Francesco Gastaldi
E DOPO IL 2004?NECESSITA' DI SGUARDI E DI AZIONI SU UN'ALTRA GENOVA
ESTRATTO DI GOMORRA 8/2005

 


I grandi eventi hanno giocato un ruolo importante nel quadro della trasformazione di Genova mettendo in campo una gran quantità di risorse economiche, attivando il capitale sociale e risollevando l'orgoglio della città. Il 2004, anno di Genova Città europea della cultura ha consolidato il nuovo ruolo della città nel panorama dei flussi turistici e culturali. Terminato questo periodo la città dovrà avviare una fase di riflessione che sembra orientarsi su due linee:

- da un lato una valutazione dell'efficacia e dell'impatto dell'iniziativa, andamento delle presenze, incremento dei flussi turistici e degli effetti indotti anche sul sistema economico locale;

- d'altro canto le possibili forme di istituzionalizzazione e di permanenza nel tempo delle forme organizzative e delle modalità procedurali attraverso cui sono state realizzate le operazioni di manutenzione urbana e le iniziative culturali con cui la città si è presentata rinnovata ad un pubblico vasto.

In poche parole, come capitalizzare, anche per il futuro, il grande sforzo nell'agire amministrativo, organizzativo, gestionale e di promozione che è stato compiuto nel 2004? Come estendere spazialmente e temporalmente gli effetti di questa "rinascita"? In che modo diffondere ad altre parti di città gli elementi virtuosi che si sono verificati?
Secondo alcuni osservatori, con la fine del 2004 sembra giunto alla fine un ciclo che ha i suoi prodromi alla metà degli anni Ottanta quando la Regione Liguria, il comune di Genova e il Consorzio Autonomo del Porto siglarono il "Protocollo di intesa" che sanciva la dismissione dei vecchi moli per recuperarli ad usi turistici e diportistici. Tale percorso ha un punto di svolta significativo con l'esposizione internazionale "Cristoforo Colombo: la nave e il mare" (chiamata "Expo Colombiana"). Da allora molti soggetti e molte risorse della città si sono concentrate sulla costruzione e successiva realizzazione di iniziative volte al recupero del centro storico e del waterfront. Per molti anni gli interventi di trasformazione di queste aree sono stati motivati da due "assiomi":

- la necessità di concentrare molte attenzioni sulla parte antica della città perché è questa la vera periferia di Genova, nel senso di "quartiere in crisi" all'interno del quale si sommano, in modo cumulativo, varie forme di problematicità e di disagio;
- il recupero virtuoso come mezzo per promuovere l'intero sistema urbano; da un rinnovamento della parte centrale, e da un rapporto sinergico fra questa e l'area del porto storico, può derivare un beneficio complessivo che possa supportare la transizione da una realtà industriale ad una di tipo diversificato dove, accanto ad alcune attività tradizionali, il rilancio a fini turistici e culturali svolge un ruolo di primo piano.

Se è vero che la zona centrale sommava (e ancora in parte somma) in sé vari problemi, erano anche evidenti le grandi potenzialità su cui far leva per mettere in atto possibili processi di rigenerazione urbana. A poco a poco il binomio waterfront e Centro storico si è consolidato e ha ottenuto consenso anche in molte forze politiche e sociali legate al modello di città operaia. Il percorso è stato lungo e travagliato, non esente da difficoltà, ma ha prevalso e si è rivelato vincente. Occorre infatti considerare che le prime ipotesi sulla dismissione dall'uso commerciale del porto antico vengono formulate nella prima metà degli anni Sessanta l'urbanista francese Robert Auzelle che fa parte della commissione incaricata della revisione del Piano Regolatore Generale (PRG) della città e che occorrano alcuni decenni di una lenta maturazione del consenso e della condivisione della città perché si passi ad una fase realizzativa.

