una puntata della stagione 2019/20 di Kilimangiaro (trasmissione di viaggi in onda la domenica su RAI3), in cui la voce narrante afferma che ‘Singapore è l’esempio più famoso di come potrebbero essere le città del futuro’ (8).

I giardini della baia

L’attrazione turistica di Marina Bay è inscindibile dalla narrazione nazionale che il progetto intende promuovere. In ambito accademico questo ambizioso intervento è stato accolto come ‘un cambio di paradigma nella pianificazione urbana’, in virtù del fatto che un notevole tratto di litorale è stato destinato a giardini pubblici anziché ad uso commerciale – una novità per le città del Sud-Est asiatico (9). I progettisti affermano che ‘i diversi elementi che compongono il complesso si intrecciano in una chiara rete di percorsi pedonali e luoghi d’incontro pubblico’ (10). Questi spazi di socialità fanno riferimento a modelli antichi: ‘La pianificazione si ispira alle grandi città romane la cui spina viaria ha un’importante funzione ordinatrice della vita civica’ (11). Lo stesso Moshe Safdie, che ha curato il masterplan, ha dichiarato in un’intervista a Dezeen di voler creare a Marina Bay niente meno che ‘un nuovo tipo di sfera pubblica’ (12).

I Gardens by the Bay svolgono un ruolo centrale in questa visione, fornendo spazi adibiti all’istruzione oltre che allo svago e all’intrattenimento. Si tratta di un parco pubblico ad alto contenuto tecnologico, in cui l’idea stessa di natura è messa in scena tramite una serie diversificata di padiglioni, giardini, ed esperienze tematiche sul mondo delle piante. Nella retorica ufficiale del governo, il luogo costituisce ‘un giardino nazionale per tutti i singaporiani’ (13). Paradossalmente, un progetto così inclusivo ruota intorno ad un resort di lusso che si rivolge esclusivamente ai turisti internazionali più agiati (14). Quest’apparente contraddizione riflette il modello di sviluppo di Singapore, fondato su una stretta collaborazione fra i settori pubblico e privato gestita da una forte autorità statale.


Terrazza panoramica sui Supertrees

Fin dagli anni ’60 la scommessa di bonificare quest’isolotto dell’Asia sud-orientale, per trasformarlo in una sorta di contemporaneo Giardino dell’Eden, si è giocata sulla capacità dello Stato di attirare imprese multinazionali in un contesto di stabilità politica e sociale garantita da un rigido controllo centrale. Si deve all’ideologia comunitarista propugnata da Lee Kuan Yew, Primo Ministro di Singapore per oltre trent’anni (1959–1990), il processo di costruzione nazionale su base multi-etnica che, in modo paternalistico e autoritario, ha consentito una formidabile crescita economica in un così breve periodo. In questo contesto storico-politico, il progetto di Marina Bay esprime la visione di un’intera nazione che viene a identificarsi nel modello urbanistico della city in a garden. È un audace rilancio nel gioco d’azzardo di Singapore al casinò dell’economia globale.

Nel decennio che è trascorso dalla sua inaugurazione, Marina Bay ha riscosso un enorme successo su scala internazionale ed è in continua espansione. Una quarta torre destinata ad affiancare le tre esistenti, anch’essa progettata da Safdie Architects, è stata approvata nel 2019. Lo stesso anno è aperto nell’aeroporto Changi di Singapore un altro ‘gioiello’ di architettura dello spettacolo ad opera degli stessi architetti: la colonna d’acqua, denominata Jewel, che scorre come una cascata al centro del ‘giardino mitico’ innestato nel terminal. Questo ulteriore richiamo alla foresta tropicale intende trasformare l’aeroporto internazionale da luogo di transito a vera e propria destinazione turistica. Il concetto alla base dell’intervento, in cui la natura è reinterpretata in versione high-tech con effetti luminosi perfettamente instagrammabili, è in sintonia con l’idea di spettacolo multisensoriale che ha ispirato Marina Bay.

