I
grandi eventi hanno giocato un ruolo importante nel quadro della trasformazione
di Genova mettendo in campo una gran quantità di risorse economiche,
attivando il capitale sociale e risollevando l'orgoglio della città.
Il 2004, anno di Genova Città europea della cultura ha consolidato
il nuovo ruolo della città nel panorama dei flussi turistici e culturali.
Terminato questo periodo la città dovrà avviare una fase di
riflessione che sembra orientarsi su due linee:
- da un lato una valutazione dell'efficacia e dell'impatto dell'iniziativa,
andamento delle presenze, incremento dei flussi turistici e degli effetti
indotti anche sul sistema economico locale;
- d'altro canto le possibili forme di istituzionalizzazione e di permanenza
nel tempo delle forme organizzative e delle modalità procedurali
attraverso cui sono state realizzate le operazioni di manutenzione urbana
e le iniziative culturali con cui la città si è presentata
rinnovata ad un pubblico vasto.
In poche parole, come capitalizzare, anche per il futuro, il grande sforzo
nell'agire amministrativo, organizzativo, gestionale e di promozione che
è stato compiuto nel 2004? Come estendere spazialmente e temporalmente
gli effetti di questa "rinascita"? In che modo diffondere ad altre
parti di città gli elementi virtuosi che si sono verificati?
Secondo alcuni osservatori, con la fine del 2004 sembra giunto alla fine
un ciclo che ha i suoi prodromi alla metà degli anni Ottanta quando
la Regione Liguria, il comune di Genova e il Consorzio Autonomo del Porto
siglarono il "Protocollo di intesa" che sanciva la dismissione
dei vecchi moli per recuperarli ad usi turistici e diportistici. Tale percorso
ha un punto di svolta significativo con l'esposizione internazionale "Cristoforo
Colombo: la nave e il mare" (chiamata "Expo Colombiana").
Da allora molti soggetti e molte risorse della città si sono concentrate
sulla costruzione e successiva realizzazione di iniziative volte al recupero
del centro storico e del waterfront. Per molti anni gli interventi di trasformazione
di queste aree sono stati motivati da due "assiomi":
- la necessità di concentrare molte attenzioni sulla parte antica
della città perché è questa la vera periferia di Genova,
nel senso di "quartiere in crisi" all'interno del quale si sommano,
in modo cumulativo, varie forme di problematicità e di disagio;
- il recupero virtuoso come mezzo per promuovere l'intero sistema urbano;
da un rinnovamento della parte centrale, e da un rapporto sinergico fra
questa e l'area del porto storico, può derivare un beneficio complessivo
che possa supportare la transizione da una realtà industriale ad
una di tipo diversificato dove, accanto ad alcune attività tradizionali,
il rilancio a fini turistici e culturali svolge un ruolo di primo piano.
Se è vero che la zona centrale sommava (e ancora in parte somma)
in sé vari problemi, erano anche evidenti le grandi potenzialità
su cui far leva per mettere in atto possibili processi di rigenerazione
urbana. A poco a poco il binomio waterfront e Centro storico si è
consolidato e ha ottenuto consenso anche in molte forze politiche e sociali
legate al modello di città operaia. Il percorso è stato lungo
e travagliato, non esente da difficoltà, ma ha prevalso e si è
rivelato vincente. Occorre infatti considerare che le prime ipotesi sulla
dismissione dall'uso commerciale del porto antico vengono formulate nella
prima metà degli anni Sessanta l'urbanista francese Robert Auzelle
che fa parte della commissione incaricata della revisione del Piano Regolatore
Generale (PRG) della città e che occorrano alcuni decenni di una
lenta maturazione del consenso e della condivisione della città perché
si passi ad una fase realizzativa.
Interrogativi
sul futuro
Il 2004 segnerà la fine della stagione dei grandi eventi (Expo
del 1992, G8 Meeting, Città Europea della cultura) per Genova?
La città saprà candidarsi ad ospitare altre iniziative,
occasioni ed opportunità per accedere a finanziamenti o si dovrà
avviare una fase di politiche di tipo ordinario? Probabilmente, dopo il
grande impegno finanziario che ha coinvolto gli enti locali, alcuni soggetti
privati e le fondazioni bancarie in vista del 2004, si avvierà
un periodo di minor disponibilità di risorse? Gli attori di politiche
pubbliche dovranno fare lo sforzo di iniziare a tematizzare ed affrontare
nuove problematiche?
