Alessandro Lanzetta. Nord /Sud L’architettura moderna e il mediterraneo

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Luigi Cosenza, Bernard Rudofsky, Villa Oro, Napoli 1934-37, fotografia EP

In Italia esistono alcuni temi classici dell’architettura contemporanea di cui apparentemente tutti parlano ma che, alla prova dei fatti, sono stati scarsamente affrontati dalla critica e dalla storiografia che ha prodotto pochi saggi e volumi, per lo più limitati alla comprensione di fatti specifici. Uno di questi temi è quello dei forti legami tra le forme e le figure del Movimento Moderno – in particolare di quello dei paesi sud-europei – con il paesaggio e l’architettura tradizionale dei contesti mediterranei. Nel nostro paese questa parziale amnesia è stata chiaramente causata dagli imbarazzanti legami tra quasi tutti gli esponenti delle avanguardie architettoniche con il regime fascista. Questi legami, spesso rinnegati o insabbiati nel periodo del secondo dopoguerra, avevano una base ideologica proprio sull’evocazione del mediterraneo come culla della civiltà architettonica occidentale. Il Mediterraneo, infatti, fu una riserva di forme, figure e teorie a cui tutti potevano attingere: dai Novecentisti come Gio Ponti agli Accademici guidati da Piacentini, dai puri Razionalisti come Terragni e Pagano agli architetti più “complessi” come Moretti, Piccinato, Libera, Quaroni, BBPR, Ridolfi e così via. Basta pensare a una esperienza devastante per l’architettura italiana come l’E42, per comprendere a che punto il tema delle evocazioni mediterranee invase ogni corrente architettonica del periodo fascista. A tal proposito, segnalo il bel saggio di Silvia Danesi, Aporie dell’architettura italiana in periodo fascista – mediterraneità e purismo, non a caso inserito nel volume del 1976 Il Razionalismo e l’architettura in Italia durante il Fascismo.

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L’evocazione del Mediterraneo – che ovviamente non fu un’esclusiva italiana ma un argomento internazionale posto nel CIAM di Atene e una base per le poetiche di molti maestri, come Loos e Le Corbusier – proponeva alcuni temi, come quelli sui valori dell’edilizia vernacolare, che ritornarono anche nel periodo della ricostruzione. Questo è evidente nel caso del famigerato Neorealismo, una corrente architettonica composta anche da persanaggi attivi già prima del conflitto e assai legati alle tematiche delle mostre del MIAR e della Triennale di Milano, compresa l’importantissima – ma anche “fascistissima”– mostra di Daniel e Pagano Funzionalità della casa rurale del 1936.

Il libro Nord /Sud L’architettura moderna e il Mediterraneo  di Jean-François Lejeune e Michelangelo Sabatino, riporta finalmente l’attenzione verso alcuni eventi e personaggi indispensabili alla comprensione della nascita e dello sviluppo del Movimento Moderno europeo. Sembra strano, tuttavia, che la raccolta di saggi originale, Modern Architecture and the Mediterranean, pubblicata nel 2010 da Routledge, abbia perso l’importante sottotitolo Vernacular dialogues and contest identities. Una modifica che sicuramente ha una semplice spiegazione editoriale ma che getta, di nuovo, un sospetto di rimozione italica dei lati più inquietanti del tema. Ma si sa, nel dibattito culturale del nostro paese il passato non diventa mai del tutto storia, perché non si vuole mai fare i conti con le gesta degli italiani “brava gente” né comprendere fino in fondo che cosa successe allora e che cosa quei fatti hanno trasmesso alla situazione attuale della disciplina.

Il volume di Lejeune e Sabatino, che nasce dagli interessi dei curatori e da un convegno a Capri, coinvolge un nutrito gruppo internazionale di ottimi ricercatori come Berry Bergdoll, Benedetto Gravagnolo, Andrea Bocco Guarneri, Sheila Crane, Ionna Theocharopoulou, Sibel Bodzdogan, Kai K. Gutschow, Ita Heinze-Greenberg, Erska Akan, Francis E. Lyn, Tom Avermaete. Nell’edizione italiana si è aggiunto Pedro Baia, che pone rimedio all’originaria esclusione dell’importante contesto portoghese. Il risultato è un testo polifonico che fornisce molte suggestioni e spiega molti singoli fatti, ben raccordati dal testo introduttivo dei curatori, Nord/Sud, e dalla prefazione di Barry Bergdoll che, tuttavia, sconta una pessima traduzione dall’inglese all’italiano, che la rende al limite del comprensibile.

La prima sezione del volume, Sud, si apre con il bel testo di Gravagnolo, che illustra magistralmente il mito del mediterraneo nell’architettura contemporanea, e continua con il saggio Le politiche della Mediterraneità nell’architettura moderna italiana di Sabatino che, anche in ragione della sua doppia identità italo-americana, riesce a dominare il tema sopra citato senza tralasciare nessun aspetto della complicata vicenda, anche controverso o imbarazzante. Tra gli altri testi si distinguono quello sui rapporti tra vernacolare e moderno in Spagna di Lejeune e quello di Baia, che introduce ai rapporti tra i lavori del Team X e l’architettura vernacolare; un tema essenziale per la comprensione della fortuna che i riferimenti all’edilizia mediterranea e popolare hanno avuto nella contemporaneità.Questo argomento è presente anche nella sezione Nord con il saggio di Avermaete, Tra Dogon e Bidonville. CIAM, Team X e la riscoperta degli insediamenti africani. Sempre nella sezione Nord, infine, è presente il saggio Bernard Rudofsky e la sublimazione del vernacolare che, finalmente, propone in italiano l’essenziale lavoro di Andrea Bocco Guarnieri su Rudofsky, autore nel 1964 della famosissima ed essenziale mostra al MOMA, Architecture Whithout Architects. Questo saggio getta finalmente luce su questo personaggio, un austriaco giramondo innamorato del mediterraneo, ormai quasi sconosciuto in Italia, proprio un paese che amò intensamente, dove visse e lavorò a lungo collaborando con Gio Ponti e Luigi Cosenza, con cui tra il 1933 e il 1936 realizzò Villa Oro a Posillipo, un capolavoro assoluto del Moderno Mediterraneo.

[Alessandro Lanzetta]

28.3.17 Peer Review EP

 
 
 

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