Il sistema di percorsi pedonali lungo il waterfront è considerato un esempio di ‘passeggiata spettacolare’ ed è spesso citato come modello virtuoso di rigenerazione urbana (15). La strategia iconica dietro il progetto di Marina Bay configura la ‘città in un giardino’ entro una logica di architettura dello spettacolo (16). Una serie di dispositivi spaziali che scandiscono il percorso, fra cui ponti pedonali e terrazze panoramiche, invitano i visitatori a contemplare il paesaggio urbano (e ad inquadrarlo fotograficamente) da prospettive ed altezze diverse. L’intero percorso si configura come una sequenza di belvedere che formano gli elementi costitutivi di una precisa mise-en-scène: una coreografia urbana i cui spazi a vocazione pubblica si alternano ad altri prettamente esclusivi, in un flusso continuo solo apparentemente privo di barriere. Nel corso del lockdown del 2020, il resort di Marina Bay Sands è stato chiuso in via temporanea mentre i giardini della baia sono rimasti aperti al pubblico. In questo tempo sospeso è possibile rivisitare in modo critico l’intervento di rigenerazione urbana che, a un decennio dall’inaugurazione, è diventato un modello di riferimento globale e continua ad espandersi (17).

[Davide Deriu]

1.7.20

(1) Rem Koolhaas, ‘Singapore Songlines: Portrait of a Potemkin Metropolis…or Thirty Years of Tabula Rasa’, in Rem Koolhaas & Bruce Mau, S, M, L, XL (New York: Monacelli Press, 1995), 1009-1089; 1011. Il saggio è stato ripubblicato in versione italiana da Quodlibet (2010) a cura di Manfredo di Robilant.

(2) Kah-Wee Lee, ‘Planning as State-Effect: Calculation, Historicity and Imagination at Marina Bay, Singapore’, Planning Theory & Practice 19/4 (2018): 477-495.

(3) La terminologia inglese, riproposta in questo saggio, è imprescindibile in quanto parte integrante di un’operazione urbanistica che è narrativa oltre che spaziale.

(4) Davide Deriu, ‘Skywalking in the City: Glass Platforms and the Architecture of Vertigo’, Emotions, Space and Society 28 (2018): 94-103.

(5) Erica X.Y. Yap, ‘The Transnational Assembling of Marina Bay, Singapore’, Singapore Journal of Tropical Geography 34 (2013): 390–406.

(6) Iain Borden, ‘The Singapore Flyer: Experiencing Singaporean Modernity through Architecture, Motion and Bergson’, The Journal of Architecture 19/6 (2014): 872-902.

(7) Nel 2019 Singapore è stata la quinta città più visitata del mondo con oltre 18,5 milioni di turisti.

(8) Kilimangiaro (‘Il giro del mondo della domenica pomeriggio di Rai3 attraverso la bellezza, le culture e le curiosità del nostro pianeta’), puntata del 3 Febbraio 2019 dedicata a Singapore.

(9) Kenneth Er, Michelle Lim, and Andrew Grant, ‘Gardens by the Bay – Designing A Nation’s Garden in the Heart of Singapore’s Downtown’, CITYGREEN 1 (2010): 32-39; 33.

(11) Ibid.

(12) Anna Winston, ‘Moshe Safdie on Marina Bay Sands: a single tower would have been “unbearable”’, Dezeen, 11 Ottobre 2014. https://www.dezeen.com/2014/10/11/moshe-safdie-on-marina-bay-sands-habitat-67-skyscrapers-lego/

(13) Christine Liew, ‘The City Greens: Marina Bay Sands’, CITYGREEN 2 (2011): 38-45.

(15) Elizabeth Mcdonald, Urban Waterfront Promenades (London: Routledge, 2018).

(16) Gevork Hartoonian, Crisis of the Object: The Architecture of Theatricality (London: Routledge, 2006).

(17) Le fotografie sono state scattate prima della pandemia Covd-19, domenica 8 Dicembre, 2019.

 
 
 

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