Ricci
& Spaini-Studio Associato Seste
CONCORSO MUSEO NAZIONALE
AUDIOVISIVO A ROMA
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IN GENERALE La necessità di costituire fisicamente il Museo Nazionale dell'Audiovisivo comporta inevitabilmente un contenitore in grado di assolvere al meglio questa funzione. Tale questione, dopo varie ipotesi formulate negli scorsi anni relative a complessi immobiliari o singoli edifici in cui ubicare gli spazi di tale istituzione, sembra essersi risolta con la decisione di bandire un concorso di progettazione per inserire il MAV all'interno del Palazzo della Civiltà del Lavoro. La questione del programma funzionale è apparsa subito strettamente connessa alle motivazioni scientifiche e culturali che riteniamo fondino la realizzazione di un'istituzione quale il Museo Nazionale dell'Audiovisivo. Appare quindi necessario sostanziare i contenuti e le ns ipotesi relative ad una filosofia museale che, alla luce del tema specifico, appare sempre più materia mutevole e difficile da fissare sui fotogrammi di un progetto da sostanziare in forme, spazi e tecnologie. 2.
IL PROGETTO SCIENTIFICO: UN PROGRAMMA FUNZIONALE Primo
motivo. La denominazione di "museo" - e non, ad esempio, "mediateca"
- sembra essere la presa d'atto di ciò che nella percezione immediata
degli utenti rende appunto diversa una biblioteca da un museo: la prima
custodisce "opere" che si possono rivelare solo attraverso una
consultazione e fruizione individuale; il secondo dispone di "opere"
che vivono nell'ostentazione pubblica di se stesse. La scelta di dare
lo statuto di museo al contenitore di opere audiovisive può quindi
testimoniare che i loro supporti debbano potere godere del massimo di
ostentazione del proprio contenuto documentario e immaginifico. Secondo motivo. L'attribuzione al museo di una dimensione "nazionale", funziona, come si è detto, nel senso di riconoscergli dignità e funzioni pari alle biblioteche nazionali. Tuttavia, mentre un tempo il termine "nazionale" era segno di vocazione universale, di forza e autorità, oggi risulta debole, poco indicato a cogliere e onorare il carattere sempre più internazionale, sovranazionale, globale dei media post-alfabetici. Terzo
motivo. La sintesi della pluralità di prodotti culturali su supporti
post-cartacei nel solo termine di "audiovisivo" ha il merito
di identificare e valorizzare una sfera espressiva assai più estesa
e significativa rispetto a quelle singolarmente circoscritte sulla base
dei modelli estetici e storiografici adoperati per la fotografia, il cinema
e il video. 2.2. Insistere sulla definizione "museo nazionale dell'audiovisivo" pone quindi non pochi problemi. Per quanto riguarda il termine "audiovisivo": si può ancora parlare solo di audiovisivo nell'epoca della convergenza digitale, nelle cui piattaforme, comunque, è destinato a confluire, tradursi, convertirsi l'intero patrimonio dei linguaggi analogici? Per quanto riguarda il termine "nazionale", non è forse questo il tempo dello spazio multietnico, del tribalismo culturale, delle relazioni transnazionali? E, per quanto riguarda il termine "museo", le nuove tecnologie non mettono in discussione le modalità di fruizione persino di un tradizionale "oggetto da museo"? Non è questione puramente nominale. Il problema è di sostanza. Quando vengono a mancare le parole giuste per titolare un nuovo dispositivo, significa che ci troviamo di fronte a oggetti inediti, forme, identità e pratiche sconosciute al lessico istituzionale, innovazioni che non sono ancora riuscite a modificare la mentalità e vincere il peso della tradizione. Si tratterà di compensare con adeguate operazioni di comunicazione e promozione gli eventuali difetti di denominazione del contenitore in questione (non si dimentichi che l'allocazione prevista esibisce un appellativo di lunga durata e per giunta persino omologabile alla sua nuova funzione, come "Palazzo della civiltà"). Tuttavia non basta concepire un contenitore in cui possano trovarsi tutte le forme di rappresentazione e comunicazione degli ultimi duecentocinquanta anni. Questo è già un obiettivo ambizioso, ma non sufficiente a dare la misura di ciò che si sta oggi sovrapponendo alla funzione storica degli apparati archivistici e museali. E' proprio l'estrema apertura antropologica disponibile nella qualità tecnica dei new media a imporre una dimensione in tutto diversa dallo statuto di archivio storico e di museo; a ridare suggestione mitica alle forme dell'agire comunicativo; a privilegiare i contesti di consumo in quanto eventi rigenerativi, poietici. Creativi. Dovremmo allora ragionare nei termini di un "museo della convergenza", un luogo in cui gli audiovisivi in senso stretto faranno parte integrante di ogni altro supporto e linguaggio che la new technology ha realizzato e realizzerà, quindi di ogni altro prodotto di artigianato o industria culturale, vale a dire qualsiasi testo, opera, intrattenimento, gioco, relazione, medium in grado di significare la fluidità delle memorie individuali e collettive tra passato, presente e futuro della comunicazione. 