Emanuele Piccardo. Gray e Le Corbusier: un Cap Moderne

r31Villa E 1027, fotografia Emanuele Piccardo, 2010

Roquebrune Cap Martin è una cittadina in Costa Azzurra, dove a partire dall’Ottocento turisti borghesi internazionali soggiornano per il clima mite e il mare. Fin dagli anni Venti l’architetto e designer irlandese Eileen Gray, la cui storia è stata recentemente raccontata dal film The Price of Desire di Mary McGuckian, insieme a Jean Badovici, suo compagno e direttore della rivista L’architecture Vivante, frequentano questo luogo ameno.

r9Le Corbusier, Camping, fotografia Emanuele Piccardo, 2009

Lo scopo è l’acquisizione di un terreno per la costruzione di una piccola casa per vacanze denominata E1027, acronimo delle iniziali e numeri dell’alfabeto dei suoi autori-proprietari. Restaurata nel 2009 da Pierre Antoine Gatier, architetto capo dei Monument Historique, con scelte progettuali discutibili, è inserita all’interno di un sistema di architetture: la piccola osteria Etoile de Mer, con le pitture murarie di Le Corbusier, il Camping e il Cabanon, realizzate sempre dall’architetto svizzero. Oggi questo importante patrimonio è aperto al grande pubblico. Nel 2000 Robert Rebutato cede la proprietà dell’Etoile de Mer e del Camping al Conservatoire du Littoral che a sua volta aveva acquistato la Villa E1027. La gestione del sito viene affidata all’associazione Cap Moderne, fondata dal filantropo Michael Likierman e da Rebutato, un esempio di mecenatismo da importare se il donatore può detrarsi fino al 66% della sponsorizzazione.

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Eileen Gray, Villa E 1027, fotografia Emanuele Piccardo, 2015

La E1027 viene costruita tra il 1926 e il 1929. Gray sceglie il terreno, lo acquista a nome di Badovici e inizia a studiare l’orientamento e la disposizione della casa. Il paesaggio circostante è selvaggio, ricco di macchia mediterranea e di quell’azzurro del mare che aveva dato il nome alla costa più elitaria d’Europa. L’architecture Vivante, nell’inverno del ’29, dedica un numero speciale alla E1027. Maison en bord de mer. La pubblicazione al suo interno raccoglie una serie di schede con riproduzioni delle piante, delle sezioni, dei prospetti ed un corposo apparato fotografico. Nella descrizione Gray polemizza sull’attenzione che gli architetti d’avanguardia hanno per l’architettura esteriore, mediatica diremmo oggi, piuttosto che una casa costruita per il benessere dei suoi abitanti, un chiaro riferimento a una superficialità di alcuni protagonisti del movimento moderno. Sottolineare il confort interno ed interiore sarà la base per il design dei mobili e degli arredi che, recentemente, sono stati riprodotti sotto la supervisione di un gruppo di lavoro coordinato dallo storico Tim Benton. La E1027 è un’architettura che si distende orizzontale lungo la curva di livello enfatizzando il rapporto con il versante ovest, verso il mare e il tramonto, con una superficie vetrata che rompe la muratura bianca. Gray unisce le ricerche compositive del gruppo olandese De Stijl negli interni con le Weissenhof per l’esterno, a cui lei probabilmente si era ispirata dopo un viaggio a Utrech (1925) per visitare la Casa Schröder, opera di Rietveld, e Stoccarda (1927).

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Le Corbusier, pittura muraria alla Villa E 1027, fotografia Emanuele Piccardo, 2015

La scelta di usare un linguaggio con ringhiere e tende, simili alle navi del tempo, come L’Aquitania, conferma ciò che Le Corbusier aveva scritto: “Ingegneri anonimi, meccanici al lavoro tra la forgia e il grasso di officina, hanno concepito e costruito cose formidabili come i piroscafi.[…] Il piroscafo è la prima tappa nella realizzazione di un mondo organizzato secondo lo spirito nuovo“. Proprio la bellezza del paesaggio rivierasco attrae Le Corbusier e la moglie Yvonne, di origine monegasca, a frequentare la casa dopo la partenza della Gray nell’estate del 1939. In quella occasione dipinge sette pitture murali all’interno e due all’esterno, un modo di profanare l’opera e lasciare una impronta autoreferenziale. In questo modo la E1027 verrà ricordata anche per queste opere pittoriche. La passione che Le Corbusier ha per la casa va ricercata nella similitudine con i suoi Cinq Points de l’Architecture. Lui usa, quella misurata architettura, come una verifica pratica delle sue teorie. Così a partire dalla definizione dell’architettura come una macchina da abitare, i modernisti sperimentano le loro idee sul tema in diverse occasioni. E’ il caso delle già citate Weissenhof Siedlung di Stoccarda, dove Bruno Taut, Walter Gropius, Mies van der Rohe, Le Corbusier, J.J.P Oud, Peter Behrens… sperimentano linguaggi e forme dell’abitare. Ma anche l’esposizione universale di Parigi del 1925 e la Triennale di Milano del 1933, sono l’occasione per proporre nuove idee di case sperimentali. Così avviene a Roquebrune dove, in uno spazio ristretto compresso tra ferrovia e mare, Le Corbusier ed Eileen Gray sperimentano l’abitare.

etoileEtoile de Mer, provini a contatto del progetto “Hommage a Le Corbusier”, 2005-2010

Il centro del sistema architettonico di Roquebrune è rappresentato dalla osteria L’etoile de mer aperta nel 1949 da Thomas Rebutato, fulcro della passione che Corbu ha per questo luogo. I due diventano amici a tal punto che Rebutato gli regalauna parte del suo terreno per costruirci il Cabanon. All’Etoile de Mer Le Corbusier passa molto tempo insieme alla famiglia Rebutato. Il figlio dell’oste, Robert, diventa suo allievo e realizza, insieme ad Alain Tavés il progetto della Maison de l’homme a Zurigo dopo la morte dell’architetto svizzero, avvenuta proprio a Roquebrune nell’agosto ’65. In cambio dell’ospitalità Le Corbusier dipinge nel 1950 un quadro che raffigura Thomas Rebutato e il pescatore André, dal titolo significativo: À l’Étoile de mer règne l’amitié. Il Cabanon, ritiro “spirituale” di Corbu, riprende il tema dell’Existenzminimum, e si basa sulla misura 3,66x 3,66×2,26, la stessa altezza dell’uomo del Modulor dipinto su una delle facciate laterali del Camping. Le cinque unità del Camping, realizzate nel 1957, poggiano su pilotis quadrati e richiamano il linguaggio del contiguo Cabanon, possono ospitare due persone a unità, ma rivelano negli interni quella sintesi funzionale che Corbu aveva adottato nelle celle del precedente Convento de la Tourette (1953). Vivere all’aria aperta, dipingere nudo, nuotare nel Mediterraneo e impregnarsi di sole consentono a Le Corbusier di vedere la vita sotto un’altra angolatura. Le Corbusier nel dopoguerra non è più quello delle maisons blanche. Il suo dogmatismo purista viene alterato e ciò è evidente a partire dalla chiesa di Ronchamp (1950-55), dove la curva, e non più l’angolo retto, diventa un elemento centrale della sua poetica che ripete anche nell’iperbole del Parlamento di Chandigarh (1955).

[Emanuele Piccardo]

29.6.15

“Hommage a Le Corbusier” è un progetto di ricerca critica sull’opera di Le Corbusier attraverso la fotografia, che ho iniziato nel 2005 e concluso nel 2010.

 
 
 

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