Emanuele Piccardo. I quaderni di Giancarlo De Carlo

Individuare una lettura critica dell’opera decarliana utile e interessante alla sua comprensione non è poi così usuale, ma possibile. Lo fanno Pierpaolo Tonin e Giacomo Gatto che guardano dentro il pensiero decarliano e lo sintetizzano bene con la curatela della mostra I quaderni di Giancarlo De Carlo 1966-2005 (fino al 29 marzo 2020). Uno sguardo attento e inedito che indaga i materiali conservati presso l’Archivio Progetti dello Iuav, sede del Fondo De Carlo, e l’archivio privato della figlia Anna. Ne scaturisce un racconto per frame, tra fotografie inedite scattate dallo stesso De Carlo e gli scritti fatti duranti i viaggi all’interno di quaderni pop-up in cui emerge, ancora una volta, la capacità comunicativa dell’architetto genovese.

E’ un viaggio nel tempo tra luoghi, amici, riflessioni su progetti suoi e di altri architetti. Nel 1967 De Carlo visita l’Expo di Montreal, dove fotografa la cupola geodetica di Bucky Fuller e la “tenda” di Frei Otto.

“La famosa tenda di Frei Otto è troppo piccola-scrive GDC-non più grande di una normale tenda da circo equestre-e troppo complicata allora per la sua dimensione: tiranti, puntoni, cavetti di acciaio paralleli al tessuto[…] troppa roba […] La struttura in tensione si rivela più elastica di quella in compressione di Buckminster Fuller”.

Alla riproduzione dei testi si affiancano altri materiali come i numeri di Spazio&Società, rivista fondata da GDC nel 1978, libri citati nei quaderni e plastici delle sue architetture, realizzati in gesso da Gatto e Tonin. Una astrazione, con pochi dettagli, che fanno comprendere appieno i progetti ed i loro caratteri salienti.

Come accade con il progetto museale ipogeo di Salisburgo (1989) o la Casa per Ferie ATM a Bordighera (1961-1966). In questo ultimo caso De Carlo il 6 novembre 1966 compie un viaggio in treno per raggiungere la cittadina rivierasca:

“In treno leggo la traduzione di Explorations into urban structure (Melvin M. Webber) Il saggio di Webber è molto intelligente e apre nuove prospettive, passa a una concezione non euclidea della città e del territorio”. E proseguendo, De Carlo si sofferma sulle dotazioni della Casa per Ferie con una critica alle parti esterne:

“Le sistemazioni esterne: pessime, non dipendono da me se non nella misura in cui avrei dovuto fare di più perché dipendessero da me. Le sistemazioni esterne fanno parte dell’architettura di un edificio, non possono essere abbandonate, non si mettono a posto da sole perché la natura non è automaticamente bella, non risolve tutto”.

Queste parole dimostrano quanto De Carlo fosse attento ai particolari, dai dettagli costruttivi, ai richiami a imprese e committenti (come accadde spesso a Urbino), con l’esigenza di non lasciare mai nulla al caso. Dunque leggere i quaderni, ricchi anche di schizzi come quelli del Chrysler building, consente anche allo spettatore non architetto di “entrare” nel mondo De Carlo, attraverso questa sua intensa opera letteraria.
Emergono così i suoi rapporti internazionali dal Nord Europa al Nord America e il sistema delle università come Yale e MIT, dove insegnò dal 1966.

Questo palinsesto, che è un emozionante viaggio nella memoria di un grande architetto del novecento, è possibile per un riuscito allestimento disegnato dai Parasite2.0, oramai ex emergenti nel panorama architettonico italiano. Proprio con questo allestimento dimostrano una maturità data dalle scelte pop, pavimento specchiante in pvc che riflette, duplica e stordisce alterando i sensi dello spettatore. I Parasite2.0 (Luca Marullo, Stefano Colombo, Eu Cosentino) lavorano su due toni, l’argento pop del pavimento e il grigio del poliuretano che riproduce l’ambiente di Ca’ Romanino, con la finestra, le sedute e il camino, realizzata da De Carlo per il filosofo Livio Sichirollo e la moglie Sonia Morra nella campagna urbinate nel 1968, oggi sede della Fondazione Ca’ Romanino.

Si inverte così la tendenza degli ultimi anni in cui gli allestimenti in Triennale non brillavano certo per efficacia comunicativa. Il cambio di governance sotto la presidenza Boeri e la direzione artistica di Lorenza Baroncelli, dimostra come la Triennale si stia collocando su un piano internazionale di istituzioni di pari livello, seppur di dimensioni ridotte rispetto al Centre Pompidou o al MoMA. Un cambiamento radicale che ha avuto il suo culmine con l’installazione dello skatepark, ad accesso libero, realizzato dall’artista Koo Jeong A.

Il 23 gennaio 2020 verrà ricordato come il giorno in cui il Giardino della Triennale viene intitolato a Giancarlo De Carlo. “Ai miei genitori il parco Sempione piaceva particolarmente perché aveva un impianto all’inglese…perciò quando io e mio fratello eravamo piccoli, di domenica si veniva spesso-afferma Anna De Carlo-Era una Milano ostile, intrisa di smog e nebbia, fredda e umida, la gente era grigia, i borghesi si  vestivano col Loden dalla testa ai piedi…Parco Sempione negli anni è rimasto il nostro giardino di famiglia”.
Il legame tra De Carlo e la Triennale risale al 1968 quando lui era tra gli organizzatori incaricati per la XIV Triennale (Il grande numero) che non fu mai aperta per l’opposizione degli studenti in piena protesta contro l’accademia e il sistema. Una occasione persa per conoscere le sperimentazioni degli architetti radicali dai caschi sonori di Ugo La Pietra, al teatro di Pietro Derossi con le pillole giganti gonfiabili, alle azioni degli UFO riprodotte con gigantografie fotografiche negli spazi della Triennale. Protagonisti di una stagione sperimentale che andava incontro alle istanze degli studenti che però impedirono l’apertura della mostra.

In questa occasione Milano rafforza ancora il suo ruolo di capitale culturale italiana, non priva di contraddizioni, tra sperimentazione e speculazione. Tuttavia rimane oggi la città più internazionale, dove architettura e arte creano occasioni importanti a tutti i livelli, dalla formazione alla professione, con le Fondazioni private, da Prada ai Frigoriferi Milanesi alla recente ICA, che generano opportunità di confronto e crescita.

[Emanuele Piccardo]

25.01.20

 

 
 
 

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