Archphoto intervista Luisa Perlo/a.titolo

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Nuovi Committenti, Claudia Losi, Mirafiori, fotografia Giulia Caira

Continua lo speciale periferie di archphoto, questo nuovo approfondimento è con l’associazione culturale a.titolo, risponde alle domande Luisa Perlo.

Emanuele Piccardo: a.titolo lavora dal 1997 per costruire un nuovo immaginario degli spazi pubblici, le arti visive che contributo possono fornire al recupero delle periferie?

Luisa Perlo: Crediamo che la creazione artistica, nella sua “inutilità” e nella sua assenza di protocolli disciplinari che la vincolino al conseguimento di specifici obiettivi, che sono ad esempio prerogativa degli architetti o degli operatori sociali – anche laddove sia impegnata a dar forma a oggetti funzionali, come è spesso nel nostro caso – possa contribuire al processo di definizione di nuovi modelli di cittadinanza, e alla costruzione del “comune”, quale conseguenza di quell’immaginazione narrativa che Martha Nussbaum definisce quale specifica e indispensabile competenza del cittadino nell’articolazione del rapporto con il mondo circostante.

EP: Quando inizia il progetto Nuovi Committenti e come nasce la scelta di agire nel quartiere di Mirafiori? Quale ruolo hanno avuto le istituzioni nel progetto?

LP: Nuovi Committenti è la versione italiana di Nouveaux Commanditaires, programma ideato in Francia negli anni novanta dall’artista François Hers, promosso dalla Fondation de France di Parigi e attualmente sviluppato in vari paesi europei. La metodologia del programma Nuovi Committenti, che adottiamo dal 2001, promuove la realizzazione di progetti commissionati dai cittadini per i luoghi di vita e di lavoro. Nuovi Committenti consente ai cittadini, ossia a soggetti che non appartengono al novero dei decisori o dei portatori di economia, di commissionare un’opera d’arte che risponda alla loro volontà di affermazione culturale, di rappresentazione di sé, di relazione con gli scopi e il contesto nel quale operano, quale espressione di una volontà condivisa e ad alto coefficiente simbolico. Nuovi Committenti aspira a diffondere una pratica culturale in grado di stimolare una maggiore partecipazione dei cittadini alla progettazione e alla cura degli spazi della collettività, e affronta in maniera innovativa attraverso la creazione artistica problematiche connesse alla qualità della vita urbana, all’integrazione sociale, al recupero di siti e aree degradate. Oggi, lo spazio “pubblico” delle città è sempre meno accessibile a chi lo abita, nonostante la retorica dell’appartenenza che sovrintende a questo processo. Il carattere prescrittivo del governo dello spazio pubblico implica generalmente, e in maniera crescente, una responsabilità a carico del cittadino che oscilla tra infrazione e sanzione, subordinata quindi a ciò che nello spazio pubblico non si può fare, e non a ciò che si deve o vi si può fare. D’altro canto, nei grandi centri urbani, e con maggiore evidenza nelle periferie, l’esclusione del cittadino dai processi decisionali che riguardano lo spazio pubblico eventualmente revocabili solo mediante azioni di protesta, corrisponde a una deresponsabilizzazione che disincentiva l’insediamento e l’appropriazione dei luoghi, e di conseguenza le pratiche di cura che occorrono alla loro salvaguardia e alla loro funzione collettiva, la cui faticosa riattivazione è tra gli obiettivi dei processi partecipativi messi in atto da alcune amministrazioni locali, anche se sempre di meno negli ultimi anni a causa dei tagli di bilancio, e lungi dall’essere condivisi da tutti gli attori istituzionali cui spetta la governance del territorio. Uno degli aspetti più interessanti dell’ingresso dell’arte negli spazi della collettività, e nei processi di trasformazione che li interessano, è la sua capacità di attivare meccanismi desideranti che non riguardino la sfera del consumo e della privata soddisfazione di bisogni indotti. Già nel 2010 abbiamo avuto modo di scrivere come l’approccio “desiderante” di Nuovi Committenti diventasse sempre più auspicabile, a fronte di una società segnata secondo l’annuale rapporto del CENSIS dal “vuoto e dalla nirvanizzazione degli interessi e dei conflitti”.