Interrogativi sul futuro
Il 2004 segnerà la fine della stagione dei grandi eventi (Expo del 1992, G8 Meeting, Città Europea della cultura) per Genova? La città saprà candidarsi ad ospitare altre iniziative, occasioni ed opportunità per accedere a finanziamenti o si dovrà avviare una fase di politiche di tipo ordinario? Probabilmente, dopo il grande impegno finanziario che ha coinvolto gli enti locali, alcuni soggetti privati e le fondazioni bancarie in vista del 2004, si avvierà un periodo di minor disponibilità di risorse? Gli attori di politiche pubbliche dovranno fare lo sforzo di iniziare a tematizzare ed affrontare nuove problematiche?

Ci sono molte questioni aperte che fanno capolino in modo discontinuo o che sono presenti nell'agenda politica senza che ne scaturiscano soluzioni definitive e condivise, temi forse più scomodi e su cui è difficile ottenere un consenso diffuso. Il recupero delle grandi aree industriali dismesse del ponente genovese nella seconda metà degli anni Novanta ha fatto grandi passi in avanti ed altre operazioni sono avviate. Se è possibile nutrire dei dubbi sulle soluzioni formali di molti degli interventi realizzati, deve comunque rilevarsi come le operazioni siano avvenute in tempi abbastanza rapidi invertendo le tendenze all'abbandono e al degrado. Ma si propongono questioni più impegnative e problematiche che dovranno essere affrontate cercando di coniugare una varietà di opinioni, di controversie e di ipotesi in campo: é il caso delle grandi questioni infrastrutturali, delle nuove relazioni di problematica integrazione fra porto e città e della qualità dell'abitare nei grandi quartieri di edilizia residenziale pubblica.

Il problema del potenziamento delle infrastrutture ha posto negli ultimi anni questioni assai spinose legate all'impatto ambientale e sociale dei nuovi tracciati in un territorio ad elevata complessità dal punto di vista orografico. Se tutti sono concordi nel rimarcare il deficit infrastrutturale che interessa l'area metropolitana genovese e l'assoluta necessità di avviare soluzioni ritenute indispensabili per attivare processi di sviluppo, sulle possibili soluzioni negli ultimi anni è maturato un panorama vasto di soluzioni, con presupposti di fattibilità concreta assai variegati. Alcune ipotesi di nuovi tracciati di cui si è dibattuto hanno evidenziato una presunzione di consenso o un'errata valutazione dei problemi di accettazione da parte di abitanti ed istituzioni locali. In altri casi si è privilegiato un "effetto annuncio" per opere che di volta in volta si dichiarano "cantierabili", ma che non si trasformano in fatti concreti.

Lo sviluppo del porto a Ponente pone da molti anni problemi di difficile integrazione con le realtà urbane esistenti che, dopo aver sopportato il profondo snaturamento del rapporto della città lineare con il mare, attualmente subiscono gli effetti di ingenti quantità di traffico ed inquinamento dovuto a mezzi pesanti che trasportano le merci portuali; in tal senso, la realizzazione di queste opere potrebbe avere importanti ricadute sul miglioramento della qualità della vita degli abitanti di quell'area.
Infine, emerge un tema su cui la città dovrà necessariamente dibattere nel prossimo futuro: quello dei grandi quartieri di edilizia residenziale, prevalentemente pubblica, che non ha trovato finora adeguato riscontro nell'agenda politica. Sono proprio questi ultimi, costruiti durante le diverse fasi delle emergenze abitative del dopoguerra, a porre nuovi interrogativi e domande ancora in attesa di soluzione.

Nuovi fronti di azione e nuovi approcci al tema della rigenerazione urbana
Il miglioramento della qualità abitativa ed ambientale dei grandi quartieri di edilizia residenziale pubblica sviluppatisi fra gli anni Settanta ed Ottanta, in aree prevalentemente marginali, rappresenta un nodo problematico con cui gli attori pubblici dovranno confrontarsi in modo più sistematico nel prossimo futuro. Se si escludono i casi di Sant'Eusebio, Granarolo e Quarto, gran parte di questi quartieri si trovano (Voltri 2, Begato, Cà Nuova, Pegli 3) in quel Ponente che ha subito i più grandi processi di trasformazione e di crisi del tradizionale tessuto produttivo industriale. In situazioni spesso assai compromesse dal punto di vista sociale, il mancato intervento comporterebbe una riduzione dei possibili margini di reversibilità delle tendenze in atto. D'altro canto, questi quartieri possono rappresentare l'occasione per sperimentare nuove modalità di intervento, ridefinire modalità di azione e di risoluzione dei problemi per riportare al centro dell'agenda politica un tema troppo a lungo trascurato.

