Gennaro Rossi. Riattivare il vuoto urbano. Urbanismi salubri per Scisciano

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La relazione tra il tessuto urbano edificato e lo spazio non costruito assume un ruolo predominante nel tentativo di condurre un’analisi del rapporto conflittuale che si è instaurato tra essere umano, paesaggio e natura. L’assenza di strategie di pianificazione urbana e il galoppante sviluppo industriale hanno trasformato le metropoli e le aree periferiche delle città in realtà a forte caratterizzazione individuale in cui i concetti di condivisione e integrazione faticano nel trovare una giusta collocazione (1). Appare, in tal senso, piuttosto difficile fare una valutazione dei vantaggi e degli aspetti negativi di quello che sin dall’immediato dopoguerra è stato identificato come progresso tecnologico

Il fenomeno dello “urban marketing”, inteso come tendenza nel trasformare la città in un prodotto da vendere al fine di sopravvivere all’implosione, sta condizionando duramente la produzione architettonica e la pianificazione territoriale delle aree urbane e peri urbane. Nonostante l’industrializzazione abbia semplificato lo svolgimento delle attività quotidiane, è evidente che un processo dannoso per la comunità e per l’ambiente sta gradualmente influenzando il nostro stile di vita. Scienziati, dottori e biologi affermano che la nascita di patologie come il cancro, l’obesità e le malattie cardiovascolari è legata alla difficoltà del nostro organismo ad adattarsi ai repentini mutamenti ambientali a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni.

In una realtà caotica come quella in cui viviamo, l’architettura gioca un ruolo fondamentale. Progetti di rigenerazione di aree degradate, capaci di fondere programmi, morfologia, storia, caratteristiche ambientali e paesaggistiche, rappresentano un esempio concreto di come la città può riuscire con efficacia a curare il proprio corpo malato.

Lo spazio pubblico nel comune di Scisciano. Da luogo a non luogo.

L’obiettivo principale della ricerca è tentare di offrire un’interpretazione in termini progettuali rispetto alle mutazioni del tessuto urbano e sociale che si sono determinate agli inizi degli anni ‘90 in seguito ad alcuni interventi di adeguamento infrastrutturale nell’area metropolitana di Napoli.

La costruzione delle prime stazioni ferroviarie “Circumvesuviana” sopraelevate non è stata accompagnata da un’attenta strategia di pianificazione capace di prevedere le conseguenze di un radicale cambiamento nelle dinamiche urbane e sociali. In questo panorama l’area “ex-circumvesuviana” di Scisciano rappresenta un esempio rilevante di come quegli spazi, che in passato erano il fulcro delle realtà comunali di piccole e medie dimensioni, sono diventati lentamente dei luoghi spettrali.

Agli inizi degli anni novanta la società che gestiva i collegamenti ferroviari tra Napoli e le aree periferiche della città, ha dismesso alcune delle stazioni che attraversavano i centri cittadini realizzando nuove strutture su viadotto passante a ridosso dei centri storici. Gli aspetti positivi di questa iniziativa legati alla riduzione del traffico, all’incremento dell’efficienza dei collegamenti e alla sicurezza dei cittadini non sono stati, tuttavia, bilanciati da una strategia di pianificazione generale che si occupasse dello sviluppo delle zone di nuova edificazione e della riqualificazione delle aree inutilizzate. Il risultato di quest’operazione è stato devastante. I nuovi spazi, pensati per essere luoghi d’interazione sociale, appaiono come imprigionati in una condizione di quarantena. Parimenti le aree che in passato rappresentavano il cuore pulsante del paese hanno perso gradualmente la loro vitalità, trasformandosi in vuoti urbani.

Gli studi che hanno portato all’elaborazione della proposta affrontano la questione dal punto di vista sia microscopico sia macroscopico attribuendo all’area interessata dall’ intervento una “funzione cerniera” tra i comuni dell’agro nolano e i paesi vesuviani. La lettura morfologica del tessuto urbano di Scisciano ha portato alla luce una tripartizione del territorio lungo l’asse del vecchio tracciato ferroviario. Tale scansione è ancora più evidente in corrispondenza dei tre edifici scolastici del paese. La soluzione progettuale ideata è inserita in un più ampio processo di rigenerazione del territorio comunale volto alla ricerca di una dimensione sostenibile del paese fondata sulla valorizzazione degli spazi pubblici e sulla riduzione del traffico urbano ed extraurbano.