Ci sono molte questioni aperte che fanno capolino in modo discontinuo
o che sono presenti nell'agenda politica senza che ne scaturiscano soluzioni
definitive e condivise, temi forse più scomodi e su cui è
difficile ottenere un consenso diffuso. Il recupero delle grandi aree
industriali dismesse del ponente genovese nella seconda metà degli
anni Novanta ha fatto grandi passi in avanti ed altre operazioni sono
avviate. Se è possibile nutrire dei dubbi sulle soluzioni formali
di molti degli interventi realizzati, deve comunque rilevarsi come le
operazioni siano avvenute in tempi abbastanza rapidi invertendo le tendenze
all'abbandono e al degrado. Ma si propongono questioni più impegnative
e problematiche che dovranno essere affrontate cercando di coniugare una
varietà di opinioni, di controversie e di ipotesi in campo: é
il caso delle grandi questioni infrastrutturali, delle nuove relazioni
di problematica integrazione fra porto e città e della qualità
dell'abitare nei grandi quartieri di edilizia residenziale pubblica.
Il problema del potenziamento delle infrastrutture ha posto negli ultimi
anni questioni assai spinose legate all'impatto ambientale e sociale dei
nuovi tracciati in un territorio ad elevata complessità dal punto
di vista orografico. Se tutti sono concordi nel rimarcare il deficit infrastrutturale
che interessa l'area metropolitana genovese e l'assoluta necessità
di avviare soluzioni ritenute indispensabili per attivare processi di
sviluppo, sulle possibili soluzioni negli ultimi anni è maturato
un panorama vasto di soluzioni, con presupposti di fattibilità
concreta assai variegati. Alcune ipotesi di nuovi tracciati di cui si
è dibattuto hanno evidenziato una presunzione di consenso o un'errata
valutazione dei problemi di accettazione da parte di abitanti ed istituzioni
locali. In altri casi si è privilegiato un "effetto annuncio"
per opere che di volta in volta si dichiarano "cantierabili",
ma che non si trasformano in fatti concreti.
Lo sviluppo del porto a Ponente pone da molti anni problemi di difficile
integrazione con le realtà urbane esistenti che, dopo aver sopportato
il profondo snaturamento del rapporto della città lineare con il
mare, attualmente subiscono gli effetti di ingenti quantità di
traffico ed inquinamento dovuto a mezzi pesanti che trasportano le merci
portuali; in tal senso, la realizzazione di queste opere potrebbe avere
importanti ricadute sul miglioramento della qualità della vita
degli abitanti di quell'area.
Infine, emerge un tema su cui la città dovrà necessariamente
dibattere nel prossimo futuro: quello dei grandi quartieri di edilizia
residenziale, prevalentemente pubblica, che non ha trovato finora adeguato
riscontro nell'agenda politica. Sono proprio questi ultimi, costruiti
durante le diverse fasi delle emergenze abitative del dopoguerra, a porre
nuovi interrogativi e domande ancora in attesa di soluzione.
Nuovi
fronti di azione e nuovi approcci al tema della rigenerazione urbana
Il miglioramento della qualità abitativa ed ambientale dei grandi
quartieri di edilizia residenziale pubblica sviluppatisi fra gli anni
Settanta ed Ottanta, in aree prevalentemente marginali, rappresenta un
nodo problematico con cui gli attori pubblici dovranno confrontarsi in
modo più sistematico nel prossimo futuro. Se si escludono i casi
di Sant'Eusebio, Granarolo e Quarto, gran parte di questi quartieri si
trovano (Voltri 2, Begato, Cà Nuova, Pegli 3) in quel Ponente che
ha subito i più grandi processi di trasformazione e di crisi del
tradizionale tessuto produttivo industriale. In situazioni spesso assai
compromesse dal punto di vista sociale, il mancato intervento comporterebbe
una riduzione dei possibili margini di reversibilità delle tendenze
in atto. D'altro canto, questi quartieri possono rappresentare l'occasione
per sperimentare nuove modalità di intervento, ridefinire modalità
di azione e di risoluzione dei problemi per riportare al centro dell'agenda
politica un tema troppo a lungo trascurato.
