Mario Galvagni. La mia architettura a Torre del Mare

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L’incarico di progettare la “Località per le vacanze” di Torre del Mare-Bergeggi-(Savona)è dovuto alla mia vincita del concorso che, il suo promotore, Pierino Tizzoni ha indetto nel 1953-1954. Torre del Mare è ora una frazione del comune di Bergeggi.
È stata fondata nel 1954-55 da chi scrive e dal signor Pierino Tizzoni, con il contributo dell’amministrazione del comune omonimo, a seguito di un Concorso di Architettura indetto dal Tizzoni stesso(proprietario delle aree), in cui sono risultato vincitore e da lui incaricato a svolgere il Piano Urbanistico e i principi architettonici dell’Ecologia della Forma (GestaltEcologia).

Strumenti che furono adottati per l’edificazione di un complesso abitativo ricettivo a carattere turistico completo d’infrastrutture (strade,sentieri,acquedotto,illuminazione, piantumazione di nuova vegetazione, essendo il promontorio originario completamente brullo) negozi e servizi comuni. Pierino Tizzoni nel 1953 indisse un concorso di architettura spedendone il bando a 350 architetti delle regioni settentrionali d’Italia. Il bando invitava a presentare (dietro appuntamento telefonico) un progettino di una villa da costruirsi in Liguria dietro un compenso di £ 5.000. L’Ordine degli architetti di Milano insorse nel diffidare tutti gli iscritti a parteciparvi, definendolo un concorso a buon mercato. (seppi in seguito che Tizzoni raccolse 350 progettini che mi mostrò l’anno seguente ove vi erano inclusi tutti i bei nomi dell’architettura italiana).
Mi presentai all’appuntamento, nel suo ufficio di Porta Vittoria sopra la sede della sua concessionaria per l’Italia della BMW. Tizzoni era seduto dietro la scrivania, con un grande registro in cui prendere appunti, al suo fianco c’era il geometra Renato Guarnerio (suo fido amico che apparteneva al tipo dei belli). Il suo viso era solare (seppi in seguito che anche lui era nato a luglio, come me e Guarnerio), con gli occhi scintillanti e un sorriso bello e misurato.
Mi chiese subito se avevo portato il progettino, gli risposi di no e gli spiegai le ragioni.

Gli dissi che il suo atteggiamento e il suo modello villette erano completamente sbagliati, bisognava affrontare la situazione con un piano urbanistico che doveva coordinare le strade, la luce, l’acquedotto e i servizi. La peculiarità del terreno scosceso collinare imponeva di costruire con il principio di adagiare le costruzioni sul suolo, vale a dire costruire i corpi di fabbrica a gradoni, come le fasce dei terreni agricoli liguri, anche per preservare le vedute dalle strade verso valle, libere. In questo modo le costruzioni a gradoni a monte non dovevano superare le quote stradali. Gli mostrai alcune foto della Casa trasparente della Triennale e della casa Silva in Valsugana che stavo costruendo. Prese nota di tutto sul suo grande registro e ringraziandomi ci salutammo. Un anno dopo ricevetti una sua telefonata che mi invitava a recarmi con lui in Liguria.

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Casa Sida-Callegaro, 1958

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fotografia di Fulvio Rosso

Finalmente il viaggio, durante il quale mi disse che avrei dovuto spiegargli tutto sul terreno stesso a Torre d’Ere (il nome originario della località). Quando arrivammo all’anfratto sull’Aurelia subito ci inerpicammo a piedi sulla collina tra pietre, licheni ed erbe profumate, di timo, ginestra, lavanda e limonina. Fu una sorta di immersione totale nelle morfologie e nei profumi della collina e gli illustrai i principi a cui bisognava attenersi. Inoltre dal punto di vista urbanistico si doveva inventare tutto. Allora non esistevano ancora leggi urbanistiche univoche sulle infrastrutture e sugli oneri di urbanizzazione. Ebbene Tizzoni fu subito disponibile ad accollarsi tutti gli oneri eseguendo strade, fognature , acquedotto a sue spese.
Il dialogo con l’amministrazione comunale in seguito si svolse con queste intese a cui aggiunsi di registrare i vincoli costruttivi secondo i principi da me proposti. Fu creato un clima che ha anticipato di un decennio le leggi urbanistiche nazionali tra privati e pubblico.

