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Una
mattina l'America si svegliò sconvolta da una insolita giornata
di violenza. Los Angeles era in preda al caos, scossa da un crescendo
di scontri, incendi e distruzioni. Da un singolo incidente, il pestaggio
da parte della polizia di un automobilista nero, sospettato di essere
in stato di ubriachezza, e dal successivo giudizio di assoluzione pronunciato
dal tribunale nei confronti degli agenti coinvolti era scaturita un'esplosione
di furia popolare senza precedenti.
Cominciava la più violenta rivolta urbana del secolo. Al grido
di:"No Justice, No Peace!" si scatenava un moto di piazza di
dimensioni tali che solo a fatica può essere fatto rientrare nella
categoria del riot, se se ne considerano la forza, l'estensione e la durata.
Quasi una settimana di scontri e saccheggi, circa 60 morti e 3000 feriti,
12.500 tra fermati e arrestati, 300 negozi devastati e incendiati, danni
per circa un miliardo di dollari, nel complesso "la più costosa
rivolta della storia americana". Quando l'intervento di contingenti
militari ha infine domato il riot, lo spettacolo offerto dalle macerie
era sconvolgente. Pare che persino Bush senior sia rimasto così
impressionato dalla passeggiata che gli fu fatta fare tra le rovine di
quello che un tempo era il quartiere di South Central L.A. da decidere
un consistente intervento di aiuto economico alla città, in aperto
contrasto con le sue convinzioni iperliberiste e con l'orientamento prevalente
nel governo per cui dal punto di vista finanziario le città dovevano
"cavarsela da sole".
Molte le letture dell'evento, ormai storicizzato. Il quadro generale è
stato ricondotto ad una crisi dell'economia regionale, che avrebbe avuto
una pesante ricaduta su alcuni strati della società, e in particolare
sugli abitanti del già degradato South Central, alimentando una
serie di tensioni poi sfociate nella rivolta. In particolare da tempo
si sarebbero creati contrasti e rivalità tra la "comunità"
Afro-americana e quella Coreano-americana. Le interpretazioni prevalenti
tendono perciò a leggere gli avvenimenti in una chiave storiografica
di "corsi e ricorsi" della storia americana. Si sarebbe trattato
fondamentalmente di scontri di natura "etnica", dell'ennesima
manifestazione di quella "urban underclass" che ha contraddistinto
con la sua turbolenza e il suo imprevedibile esplodere anche altri periodi
della storia statunitense del XX secolo. Il parallelo che viene più
frequentemente avanzato è quello con la rivolta di Watts, il ghetto
nero che diede vita ad un memorabile sollevamento di massa nel '65, che
spazzò via le illusioni integrazioniste dell'epoca Johnsoniana.
Ma considerare la rivolta del '92 unicamente come un tassello in più,
un ulteriore episodio di una lunga e tormentata storia americana di regolazione
dei rapporti tra diverse componenti etniche della popolazione urbana equivale
ad eluderne degli aspetti importanti.
Altre interpretazioni segnalano che la rivolta ha rappresentato uno spartiacque,
dato che ha fatto compiere un salto decisivo alla città in direzione
della sua sempre più accentuata vocazione globale. Si sarebbe trattato
della prima esplosione di una "metropoli multinazionale", in
cui l'antagonismo tra bianchi e neri rappresenta solo una, anche se essenziale,
delle componenti. Diventa quindi sempre più difficile sostenere
l'ipotesi dello specifico americano, come perdono egualmente di senso
le letture che riconducono gli eventi alla dinamica del riot tradizionale,
dato che questo solitamente coinvolge due gruppi o "comunità",
in genere i bianchi e "gli altri". La battaglia di Los Angeles
che vede protagonisti latinos, coreani, neri, gangs, classi pericolose
della più varia composizione, non è più riconducibile
a un "noi contro di loro", ma è un puzzle infinitamente
più complesso.
In questi termini il problema non pare essere più quello del riproporsi
di una vicenda "interna" statunitense, dell'"eterno ritorno"
della mai risolta questione delle minoranze nella storia della città
americana. Al contrario questa ipotesi si svela solo come tentativo rassicurante
di riportare quanto avvenuto a degli schemi consueti, mentre è
necessario invece far slittare tutta la questione su di un diverso piano,
rinviandola alle modificazioni che hanno investito il contesto internazionale.
E' possibile ipotizzare che nel riot si sia invece consumata l'esplosione
di una crisi con radici molto più remote, che in esso siano emerse
contraddizioni che rinviano decisamente a una dimensione globale.
Va ricordato che Los Angeles è un modello originale di megalopoli,
una serie di insediamenti diffusi, disseminati, una non-città sparpagliata
su di un territorio enorme, priva di una centralità chiaramente
definita. Inoltre la città è stata meta di flussi migratori
senza precedenti a partire dagli anni Ottanta: sono stati stimati in 5-600.000
i nuovi arrivi annui. E' in quest'epoca che sono cresciute in essa le
tensioni, che è nata una città divisa in due, da una parte
la scintillante metropoli d'importanza mondiale, dall'altra la "capitale
del terzo mondo" della povertà crescente e dei senza tetto.
La città si è così trovata sospinta tra le più
importanti Città globali, ma ha sperimentato una ulteriore polarizzazione
dal punto di vista sociale e spaziale, che ha completamente rimescolato
le carte della distribuzione della popolazione nelle diverse aree. Nelle
periferie della "città degli angeli" le presenze dei
migranti si incrociano, si scontrano, si misurano le une con le altre,
in una sommaria valutazione delle forze reciproche, senza mai giungere
a costituire un'immagine di senso della città che presenti caratteristiche
comuni.
A Los Angeles si fanno i conti con la fine di una determinata storia della
città. Se è vero che in essa alligna una questione sociale
che non è immediatamente "spazializzata" come quella
europea, dato che qui la banlieue è ovunque, questa "perdita
del centro" non promette nessuna possibile ricomposizione. I fatti
del '92 si profilano come un tipo nuovo di violenza collettiva, che coinvolge
più gruppi, e che ha luogo in un teatro spaziale che sempre meno
ricorda l'immagine consueta di città. Le radici della rivolta stanno
nelle forze del mutamento sociale e spaziale che attraversa il pianeta,
nell'internazionalizzazione della forza lavoro migrante e nel suo sradicamento.
Il riot ha posto una serie di questioni che allungano la loro ombra su
tutto il pianeta: oggi studiare Los Angeles vuol dire riflettere sul futuro
non solo dell'America, ma del mondo intero.
Agostino
Petrillo
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