Terminata ormai da molto tempo la fase di domanda abitativa di tipo quantitativo, oggi le tematiche da affrontare riguardano il degrado fisico, la bassa qualità abitativa e degli spazi pubblici, i fenomeni assai frequenti di marginalità e di impoverimento sociale, l'assenza di servizi e infrastrutture di base. Ancora oggi, forme di stigmatizzazione connotano gli abitanti dei quartieri più difficili della periferia genovese (spesso situati in luoghi profondamente snaturamenti sul piano fisico, morfologico e dell'identità locale) e nuove emergenze abitative che si registrano per effetto dei nuovi fenomeni migratori dovuti agli extracomunitari. Se questi ultimi, tradizionalmente, trovavano una soluzione abitativa, spesso inadeguata e precaria, nel Centro storico della città oggi i nuovi processi di riqualificazione, di gentrification e l'insediamento di nuovi abitanti di tipo elitario con contemporanea espulsione di popolazione debole e marginale, ne favoriscono una redistribuzione su tutto il territorio comunale. In molte realtà periferiche un nuovo disagio tende a sommarsi a quello già esistente.

Il presente scritto, oltre a porre l'attenzione sul problema, tenta di interrogarsi sul tipo di politiche per le periferie genovesi. Occorre forse un ribaltamento di approccio, un cambiamento culturale sia da parte degli attori di politiche pubbliche, sia da parte dei residenti e dei possibili beneficiari delle azioni: a Genova i grandi quartieri residenziali non devono essere considerati solo come un problema, talvolta nascosto e non tematizzato, poiché possono rappresentare una ricchezza potenziale e in gran parte inesplorata per mettere in atto processi di riqualificazione fisica e rigenerazione in campo sociale ed economico a scala locale.

Possono rappresentare un'occasione per sperimentare nuove tipologie di intervento, nuove interazioni fra istituzioni pubbliche e cittadini che possano valorizzare, reinterpretare attivamente, riutilizzare le risorse presenti in questi quartieri. La dimensione sociale dell'intervento può essere esplicita e prevedere azioni ad hoc o costituire un esito comunque ricercato, l'importante è che ci sia un legame multidimensionale ed una integrazione fra dimensione fisica, economica e sociale che possa migliorare le condizioni di queste aree. I limiti degli interventi che prevedono un'azione sulle soli parti fisiche sono ormai del tutto evidenti e ampiamente studiati, può essere opportuna l'individuazione di nuove opportunità economiche, anche attraverso l'offerta di patrimonio edilizio e varie forme di agevolazioni a nuovi settori di attività.

La rigenerazione urbana dei grandi quartieri di edilizia residenziale pubblica presuppone un approccio bottom-up con forme di coinvolgimento, corresponsabilizzazione e partecipazione dei soggetti insediati nell'area da cui attingere conoscenze e risorse che si può accompagnare con un inquadramento strategico dell'intero ambito urbano con un coordinamento dall'alto. La condivisione delle scelte si attua attraverso la partecipazione e il protagonismo attivo degli abitanti e dei soggetti beneficiari delle azioni e garantendo la trasparenza dei processi in realtà urbane assai complesse che esprimono una pluralità di bisogni ed interessi. La nuova domanda di efficacia delle azioni finalizzate al miglioramento delle condizioni di vita e della qualità dell'abitare di questi quartieri implica un grande sforzo di comunicazione e condivisione affinché i conflitti si riducano e il consenso agevoli il risultato che si intende perseguire. In un quadro di indebolimento delle tradizionali forme di rappresentanza e di risorse economiche pubbliche sempre più scarse, è necessario un sistema di accordi inclusivi che possa migliorare l'efficacia delle azioni, indagare la natura dei bisogni e delle possibili risposte ai problemi emergenti.