Giunti alla sommità fummo l’uno di fronte all’altro e mi chiese se accettavo di prendere in mano tutto dal punto di vista urbanistico e progettuale. Io accettai. Lui rispose: le dò carta bianca. A quel punto mi disse che entro due giorni voleva vedere l’idea dell’architettura dei futuri uffici. Mi recai sul posto e vagai un intero giorno sulla scogliera e sull’arenile prendendo appunti morfologici. Poi sul luogo prescelto e ispezionando il suolo trovai una vena d’argilla rossa che vi affiorava. Con quella, in una notte, feci il plastico che gli sottoposi il giorno seguente. Gli piacque. Mi diede subito il via per preparare i disegni esecutivi per realizzarlo. Le prime architetture che sorsero suscitarono un enorme curiosità e, mentre all’estero furono richieste e pubblicate su prestigiose riviste francesi, tedesche, spagnole e statunitensi da noi ci fu silenzio e opposizione feroce soprattutto dall’ufficialità della banda di Casabella-Continuità di E.N. Rogers e di Italia Nostra. Tizzoni, dopo sei anni di impegno a seguire la linea dell’armonia ambientale, da me promossa,amareggiato per la reazione della campagna diffamatoria che invece si era scatenata si ritirò e vendette la sua società ad una di Pesaro.

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Fotografie di cantiere di Casa Reale, 1958-60

Mentre io fui ricevuto dal soprintendente dei beni culturali Armando Dillon che fino dall’inizio si schierò in mia difesa (Galvagni è una personalità artistica che si sta esprimendo). Aveva le lacrime agli occhi perché una commissione dell’Ordine degli architetti di Savona e di Italia Nostra gli chiedeva di farmi togliere l’incarico. In seguito a ciò, non potendo più reggere la pressione psicologica, mi sospese l’approvazione del progetto della Piazza di Torre del Mare alla condizione di trasformarla in un architettura in stile ligure (persiane verdi e altezza di un piano o due). Non accettai e mi ritirai da Torre del Mare. Il mio rammarico è che se avessi potuto svolgere tutto il programma delle opere e dei servizi, l’architettura di Torre del Mare sarebbe stata morfologicamente completa.

A distanza di cinquantacinque anni, il Comune di Bergeggi ha pubblicato il calendario 2010 dedicandolo all’architettura (primo comune in Italia), alle opere di Torre del Mare. Alla presentazione pubblica avvenuta il 12 dicembre 2009 sono stati relatori il presidente dell’Ordine degli architetti di Savona (intervento riparatore), il Sindaco, il direttore generale del dipartimento della pianificazione Regione Liguria Franco Lorenzani, l’architetto Marco Ciarlo e Sandro Lazier direttore della rivista di critica architettonica Antithesi.
Ho raccontato tutto questo per trarre le seguenti conclusioni. Oggi con il senno di poi, posso dire che nessun architetto appena laureato avrebbe potuto accedere ad un incarico di questo tipo se non fosse avvenuto tramite l’incontro diretto con il committente. Ho avuto modo di meditare a lungo sulla questione che coinvolge i concorsi di architettura e ora penso fermamente che il metodo da seguire sia quello di abolire le giurie e che sia il committente stesso, persona fisica privata o pubblica, il responsabile ad incontrare secondo un’agenda annuale predisposta (un anno passa in fretta), gli aspiranti architetti interessati al tema e che siano in grado di sottoporre e illustrare le loro idee architettoniche. Attenzione, soltanto gli interessati al tema. E’ in questo modo che le nuove generazioni di architetti potranno costruire la loro architettura. E’ quello che potrebbe definirsi un colloquio dei tempi passati, ma aggiornato con il principio fondamentale che l’incontro a due sia con la persona fisica del titolare della committenza che soltanto lui sceglie. E’ qui che scatta il sentimento di esteticità, che la mia esperienza ha individuato esistere in ogni persona. Compito dell’architetto proponente è quello di estrapolarlo con le proprie argomentazioni.