Terminata ormai da molto tempo la fase di domanda abitativa di tipo quantitativo,
oggi le tematiche da affrontare riguardano il degrado fisico, la bassa
qualità abitativa e degli spazi pubblici, i fenomeni assai frequenti
di marginalità e di impoverimento sociale, l'assenza di servizi
e infrastrutture di base. Ancora oggi, forme di stigmatizzazione connotano
gli abitanti dei quartieri più difficili della periferia genovese
(spesso situati in luoghi profondamente snaturamenti sul piano fisico,
morfologico e dell'identità locale) e nuove emergenze abitative
che si registrano per effetto dei nuovi fenomeni migratori dovuti agli
extracomunitari. Se questi ultimi, tradizionalmente, trovavano una soluzione
abitativa, spesso inadeguata e precaria, nel Centro storico della città
oggi i nuovi processi di riqualificazione, di gentrification e l'insediamento
di nuovi abitanti di tipo elitario con contemporanea espulsione di popolazione
debole e marginale, ne favoriscono una redistribuzione su tutto il territorio
comunale. In molte realtà periferiche un nuovo disagio tende a
sommarsi a quello già esistente.
Il presente scritto, oltre a porre l'attenzione sul problema, tenta di
interrogarsi sul tipo di politiche per le periferie genovesi. Occorre
forse un ribaltamento di approccio, un cambiamento culturale sia da parte
degli attori di politiche pubbliche, sia da parte dei residenti e dei
possibili beneficiari delle azioni: a Genova i grandi quartieri residenziali
non devono essere considerati solo come un problema, talvolta nascosto
e non tematizzato, poiché possono rappresentare una ricchezza potenziale
e in gran parte inesplorata per mettere in atto processi di riqualificazione
fisica e rigenerazione in campo sociale ed economico a scala locale.
Possono rappresentare un'occasione per sperimentare nuove tipologie di
intervento, nuove interazioni fra istituzioni pubbliche e cittadini che
possano valorizzare, reinterpretare attivamente, riutilizzare le risorse
presenti in questi quartieri. La dimensione sociale dell'intervento può
essere esplicita e prevedere azioni ad hoc o costituire un esito comunque
ricercato, l'importante è che ci sia un legame multidimensionale
ed una integrazione fra dimensione fisica, economica e sociale che possa
migliorare le condizioni di queste aree. I limiti degli interventi che
prevedono un'azione sulle soli parti fisiche sono ormai del tutto evidenti
e ampiamente studiati, può essere opportuna l'individuazione di
nuove opportunità economiche, anche attraverso l'offerta di patrimonio
edilizio e varie forme di agevolazioni a nuovi settori di attività.
La rigenerazione urbana dei grandi quartieri di edilizia residenziale
pubblica presuppone un approccio bottom-up con forme di coinvolgimento,
corresponsabilizzazione e partecipazione dei soggetti insediati nell'area
da cui attingere conoscenze e risorse che si può accompagnare con
un inquadramento strategico dell'intero ambito urbano con un coordinamento
dall'alto. La condivisione delle scelte si attua attraverso la partecipazione
e il protagonismo attivo degli abitanti e dei soggetti beneficiari delle
azioni e garantendo la trasparenza dei processi in realtà urbane
assai complesse che esprimono una pluralità di bisogni ed interessi.
La nuova domanda di efficacia delle azioni finalizzate al miglioramento
delle condizioni di vita e della qualità dell'abitare di questi
quartieri implica un grande sforzo di comunicazione e condivisione affinché
i conflitti si riducano e il consenso agevoli il risultato che si intende
perseguire. In un quadro di indebolimento delle tradizionali forme di
rappresentanza e di risorse economiche pubbliche sempre più scarse,
è necessario un sistema di accordi inclusivi che possa migliorare
l'efficacia delle azioni, indagare la natura dei bisogni e delle possibili
risposte ai problemi emergenti.
