Emanuele
Piccardo
BERNARD TSCHUMI:
IL PROGETTO E' MOVIMENTO
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Spesso
si parla di star, archi-star senza però fare alcune distinzioni,
come nel caso di Bernard Tschumi, ospite dell'Osservatorio sull'architettura,
per una lecture-intervista ideata da Pino Brugellis, curatore dell'Osservatorio
e Giovanni Damiani, critico-studioso dell'opera del maestro svizzero.
Lo scenario è quello altisonante del salone dei Cinquecento di
Palazzo Vecchio, nella Firenze che non vuole nessun contatto con l'architettura
contemporanea, se non quella squallida che produce un ex radicale come
Natalini, o come dice qualcuno "Naftalini", nell'area di Novoli.
Per Tschumi "l'architettura non è indipendente dalle altre discipline", non a caso cita il cinema quale arte da cui imparare il movimento, la sequenza, ma soprattutto il montaggio. "architettura = spazio-evento-movimento" Quello
che stupisce dell'architetto svizzero figlio di Jean Tschumi, noto architetto
del moderno, è la semplicità con la quale si pone verso
gli altri, diverso in tutto dal suo alter ego Koolhaas, ciò si
denota anche nell'approccio progettuale del cantiere pechinese. Lì
in evidente polemica con altri colleghi, H&DM e Koolhaas, progetta
una struttura alveolare in orizzontale realizzata in lattice, in contrapposizione
alla verticalità estrema delle nuove architetture occidentali che
verranno costruite nella capitale cinese. Tschumi lavora in un edificio
industriale pre-esistente, la 'Factory 798', destinato a cantiere di arte
contemporanea perciò con necessità di una certa elasticità
nel collocare le funzioni, di qui la scelta del materiale. "L'architettura non è solo quello che si costruisce ma quello che si scrive, si pubblica non c'è un concetto unico di architettura": molti architetti per Tschumi cercano di partecipare al movimento del consumismo. Le occasioni di ascoltare i protagonisti dell'architettura sono sempre più frequenti, si denota però l'assenza di una educazione alla cultura architettonica, in questo l'Osservatorio sull'architettura si distingue per aver scelto un tema, "L'architettura come linguaggio", che può essere ricercato non solo nei soliti noti ma soprattutto in quegli architetti "sconosciuti", che producono linguaggi e teorie architettoniche sperimentali in Italia e nel mondo.
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