Questo richiede una grande preparazione di cultura morfologica che il neolaureato architetto deve avere acquisito con grande applicazione. Tizzoni era sensibile a chi gli chiedeva lavoro. Un giorno si presentò sul piazzale degli uffici di Torre del Mare un geometra, Tizzoni mi chiese se avevo bisogno di un aiuto, gli risposi che avremmo potuto metterlo alla prova, al che Tizzoni gli chiese: lei è capace di fare delle cose belle? Il geometra rimase interdetto. Non profferì parola, neanche una proposta di disponibilità. Allora Tizzoni mi prese sottobraccio gli voltò le spalle e non volle più vederlo. Col senno di poi ho capito che Tizzoni (titolo di studio quinta elementare, ex corridore motociclista della Guzzi, campione d’Italia con la Guzzi 250) aveva dentro di sé un sentimento di armonia, di esteticità.

[Mario Galvagni]

film: La Casa di Mario
website: http://digilander.libero.it/galma

english text

I was commissioned to design the “Holiday Resort” in Torre del Mare-Bergeggi (Savona) as the winner of the competition its developer, Pierino Tizzoni, had promoted in 1953-1954. Now a hamlet of the Town of Bargeggi, Torre del Mare was created in 1954-55 by myself and Tizzoni, with the help of the town administration. After I was awarded the first prize, Tizzoni asked me to study an urban plan and the architectural principles of the Ecology of Form (Gestalt-Ecology).

These guidelines were later adopted for the construction of the tourist resort including a housing complex and related infrastructure (road network, pathways, waterworks, lighting system, new vegetation plan for the originally barren promontory), shops and common facilities. In 1953 Pierino Tizzoni had launched an architecture competition and sent its program to 350 architects based in northern Italy. The program called for the design of a villa to be built in Liguria. The proposal had to be submitted (after making an appointment by telephone) for a fee of 5,000 liras. The Architects Association of Milan cautioned its members not to take part in the competition because of for its lower than acceptable fee (later Tizzoni showed me the entries he had received from 350 architects including all the best names of Italian architecture).

I went to the appointment, in his office in Porta Vittoria, Milan above his BWM car dealership. Tizzoni was sitting behind his desk, with a large record book where he took notes with Renato Guarnerio (a handsome man who was his surveyor and trusted friend) at his side. He had a sunny face (I later learnt he was born in July like myself and Guarnerio), with sparkling eyes and a pleasant but measured smile. First of all he asked me if I had brought the model with me, I replied I hadn’t and explained why.

I told him his small villas approach was all wrong. A satisfying result could only be achieved by developing a larger plan that would include road network, lighting, waterworks, facilities and all the rest. The peculiar character of the steep hillside ground made it necessary to proceed by laying the buildings on the ground – in other words they had to be developed as stepped elements, just like the Ligurian farmers did with their plots on steep ground –an approach that would require the stepped buildings to remain within the road levels in order to leave the views down from the roads totally free. I showed him some pictures of the Transparent House I had designed for the Milan Triennial Exhibition and the Silva House in Valsugana I was building at the time. He recorded everything on his large book and thanked me before saying goodbye. One year later he called me inviting me to join him for a trip to Liguria. During the trip, he said he wanted me to tell him everything about the ground in Torre d’Ere (the place’s original name). When we got to the spot on the Aurelia expressway we started to climb the hill on foot amidst stones and lichens, in the enveloping scent of thyme, Spanish broom, lavender and citronella shrubs. It was a sort of full immersion in the shapes and scents of the hill during which I explained the principles we should be following. There was also the problem that, in terms of a larger planning level, we would have to invent everything from scratch. Back then there were no unified urban planning guidelines regulating infrastructure and planning fees. Tizzoni immediately agreed on taking care of the construction costs for roads, sewers, waterworks.