Dinamiche urbane salubri per Scisciano: proposta progettuale

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Lo stato di fatto dell’area, copyright Gennaro Rossi

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La planimetria dell’intervento, copyright Gennaro Rossi

Sembra essere necessario, quindi, riflettere su possibili logiche d’intervento capaci di riconvertire l’area abbandonata trasformandola in un catalizzatore di cambiamento. L’obiettivo principale della proposta progettuale è quello di risanare la frattura creatasi nel corso del tempo all’interno del tessuto urbano realizzando uno spazio pubblico che funge da condensatore sociale e promotore di uno stile di vita salutare attraverso l’incentivo all’attività fisica quotidiana (2).

La forma e la posizione degli edifici di recente costruzione suggeriscono un’esigenza di porosità. I tentativi passati di chiudersi rispetto a questo spazio sono evidenti. Lo stesso luogo ha le potenzialità per trasformarsi nell’hub cittadino. Il progetto muove dall’idea di ridisegnare i margini dello spazio comune e costruire nuove connessioni con la trama urbana. Un nastro sottile perfora la pavimentazione conferendo compattezza e fluidità all’intera soluzione. Il museo interattivo di Scisciano sorge sul sito in cui giace adesso la stazione ferroviaria dismessa e assume un ruolo di centralità all’interno di un lotto dalla forma allungata e irregolare. Compressione e dilatazione delle superfici, una sequenza di aree verdi e pavimentate generano una configurazione spaziale ibrida in cui la fluidità di uno spazio multifunzionale si combina con un’interpretazione alternativa del concetto di memoria. Il nuovo edificio è immaginato come un volume traslucido sospeso dal suolo. La costruzione al di sopra del suolo risponde all’idea di porosità. La barriera fisica e visiva costituita dal manufatto esistente è sostituta da uno spazio coperto che rievoca il significato di fermata aprendo una finestra nella dimensione spazio-tempo in cui gli abitanti possono rivivere simbolicamente l’attesa del transito del treno. Il grande blocco di cemento ristabilisce la connessione con il terreno attraverso il collegamento con la sala convegni presente al piano interrato. I materiali utilizzati implicano un contrasto naturale tra ciò che è pesante, i blocchi di pietra ancorati al terreno a causa della forza di gravità, e ciò che è leggero, un involucro fatto di lastre di vetro bianche. L’edificio si mostra su tutti e quattro i lati come una lanterna͟ capace di irradiare di sera il tessuto urbano circostante e d’illuminarsi, di giorno, di un bagliore diffuso sfruttando al massimo l’illuminazione naturale.

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Il progetto del Museo, copyright Gennaro Rossi

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Dettaglio della maquette, copyright Gennaro Rossi

Il nuovo spazio pubblico e il museo possono essere vissuti come un’intensa esperienza di attraversamento dello spazio in cui esterno e interno s’intrecciano continuamente alludendo alle contrapposizioni “vecchio – nuovo” e “passato – presente – futuro”.

Conclusioni

Il presente contributo si pone l’obiettivo di promuovere strategie alternative di recupero per gli spazi pubblici che perversano in stato di degrado sia in zone urbane sia in aree periferiche. Processi di riqualificazione che sono strettamente connessi alla morfologia del sito e sono in grado di interpretare i caratteri di specificità di un luogo potrebbero essere uno strumento utile per affrontare le problematiche dell’identità della città e dell’integrazione sociale. Il caso studio dell’area ferroviaria dismessa di Scisciano dimostra chiaramente come sia possibile riattivare vuoti urbani favorendo uno sviluppo sostenibile del territorio attraverso operazioni progettuali che riescono a fondere gli aspetti topologici con quelli esperienziali legati alla percezione umana. La comprensibile tendenza a chiudersi rispetto a un luogo abbandonato può essere superata e trasformata in sentimenti di condivisione e interazione che spingono le persone a vivere attivamente gli spazi comuni. L’auspicio è che si faccia una riflessione sullo scopo reale dell’architettura. Le discipline che si occupano di progettazione urbana e architettonica dovrebbero evitare di avere un atteggiamento autoreferenziale e proporre soluzioni positive per l’ambiente che favoriscano fenomeni di coesione sociale e contemplino il concetto di mobilità sostenibile al fine di identificare un intervento curativo di tipo preventivo per la città.

[Gennaro Rossi]

16.7.18 Peer Review EP

Le immagini sono protette dal copyright dell’autore.

(1)Sigfried Giedion, Spazio Tempo Architettura, a cura di E. Labo (Milan: Hoepli, 1984).

(2) Giovanna Borasi, Mirko Zardini, CCA Montréal, Imperfect Health: The Medicalization of Architecture (Zurich: Lars Müller Publishers, 2012).

 

 
 
 

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