In queste realtà, assai problematiche e oggettivamente difficili, l'azione amministrativa, per essere nel contempo efficace ed autorevole, deve fondarsi su elementi di interazione sociale, collaborazione interistituzionale e di ricerca del consenso. I diversi soggetti locali (pubblici o privati, istituzionali e non, formali o informali) possono essere portatori di risorse, di conoscenze, di intelligenze utili a interpretare la complessità e la natura dei bisogni e a migliorare l'efficacia e l'articolazione del processo decisionale e di scelta degli interventi. Questi ultimi, una volta avviati, devono essere in grado mettere in moto processi e di sostenersi in modo autopropulsivo nel tempo in un quadro di miglioramento complessivo della competitività del sistema urbano.

Conclusioni
Il 2004 è stato un anno di risveglio e di protagonismo per la città di Genova, le zone centrali ampiamente rinnovate, gli eventi ospitati, una nuova immagine proiettata sull'esterno, rendono la realtà urbana più dinamica e aperta, ma cosa succederà al termine di questo periodo che probabilmente sancirà la fine della stagione dei grandi eventi? L'insieme molto vasto di soggetti si è impegnato e si é mobilitato per la realizzazione di eventi, mostre ed iniziative saprà valorizzare queste esperienze per creare nuove opportunità? Il nuovo clima di vivacità sociale che si è sviluppato potrà aumenterà la propensione all'innovazione e agli investimenti anche da parte di soggetti privati?
Il contributo si è soffermato ad analizzare la necessità di estendere ad altre parti della città i processi di rigenerazione urbana che hanno interessato le aree centrali e il waterfront urbano; in particolare sono le aree di edilizia pubblica della val Polcevera e del Ponente ad offrire un quadro problematico che attende di essere affrontato in modo sistematico e contemporaneamente innovativo.

Il futuro di queste aree dipenderà anche da alcune nuove opportunità ed occasioni, di cui è difficile prevedere, al momento attuale, l'esito, come la progettualita del Tecnology Village di Erzelli e il futuro della parziale dismissione del polo siderurgico di Cornigliano. Tuttavia un rilancio dell'intera area del Ponente non potrà prescindere dagli interventi delle istituzioni pubbliche sui grandi quartieri residenziali che possano agire da stimolo, sollecitazione, e coordinamento per azioni di altri soggetti e attori locali.

Francesco Gastaldi

Francesco Gastaldi
architetto, ha conseguito il dottorato di ricerca in Pianificazione Territoriale e Sviluppo Locale presso il Politecnico di Torino. E' attualmente assegnista di ricerca presso il Dipartimento Polis dell'Università degli Studi di Genova. Ha svolto attività di ricerca su temi riguardanti le politiche di sviluppo locale e la gestione urbana.
Ha partecipato a ricerche MIUR e di Ateneo, ricerche e consulenze per soggetti pubblici e privati. Autore di articoli, saggi e pubblicazioni tra cui si segnala il volume: Francesco Gastaldi, Valeria Fedeli (a cura di), Pratiche strategiche di pianificazione, FrancoAngeli, Milano, 2004 sulle sperimentazioni di pianificazione strategica in Italia.


Bibliografia

Gastaldi F. (2004a), "Verso una Genova post-industriale?" in Rugafiori P. (a cura di), Genova del Saper Fare. Lavoro, imprese, tecnologie, Skirà Editore, Milano, pagg. 152-161

Gastaldi F. (2004b), "Scenari di trasformazione e di futuro per Genova tra economia e territorio" in L'Architettura. Cronache e storia n. 587, pagg. 661-663

Gastaldi F. (2004c), "Genova: la difficile transizione" in Equilibri n. 1, pagg. 29-37

Petrillo A. (2004), "Dopo la grande tristezza. Ripensando vent'anni di periferie genovesi" in Urbanistica Informazioni n. 193, pagg. 41-42

Seassaro L., Gastaldi F. (2002), "Genova. Riconversione produttiva e qualità ambientale", in Palermo P.C., Savoldi P. (a cura di), Il programma Urban e l'innovazione delle politiche urbane. Esperienze locali: contesti, programmi, azioni, FrancoAngeli, Milano, pp. 193-205


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