La metodologia di Nuovi Committenti chiama in causa un principio di responsabilità, che il cittadino assume nei confronti della collettività nel determinare scelte, anche estetiche, che riguardano tutti. Il Nuovo Committente non partecipa: decide, e prende decisioni che talora toccano la propria comunità di riferimento, laddove esiste, ma qualora si tratti di interventi nello spazio pubblico tali scelte interessano l’intera cittadinanza. Crediamo che, proprio coniugando desiderio e responsabilità il progetto artistico possa esercitare un ruolo attivo nel passaggio da atteggiamenti di passività o di opposizione a una funzione propositiva da parte dei cittadini. Nella prospettiva di quel “diritto alla città”, di cui parlava Henri Lefebvre: il diritto a partecipare in modo attivo alla costruzione e alla fruizione della città come opera, ossia nel suo valore d’uso e non nel suo valore di scambio. Ma anche del diritto all’arte quale aspetto integrante della vita individuale e collettiva ed elemento costitutivo della forma e dell’idea della città così come ci è stata trasmessa, al fine di generare affezione e appartenenza civica.

EP: Come nasce la scelta di agire nel quartiere di Mirafiori? Quale ruolo hanno avuto le istituzioni nel progetto?

LP: Il nostro incontro con Nuovi Committenti nasce nel 2000 grazie a Bartolomeo Pietromarchi, allora Segretario Generale della Fondazione Adriano Olivetti di Roma, che intendeva diffondere il programma e la sua metodologia nel nostro paese. A quel tempo Torino attraversava una fase di grande trasformazione urbanistica e identitaria. Le politiche urbane estremamente innovative che la contraddistinguevano (si pensi al Progetto Speciale Periferie o al programma The Gate – Living non Leaving nell’area di Porta Palazzo), accanto alla straordinaria crescita del sistema culturale e dell’arte contemporanea che la città andava vivendo, ne facevano il luogo ideale per la sua applicazione. Fu una fortunata coincidenza che proprio allora la Città di Torino stesse preparando la propria candidatura al Programma di Rigenerazione Urbana di Iniziativa Comunitaria Urban 2. a.titolo propose quindi ai progettisti di Urban 2, sotto l’egida della Fondazione Adriano Olivetti, di includere Nuovi Committenti tra le azioni del Programma. La finalità di Urban 2 era “rilanciare lo sviluppo e a migliorare la qualità della vita e dell’ambiente” nel quartiere Mirafiori Nord – la parte di Mirafiori più prossima al grande stabilimento Fiat – mediante “processi di trasformazione sociale, fisica ed economica”. Il potenziale espresso da Nuovi Committenti, e alcune affinità concettuali e metodologiche indussero i progettisti a inserirlo tra le azioni dell’Asse Cultura. Torino vinse il bando Urban, e avemmo quindi l’opportunità di sviluppare quattro progetti, avviati nell’arco di uno o due anni a seguito di una fase di osservazione e di ascolto degli stake-holders, a partire dal Tavolo sociale del quartiere, in relazione alle linee progettuali di Urban. Così sono stati inaugurati nel 2007 il Laboratorio di Storia e storie di Massimo Bartolini commissionato da un gruppo di insegnanti per ospitare un progetto pedagogico sulla memoria, realizzato nella Cappella Anselmetti, l’ultimo residuo di un antico fabbricato rurale, non più esistente, situato nei pressi del plesso scolastico, che costituiva un elemento d’affezione per i residenti del quartiere e che fu possibile restaurare grazie all’azione Nuovi Committenti – e Totipotent Architecture, scultura abitabile di Lucy Orta commissionata da un gruppo di liceali nel nuovo parco sorto grazie a Urban 2 in corso Tazzoli, dove prima c’erano i parcheggi della Fiat. Nel 2008 furono invece inaugurati, l’Aiuola Transatlantico di Claudia Losi e il campetto da gioco Multiplayer di Stefano Arienti, commissionati rispettivamente da un gruppo di donne e da un gruppo di minori residenti in due complessi di case a edilizia economico popolare insieme con il Progetto Cortili di Urban 2, che diedero forma a due desideri emersi nel processo di progettazione partecipata finalizzato alla riqualificazione dei cortili. Questa genesi è esemplare di quanto il ruolo delle istituzioni sia stato determinante. Nuovi Committenti è una metodologia che si basa sulla capacità dell’individuo di produrre pensiero e azione collettiva, ma senza le istituzioni, in particolare nei luoghi nei quali ci siamo trovate a operare, sarebbe stato impossibile da applicare.

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Nuovi Committenti, Massimo Bartolini, Mirafiori, fotografia Giulia Caira

EP: È stato un episodio isolato oppure c’è ancora disponibilità ad attuare progetti come il vostro?

