Emanuele Piccardo. Taliesin west: il tramonto della sperimentazione

Taliesin West, fotografia Emanuele Piccardo, 2006.

E’ il 1938 quando Frank Lloyd Wright abbandona il Midwest per trasferirsi in Arizona, a Scottsdale. Se nel Wisconsin Wright cercava un “rifugio nell’ambiente atavico-scrive Bruno Zevi- […] L’Arizona incentiva, dunque, l’invenzione di un domani arcano[…] Qui il profeta dell’architettura organica accetta il rischio estremo di confrontarsi con un paesaggio incondito, senza esserne soverchiato e senza velleità di dominarlo, ma fondendovi i prodotti umani”. Zevi coglie in pieno lo spirito che mosse Wright nel vivere in un luogo isolato dove poteva sperimentare e dare luogo alla scuola della Taliesin Fellowship. Lì architetti da tutto il mondo arrivavano per immergersi nel credo del learning by doing, tra questi Paolo Soleri, John Lautner, Bruce Brooks Pfeiffer noto collaboratore di Wright che, alla morte del maestro, ne preservò l’opera istituendo il Frank Lloyd Wright Foundation Archives. La vita a Taliesin West era comunitaria, i fellows partecipavano a tutte le fasi della vita, dalla cucina al disegno dei progetti fino alla realizzazione degli shelter progettati per dormire a stretto contatto con il deserto.

In quel contesto il valore del fare architettura era molto diverso dagli studi degli architetti “tradizionali”. Lo stesso Soleri dormiva en plein air a diretto contatto con la terra e il sole del deserto e proprio da Wright ha imparato quando nel 1970 inizia l’avventura di Arcosanti come una nuova Taliesin Fellowship. In fondo questa fuga dalla metropoli verso il deserto ha accompagnato molta sperimentazione architettonica e artistica americana, basta pensare alla Drop City in Colorado, costruita sui modelli dei geodi di Fuller. E’ notizia di una settimana fa della prossima chiusura, dopo 88 anni di attività, della scuola di Taliesin. In questi giorni si sono susseguiti una serie di prese di posizione sia da parte della Frank Lloyd Wright Foundation sia dei membri della Scuola, autonoma e indipendente dalla fondazione.

Jonh Lautner, shelter, Taliesin West, 1938

Quello che emerge sono due visioni differenti di gestione di una scuola che in primo luogo deve essere riconosciuta come tale e non rimanere un vuoto pellegrinaggio di turisti in un luogo monumento di se stesso. Taliesin deve essere un luogo vitale. Bisogna recuperare quella visionarietà alla base del pensiero wrightiano focalizzandosi su modalità alternative di fare didattica del progetto, rispetto alle scuole di architettura americane, ma anche europee, andando nella direzione percorsa da Samuel Mockbee con la fondazione del Rural Studio negli anni novanta del secolo scorso, che coinvolse la Auburn University, l’università pubblica dell’Alabama. A Taliesin solo recentemente la scuola ha ricevuto l’accreditamento come scuola di architettura. Quella che sembra una lotta ideologica e di potere tra i conservatori dell’ortodossia wrightiana (Frank Lloyd Wright Foundation) poco avezzi al cambiamento e gli innovatori (School of Architecture at Taliesin) viene raccontata da Cruz García e Nathalie Frankowski, visiting professor, in una lettera aperta a The Architect’s Newspaper.  “Se la Scuola segue la richiesta della Fondazione e perde il suo accreditamento-scrivono-perderà tutte le forme di legittimità professionale, accademica e intellettuale[…]Nel testamento firmato il 25 aprile 1958, Frank Lloyd Wright dichiarava il rapporto diretto tra la Fondazione e l’educazione degli architetti: ‘Sin dal loro inizio, la Fondazione e la Fellowship hanno operato come l’equivalente di un college nella preparazione degli architetti americani’[…] Condividere spazi abitativi con i talenti di Taliesin come Jane Houston (Minerva Montooth) che era l’assistente personale di Olgivanna Lloyd Wright, Indira Berndtson, la cui madre Cornelia Brierly ha lavorato a Broadacre City, o il pittore e musicista Effie Cassey, garantisce che l’eredità di Taliesin è condivisa tra generazioni che vivono, respirano, pensano e fanno architettura in questi spazi”.

Quando però i due professori parlano dell’importanza degli scambi con vari personaggi della cultura architettonica da Wolf Prix a Frank Gehry, non sono d’accordo e trovo che sia strumentale per fare audience al di fuori di Taliesin, un attegiamento simile a qualsiasi altra scuola. D’altronde la posizione della Frank Lloyd Wright Foundation è controversa se leggiamo le parole del suo presidente Stuart Graff. “School of Architecture at Taliesin e la Fondazione collaboreranno anche per creare nuovi programmi per portare avanti l’eredità di Wright attraverso l’istruzione pratica per architetti, designer e unpubblico interessato. Poiché questi nuovi programmi non richiedono l’accreditamento, potremmo risparmiare sui costi riportando la Scuola nella Fondazione”. Insomma una scuola di architettura non accreditata come tale non ha ragione di esistere soprattutto in una realtà competitiva come quella nordamericana.

Tuttavia bisogna porsi alcune questioni cruciali: come e in che modo la scuola di Taliesin può resistere all’avvento dei robot e dell’intelligenza artificiale? In che modo oggi si può essere sperimentali se non si progetta una “nuova” idea di metropoli come fece Wright con Broadacre City?

[Emanuele Piccardo]

13.2.20

 
 
 

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