In queste realtà, assai problematiche e oggettivamente difficili,
l'azione amministrativa, per essere nel contempo efficace ed autorevole,
deve fondarsi su elementi di interazione sociale, collaborazione interistituzionale
e di ricerca del consenso. I diversi soggetti locali (pubblici o privati,
istituzionali e non, formali o informali) possono essere portatori di
risorse, di conoscenze, di intelligenze utili a interpretare la complessità
e la natura dei bisogni e a migliorare l'efficacia e l'articolazione del
processo decisionale e di scelta degli interventi. Questi ultimi, una
volta avviati, devono essere in grado mettere in moto processi e di sostenersi
in modo autopropulsivo nel tempo in un quadro di miglioramento complessivo
della competitività del sistema urbano.
Conclusioni
Il 2004 è stato un anno di risveglio e di protagonismo per la città
di Genova, le zone centrali ampiamente rinnovate, gli eventi ospitati,
una nuova immagine proiettata sull'esterno, rendono la realtà urbana
più dinamica e aperta, ma cosa succederà al termine di questo
periodo che probabilmente sancirà la fine della stagione dei grandi
eventi? L'insieme molto vasto di soggetti si è impegnato e si é
mobilitato per la realizzazione di eventi, mostre ed iniziative saprà
valorizzare queste esperienze per creare nuove opportunità? Il
nuovo clima di vivacità sociale che si è sviluppato potrà
aumenterà la propensione all'innovazione e agli investimenti anche
da parte di soggetti privati?
Il contributo si è soffermato ad analizzare la necessità
di estendere ad altre parti della città i processi di rigenerazione
urbana che hanno interessato le aree centrali e il waterfront urbano;
in particolare sono le aree di edilizia pubblica della val Polcevera e
del Ponente ad offrire un quadro problematico che attende di essere affrontato
in modo sistematico e contemporaneamente innovativo.
Il futuro di queste aree dipenderà anche da alcune nuove opportunità
ed occasioni, di cui è difficile prevedere, al momento attuale,
l'esito, come la progettualita del Tecnology Village di Erzelli e il futuro
della parziale dismissione del polo siderurgico di Cornigliano. Tuttavia
un rilancio dell'intera area del Ponente non potrà prescindere
dagli interventi delle istituzioni pubbliche sui grandi quartieri residenziali
che possano agire da stimolo, sollecitazione, e coordinamento per azioni
di altri soggetti e attori locali.
Francesco
Gastaldi
Francesco
Gastaldi
architetto,
ha conseguito il dottorato di ricerca in Pianificazione Territoriale e
Sviluppo Locale presso il Politecnico di Torino. E' attualmente assegnista
di ricerca presso il Dipartimento Polis dell'Università degli Studi
di Genova. Ha svolto attività di ricerca su temi riguardanti le
politiche di sviluppo locale e la gestione urbana.
Ha partecipato a ricerche MIUR e di Ateneo, ricerche e consulenze per
soggetti pubblici e privati. Autore di articoli, saggi e pubblicazioni
tra cui si segnala il volume: Francesco Gastaldi, Valeria Fedeli (a cura
di), Pratiche strategiche di pianificazione, FrancoAngeli, Milano, 2004
sulle sperimentazioni di pianificazione strategica in Italia.
Bibliografia
Gastaldi
F. (2004a), "Verso una Genova post-industriale?" in Rugafiori
P. (a cura di), Genova del Saper Fare. Lavoro, imprese, tecnologie, Skirà
Editore, Milano, pagg. 152-161
Gastaldi
F. (2004b), "Scenari di trasformazione e di futuro per Genova tra
economia e territorio" in L'Architettura. Cronache e storia n. 587,
pagg. 661-663
Gastaldi
F. (2004c), "Genova: la difficile transizione" in Equilibri
n. 1, pagg. 29-37
Petrillo
A. (2004), "Dopo la grande tristezza. Ripensando vent'anni di periferie
genovesi" in Urbanistica Informazioni n. 193, pagg. 41-42
Seassaro
L., Gastaldi F. (2002), "Genova. Riconversione produttiva e qualità
ambientale", in Palermo P.C., Savoldi P. (a cura di), Il programma
Urban e l'innovazione delle politiche urbane. Esperienze locali: contesti,
programmi, azioni, FrancoAngeli, Milano, pp. 193-205
©copyright
archphoto-Francesco Gastaldi
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