LP: Diciamo che a Torino abbiamo agito in un contesto favorevole. E siamo consapevoli di quanto sia più difficile lavorare in contesti politici e amministrativi ostici, se non ostili, che in carenza di economie. Non si riflette mai abbastanza su quanto le volontà istituzionali influiscano sulla possibilità di attivare processi di cittadinanza come quelli messi in campo da Nuovi Committenti. Si tratta di processi che, lo abbiamo sperimentato, travalicano la sfera della “produzione” (anche se l’enfasi in Nuovi Committenti non è posta sul processo quanto piuttosto sulla metodologia e sul suo risultato). Se nell’Italia degli ultimi anni, nella quale il sistematico processo di svalutazione della cultura e delle arti in quello che fu Il bel paese ha partecipato della generale crisi ideologica e valoriale che lo ha investito, la produzione culturale e artistica non è stata esattamente una priorità, figuriamoci adesso, con questa crisi economica apparentemente irreversibile. Per quanto ci riguarda, continuiamo a occuparci di ciò che ci interessa e appassiona anche se oggi è sempre più difficile portare avanti i progetti, dal momento che le risorse, e le fonti di finanziamento, sono evidentemente assai ridotte (risorse che, per quanto riguarda Nuovi Committenti negli ultimi anni sono giunte, visti i contesti pubblici di attuazione, in prevalenza dalle amministrazioni locali, quali Città e Provincia di Torino, Regione Piemonte, e da fondazioni private quali la Fondation de France, che ci sostiene dal 2010, e la Compagnia di San Paolo).

Vista dalla prospettiva odierna, l’esperienza di Mirafiori Nord sembra appartenere a un’altra era geologica. La verità è che abbiamo potuto godere di una congiuntura storica ed economica straordinaria, e non ne eravamo pienamente consapevoli. Tuttavia oggi a Torino la disponibilità delle istituzioni non è venuta meno, anche perché progetti come i nostri sempre più spesso si candidano a svolgere funzioni che l’ente pubblico non si può più permettere. Inoltre, all’inizio era difficile per noi far capire che cosa avessimo intenzione di fare. Oggi l’arte pubblica, specie quella che coinvolge a vario titolo la cittadinanza, costituisce un importante asset della politica culturale della Città.

EP: Gli artisti invitati (Massimo Bartolini, Lucy Orta, Stefano Arienti, Claudia Losi) hanno realizzato progetti molto architettonici che riescono ad essere più efficaci degli architetti…

LP: Non è compito nostro misurare la loro efficacia in rapporto con quella di altri progetti. Sappiamo però che le opere di Mirafiori Nord hanno funzionato, e la loro efficacia ha a che fare con la metodologia e con la domanda che l’ha generata, ma anche con il tempo che abbiamo avuto a disposizione per la messa a punto dei progetti. Il progetto artistico nell’ambito di Nuovi Committenti è il risultato di una lunga negoziazione, in cui l’artista e il mediatore si mettono costantemente in discussione. Il più breve tra i progetti di Mirafiori Nord ha richiesto tre anni di lavoro condiviso. Un percorso molto impegnativo, per gli operatori e per i cittadini, che scoraggia molti, e che molti non si possono, o non si vogliono permettere. Non so a quali interventi tu ti riferisca in particolare, ma non dimentichiamoci che la committenza, quella tradizionale, ha almeno il 50% delle responsabilità. La competenza degli esperti naturali del territorio, ossia dei cittadini, può essere sorprendente, e andrebbe presa più in considerazione. Nuovi Committenti nasce in Francia anche in risposta all’autoritarismo della commande publique in materia di arte pubblica (un problema che qui siamo ben lungi dall’avere), è qualcosa che ha a che fare con l’autodeterminazione, ma anche con il riconoscimento di ruoli e competenze professionali specifiche. Quindi, molte delle persone con cui lavoriamo e condividiamo i nostri progetti sono architetti, e lo sono anche molti artisti che hanno lavorato con noi. Tutte le opere realizzate a Mirafiori hanno avuto bisogno di architetti per poter essere realizzati, e architetti erano perlopiù gli accompagnatori sociali con cui ci siamo continuamente confrontate (abbiamo usato il maschile ma stiamo parlando in prevalenza di donne). La verità è che siamo circondate!

EP: Quali sono i nuovi progetti che state attuando nelle periferie torinesi?

