Emanuele Piccardo. Renzo Piano, i giovani e l’etica

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Renzo Piano é un grande architetto, che fin dal suo esordio con il Centre Pompidou nel 1977, con la De Menil Collection, il recupero del porto vecchio di Genova, il Lacma di Los Angeles, lo Zentrum Paul Klee, la Fondation Beyler, ha dimostrato al mondo il suo valore di architetto razionalista high-tech. Piano ha assunto fin dall’inizio la ricerca tecnologica come il suo mantra, a volte riuscito altre meno. Nel recente dibattito sul futuro del nuovo ponte sul Polcevera, non stupisce che l’architetto genovese voglia fornire il suo contributo ma ci sono alcune cose che non tornano. Sono passati quattordici anni dal primo “regalo” che Piano fece alla città, si chiamava Affresco, base sulla quale doveva nascere il nuovo piano regolatore, molto dibattito ma nulla di fatto. Poi fu la volta delle pale eoliche lungo la diga foranea, durante la giunta Burlando, ancora una volta esito negativo bocciate dalla valutazione di impatto ambientale. E ancora la ricostruzione della Torre Piloti del porto distrutta nel 2013, anche in quella occasione Piano offrì il suo progetto ma non se ne fece nulla. Infine il Blueprint, il progetto di rigenerazione urbana dell’area a levante della città, coincidente con il Palasport e i padiglioni che ogni anno ospitano il salone nautico. Qui l’amministrazione Doria fu incapace di decidere un vincitore, nonostante i vincitori (gli OBR) furono squalificati in base a presunte connessioni con un membro della giuria ancora oggi da dimostrare. Risultato: una pessima figura della città nella gestione di un concorso pubblico finalizzato a raccogliere idee per poi ricercare, attraverso una gara tuttora in corso, un investitore che metta le risorse per il recupero dell’area ridando linfa a una città sempre più ripiegata su se stessa, basta pensare alla chiusura del museo di Villa Croce. Questi progetti non realizzati evidenziano due aspetti, da una parte una certa resistenza di Genova al nuovo, anche se la politica cerca Piano per risolvere tutti i problemi; dall’altra l’atteggiamento di Piano che si presenta mediaticamente come unico interlocutore che propone, attraverso il regalo, operazione eticamente discutibile, la sua idea unica ed univoca. Questa situazione evidenzia come Piano eserciti un forte potere mediatico e politico nel mettere tutti d’accordo, destra e sinistra, a scapito dei “giovani” nel continuo scontro generazionale tipico dell’Italia, che non avranno nessuna possibilità di partecipare alla rinascita della città qui e altrove. Se lui avesse agito da senatore, come ha scritto Eleonora Carrano sul Fatto Quotidiano, eavesse promosso la legge sull’architettura in discussione dal 1998 o avesse dialogato con l’ANAC per migliorare il nuovo codice degli appalti, che rende impossibile l’esercizio della professione ad architetti e ingegneri, nessuno lo avrebbe criticato. Ma questo non é avvenuto, anzi bisognerebbe ricordargli che molte sue opere furono esito di concorsi pubblici di progettazione.
Ora siamo in una situazione in cui un noto architetto regala l’ennesimo progetto alla sua città, che poi verrà realizzato dalla Seteco e il noto architetto sarà chiamato a mettere in una forma estetica apprezzabile per il popolo il nuovo ponte, senza dibattito, senza concorso, nell’accondiscenza dell’Ordine degli Architetti di Genova, della sua consorella Fondazione.

[Emanuele Piccardo]

3.9.18

Questo articolo é stato pubblicato su La Repubblica/Genova

 
 
 

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