Emanuele Piccardo. Glauco Gresleri, l’impegno etico dell’architetto

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Glauco Gresleri, Cimitero di Erto e Casso, 1969

Glauco Gresleri, classe 1930, Accademico di San Luca, è mancato improvvisamente il 16 dicembre 2016. Un intellettuale che nella sua vita ha sperimentato la progettazione architettonica degli spazi sacri ma non solo, l’impegno etico nella direzione trentennale della rivista di architettura Parametro, fondata nel 1970 a Bologna da Giorgio Trebbi. Animatore culturale insieme al fratello Giuliano, storico dell’architettura. I Gresleri si faranno promotori del verbo dell’architettura moderna in Italia, ricostruendo nel 1977 il distrutto padiglione dell’Esprit Nouveau, realizzato da Le Corbusier per l’esposizione internazionale di arti decorative di Parigi (1925). Inoltre portarono Alvar Aalto e Kenzo Tange a costruire in Italia, il primo a Riola, sull’appennino bolognese, una chiesa all’interno del progetto voluto dal cardinale Lercaro per costruire “la casa di Dio fra le case degli uomini” ; il secondo a occuparsi del nuovo sviluppo a nord di Bologna. Gresleri, insieme a Trebbi e al fratello, fu artefice del progetto del cardinale come progettista di chiese e centri parrocchiali, come membro fondatore del “Centro di Studio e Informazione per l’Architettura Sacra” di Bologna (1956) e della rivista “Chiesa e Quartiere”.

Il programma del cardinale Lercaro era nato per contrastare il PRG del 1955 dove erano previste sedi religiosi inferiori alle reali necessità. Così dal 1955 al 1968 si attuò un forte dibattito ricco di iniziative culturali, incontri, fasi operative che investì tutta la città con grande attenzione alla qualità urbana. “A fronte di una prassi operativa dell’amministrazione comunale, intenta soprattutto alla valorizzazione del centro storico- scrive Glauco Gresleri-con la presa di posizione del principio di bene comune globale, secondo l’intuizione di Leonardo Benevolo e attuato da Pier Luigi Cervellati attraverso lo strumento del vincolo conservativo, l’arcivescovo proiettò la sua attenzione e la sua opera d’intervento verso l’area extraurbana quella periferia che egli chiamava la seconda Bologna”.

Insieme a Giuliano Gresleri, non si limitò a ricostruire il padiglione lecorbuseriano, ma nell’ambito dell’espansione di Bologna fuori dal centro storico, fu tra i promotori, insieme a Trebbi, del progetto che Kenzo Tange realizzò nella zona nord della città. Progetto che nacque dalla collaborazione tra il Centro di Studio, il cardinale Lercaro e il Comune, in quanto il tema era la realizzazione di un centro direzionale, con la Fiera e annesso centro ecumenico. Un ribaltamento nelle posizioni politiche nel tormentato rapporto tra il Comune comunista e la Chiesa.

Così il 22 dicembre 1967 il consiglio comunale conferiva l’incarico di revisione del Piano della zona nord e il Piano Particolareggiato dell’asse attrezzato al gruppo Tange e Urtec urbanisti e architetti. Tre anni dopo il progetto venne presentato, ma il successivo allontanamento di Lercaro e il cambio di sindaco determinò una riduzione del Piano iniziale limitandolo al distretto fieristico. Erano cambiate le condizioni politiche, un cardinale scomodo che dialogava con il nemico rosso non poteva rimanere e la Bologna d’avanguardia era stata riconquistata da bassi giochi di potere che ne hanno decretato la crisi persistente ancora oggi.

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Glauco Gresleri, Cappella e Cimitero, Vajont 1969

b_730_826cea00-dbc6-4818-8a67-5d53d91da712Glauco Gresleri, Cappella, Vajont 1969

Ma Glauco Gresleri è stato progettista raffinato e dall’impegno civile, come nelle architetture del Vajont. A seguito della tragedia del Vajont lo Stato trasferì l’abitato di Erto a valle con un nuovo disegno urbano affidato allo IUAV diretto da Giuseppe Samonà. Lì Gresleri progettò le cappelle e i cimiteri di Vajont e di Erto. Nella cappella di Vajont si legge in modo inequivocabile la lezione di Michelucci e Le Corbusier nel modo in cui tratta le superfici e come disegna lo spazio interno completamente chiuso all’esterno ad eccezione dell’inserimento delle vetrate verticali aperte sul paesaggio. Mentre nel cimitero di Erto e Casso, costruito in beton brut, sperimenta una architettura organica semi-ipogea che segue le curve di livello, enfatizzando il ritorno dei corpi alla terra.

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Quando Giorgio Trebbi fonda Parametro. Mensile di architettura e urbanistica, Glauco è il condirettore. La rivista fin dall’inizio attua una politica editoriale aperta alle innovazioni linguistiche in architettura attraverso numeri monografici. Tra i collaboratori Giancarlo De Carlo, Carlo Doglio, Enea Manfredini.

Il primo fu proprio sul progetto di Kenzo Tange. Nel 1974 Parametro fu la prima rivista in Europa, dopo la MIT Press, a dedicare un numero monografico a Paolo Soleri e al suo progetto nel deserto dell’Arizona: Arcosanti. Un reportage con disegni, testi dello stesso Soleri e le fotografie del designer Mario Bellini, realizzate nel 1972 durante un viaggio in America, dopo la sua partecipazione alla mostra del MoMA, Italy: the new domestic landscape; recentemente pubblicate nel libro Mario Bellini. USA 1972 (Humboldt books).

Una rivista che trattò per prima i temi emergenti degli anni Settanta, nati dalla rivoluzione del Sessantotto, con l’intenzione di promuovere il dibattito culturale e l’espressione di un pensiero critico che è continuato fino ai primi anni duemila, quando la Faenza Editrice diventata parte del gruppo Il sole 24 ore, decise di chiuderla. Una perdita per la cultura architettonica italiana al pari del disinteresse dimostrato da Allemandi con la analoga chiusura del Giornale dell’Architettura, giunto al suo centesimo numero cartaceo, e rinato oggi nella sua versione online. Una dimostrazione delle difficoltà odierne nel formulare un indipendente racconto critico dell’architettura.

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Glauco Gresleri era diverso, ha saputo coniugare rigore e apertura verso i giovani affidando a Matteo Agnoletto il ruolo di caporedattore della rivista, consentendomi a trent’anni di curare il numero 243 di Parametro, un onore aver lavorato con lui.

Ciao Glauco!

[Emanuele Piccardo]

17.12.16

 
 
 

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