LP: Attualmente è in corso la realizzazione nel quartiere Barriera di Milano di una scultura luminosa ideata da Mario Airò per segnalare l’ingresso dei Laboratori di Barriera di via Baltea, una nuova realtà costituita da una compagine di realtà associative e cooperative impegnate in diverse attività culturali e artigianali rivolte alla collettività, dalla musica alla falegnameria e dalla ristorazione alla panificazione. Il progetto Nuovi Committenti di via Baltea è promosso dall’Associazione Sumisura e commissionato da tutti i soggetti coinvolti nei Laboratori. L’inaugurazione dell’opera è prevista per la prossima Primavera. Altri due progetti recentemente conclusi sono tra i risultati di un programma di formazione, osservazione ed esplorazione finalizzato allo sviluppo di progetti di narrazione e trasformazione urbana denominato situa.to, da noi curato con Maurizio Cilli, architetto e artista, nel 2010. Ideato in occasione di Torino European Youth Capital, situa.to era rivolto a 30 giovani ricercatori under 30, selezionati tramite bando, formati in diverse discipline. Vi hanno preso parte ricercatori e ricercatrici provenienti da studi in diverse discipline: architettura, arte, paesaggio, design, grafica, fotografia, cinema, antropologia, sociologia, storia, filosofia. L’obiettivo era la condivisione delle competenze per la realizzazione di progetti in 30 zone dell’area metropolitana di Torino, con l’esclusione del centro cittadino. Sono una decina i progetti portati a compimento, due dei quali nell’ambito di Nuovi Committenti.

Tra il 2011 e il 2013, a Nichelino, nella prima cintura torinese, a seguito di una ricerca svolta dall’urbanista Elena Greco, nell’ambito di un progetto in collaborazione con il programma Eco e Narciso della Provincia di Torino, a cura di Rebecca De Marchi (architetta pure lei) e con il sostegno dell’Amministrazione locale, un gruppo di giovani del quartiere Castello ha commissionato e realizzato, in un’area verde nei pressi del locale Centro Incontri, insieme con l’artista e designer Martino Gamper, Nichelino Base Alpha, un totem/scultura e un sistema di sedute con materiali di recupero e vecchie segnaletiche stradali in giacenza nei magazzini municipali.

L’altra azione Nuovi Committenti “incubata” da situa.to è il Cantiere Barca, realizzato nell’omonimo quartiere all’estrema periferia Nord di Torino, a partire dalla ricerca dell’antropologa Giulia Majolino, coadiuvata dalla collega Alessandra Giannandrea, che ha coinvolto il collettivo di artisti architetti Raumlabor di Berlino in un percorso articolato tra il 2011 e il 2013 in quattro workshop di autocostruzione collettiva cui hanno preso parte numerosi residenti del quartiere e molti studenti, non solo torinesi. Durante questi workshop è nata la serie di installazioni ambientali abitabili che hanno trasformato i modi d’uso di uno spazio pubblico del quartiere intorno a un basso edificio porticato di proprietà comunale e in un’area verde sita presso un gruppo di case a edilizia economico popolare. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con la Circoscrizione 6 della Città di Torino e il Goethe-Institut Turin, e ha portato all’apertura, nel 2013, in due locali dismessi del portico, di un Centro giovani incentrato su attività laboratoriali improntate al riciclo e alla sostenibilità, coordinato da alcuni residenti e da un gruppo di giovani laureati del corso di Ecodesign del Politecnico di Torino guidati dal collettivo Studio Superfluo, con i quali abbiamo recentemente dato vita all’associazione che prende il nome dal progetto.

Da questa esperienza è nata un’altra collaborazione con il Goethe-Institut Turin, che ci ha viste dal 2013 in qualità di co-curatrici di un grande progetto promosso dalla rete dei Goethe-Institut: We-Traders, una ricognizione a scala europea tra nuove pratiche del “fare città” e cittadinanza che ridefiniscono “il rapporto tra valore, profitto e bene comune”. We-Traders è insieme una mostra e una piattaforma di dialogo e d’incontro fra 25 casi studio di Berlino e di quattro città del Sud Europa: Madrid, Torino, Lisbona e Toulouse, ai quali si aggiungeranno quelli di Bruxelles in occasione dell’esposizione finale che aprirà al Bozart nel marzo 2015 (www.we-traders.org). È un regesto di buone pratiche che molto hanno da dire a proposito di questo dibattito (anche dal punto di vista di numerosi architetti…).

6.2.15

a.titolo è un’associazione fondata dall’omonimo collettivo curatoriale nato a Torino nel 1997 per iniziativa di Giorgina Bertolino, Francesca Comisso, Nicoletta Leonardi, Lisa Parola Luisa Perlo. Sono mediatrici del programma Nuovi Committenti Giorgina Bertolino, Francesca Comisso, Lisa Parola, Luisa Perlo.

 
 
 

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