Later the cooperation with the town administration was developed based on that agreement and on my proposal to add the building constraints deriving from the principles I had devised. The resulting situation anticipated the national urban planning laws regulating the private-public relationship by at least a decade.

Once we reached the top, we looked at each other and he asked me if I was ready to take responsibility for the entire plan at a both infrastructural and architectural level. I said I was. And he replied: I am giving you carte blanche. And then he said I had two days to prepare an architectural sketch of the future offices. I spent an entire day on the site and wandered on the cliff and the beach to get morphological inspiration. Then I went to the future construction site and looked at the ground, finding a vein of red clay that rose to the surface. That same night, I used the clay for the model I would submit to Tizzoni the following day. He liked it and immediately green-lit the project so I could proceed with the construction plans. The very first buildings raised an incredible interest particularly abroad where the top architectural magazines of France, Germany, Spain and the US asked to publish them, while in Italy there was silence and a fierce opposition particularly from the establishment of E. N. Rogers’ Casabella-Continuità and Italia Nostra.

After six years of commitment to the environmentally respectful approach I had proposed, Tizzoni was so embittered by the defamatory campaign unleashed against the project that he decided to withdraw and sell his company to a Pesaro-based business. At the same time I was summoned by Armando Dillon, the Superintendent for Cultural Assets, who had supported my approach from the very beginning (Galvagni is expressing his artistic personality). Almost in tears, he told me that a joint committee including members from both the local Savona chapter of the Architects Association and Italia Nostra had asked him to take the project away from me. That was just the last straw – the psychological pressure was such that he could do nothing but withdraw the permit granted to the Piazza di Torre del Mare project unless it was altered and aligned to Ligurian style architectural features (green blinds and one or two floors of height). I refused and resigned from the job. My regret is that, had I been able to complete the entire program of works, the architecture of Torre del Mare would now be morphologically complete.

In 2010, after fifty-five years, the City of Bergeggi printed a calendar featuring the architectural works I had designed for Torre del Mare (the very first city in Italy to devote a calendar to architecture). The calendar was presented on December 12, 2009 by the Chairman of the Architects Association of Savona (now amending its previous stance), the Mayor of Bergeggi, the general manager of the urban planning department of the Liguria Region, Franco Lorenzani, professor Marco Ciarlo from the School of Architecture of Genoa, and Sandro Lazier, an architect and editor of Antithesi, an architecture criticism magazine.

I wrote all this to get to the following conclusion. Today, with the benefit of hindsight, I can say that no freshly graduated architect could have obtained a commission like that without a direct contact with the client. Having thought a lot about architecture competitions, I am absolutely convinced that competition juries should be abolished so that the client, whether a private company or a public institution, can be in charge and over one year (one year is not such a long time) meet the architects who, having declared their interest for the design, have all the time to present and illustrate their concepts and submit their proposals. This process should only involve the designers who are truly interested in the design. This could be an opportunity for new generation architects to build their designs.

It could be the revival of a past experience although updated with a fundamental principle – the face-to-face meeting should be with a representative of the client as the only party entitled to choose the architect.

This is the only way to establish a communication on an aesthetical level. As my experience proves, we all have an aesthetical sense, so what an architect should do is present arguments that connect with that aesthetical sense. This requires a considerable training in terms of the morphological culture the newly-graduated architect should commit to.

When someone came to him looking for work, Tizzoni listened. One day a surveyor came to the office building in Torre del Mare – Tizzoni asked me if I needed any help, I replied we could test him, so he asked him: can you build beautiful things? Not knowing what to say, the surveyor remained silent. So Tizzoni linked arms with me and turned his back not wanting to see him again. Only later did I realize that Tizzoni (who had only gone to elementary school but had been an Italian motorbike champion on a Guzzi 250) had a sense of harmony in him, he could recognize beautiful things.

 
 
 

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