2.3. Per concepire il luogo più adatto a soddisfare questi obiettivi, bisogna superare la tentazione di lasciarsi condizionare dalle tecnologie solo per ideare aree e serie di esposizioni stabili o temporanee delle medesime, ma accettare invece l'idea di dare al progetto architettonico, gestionale e operativo della struttura fisica la stessa qualità dei linguaggi digitali: multimedialità, interattività, virtualità. E' dentro la fluidità di questo ambiente che può avere luogo la valorizzazione di qualsiasi prodotto - vecchio e nuovo, preindustriale, industriale e post-industriale - delle strategie e delle tattiche della comunicazione umana. Ecco allora che ci allontaniamo sempre più dall'idea di Museo, avvicinandosi sempre più all'idea originaria di Casa delle Muse. Il luogo di questo "evento permanente" consiste infatti non nella stabilità della Casa, nella sua chiusura in una sola struttura formale, ma nella plurima voce delle Muse, nella loro polifonica apertura all'esterno, il loro nominare il senso delle cose con i linguaggi del mito (e, di questa investitura neo-mitologia, i new media si stanno facendo carico, in corrispondenza con i processi di tribalizzazione e sacralizzazione del presente). Oggi o al massimo domani non ci saranno più limiti alla fruizione individuale di esperienze attraverso strumenti elettronici personali. Il mercato dell'elettronica, dalla nascita del pc in poi, si è concentrato (pur seguendo la logica tradizionale dei consumi di massa) sul singolo utente. La convergenza digitale avverrà innanzitutto nei luoghi di snodo territoriali, tra le mura delle nostre case, ai confini della nostra pelle; se non è ancora chiaro attraverso quali strumenti, certamente questa rivoluzione mirerà soprattutto alla fruizione individuale e relazionale, facilitando reti di connessione in diretta e in differita. Se questo ha conseguenze evidenti nel campo della ricerca di luoghi, soggetti e servizi (la natura rizomatica, reticolare, delle comunicazioni telematiche elimina di fatto la necessità di concentrare documenti in un unico luogo fisico), non meno rilevanti saranno le conseguenze nel campo della produzione e fruizione di esperienze. 2.4. Del resto anche il concetto di media - pur di così lunga durata nella civiltà dell'immagine che li ha generati - appare ormai insufficiente, mentre una nuova prospettiva sembra quella descritta dal concetto di Information and Communication Tecnology, definizione che riunisce tutti i tipi di sistemi elettronici utilizzati per l'emittenza, le telecomunicazioni e le comunicazioni mediate da computer. Se questo concetto non esaurisce ancora la nozione e le mappature dei media, esso sembra tuttavia utile al nostro scopo, perché estende oltre ogni limite i poteri dei mezzi di comunicazione, dando piena realizzazione a ciò che durante il regime storico dei mass media restava in ombra nell'uso del pur consolidato binomio "azione comunicativa". E cioè l'azione. L'ICT sta ridefinendo ogni luogo e forma di vita: città, casa, ufficio, loisir, corpo. La convergenza digitale riguarda non solo l'informazione e le forme di spettacolo popolare, ma anche l'arte e le forme di cultura tradizionali, che ora utilizzano strumenti che consentono e anzi richiedono un ruolo molto più attivo dell'utente: dalle installazioni di cyberarte agli ipertesti. Limitiamoci all'esempio dell'arte, che dovrà essere solo uno dei "contenuti" della nuova struttura. Quello che viene oggi definito "museo virtuale" consiste in una "collezione di risorse digitali" di ambito artistico-culturale accessibili mediante strumenti telematici; tale definizione qui ci riguarda solo in parte ma è fondamentale per capire la nuova idea di museo che è alla base di questo progetto. Un museo virtuale può essere costituito da digitalizzazioni di quadri, disegni, fotografie, film, luoghi o ambienti architettonici: questo tipo di museo viene oggi fruito sia all'interno di un museo tradizionale (come sua versione virtuale), sia in rete, e numerosi sono ormai i siti che ospitano questo tipo di contenuti. L'interconnessione tra i musei di arte esistenti consentirà ad esempio di ricostruire virtualmente collezioni sparse oggi nel mondo o creare un proprio percorso di conoscenza del tutto soggettivo. Già questo tipo di esperienza rappresenta una grande innovazione rispetto alla fruizione tradizionale dell'opera d'arte e rispetto alla ridefinizione sociale dei suoi statuti. Ma il nuovo museo può fare molto di più: può proporre laboratori e installazioni virtuali di artisti contemporanei; può mostrare "dal vivo" le fasi di realizzazione di un dipinto, di un brano musicale, di una scultura, di un progetto urbanistico; può riprodurre opere e contesti di esperienze artistiche lontane nello spazio o perfino scomparse; può includere e far vivere lo spettatore dentro le opere; può consentirgli ogni falsificazione, alterazione e trasgressione nei confronti della loro autorità. Un analogo schema di interventi può essere riferito ad altri esempi: l'evoluzione dei mezzi di trasporto pubblici e privati; la ricerca in campo tecno-scientifico; la "casa intelligente"; la robotica; il campo medico o ambientale; l'oggettistica; lo sport. E così via. Tutti settori di grande interesse culturale ma anche commerciale. Tutti partecipi del fenomeno definito come "estetizzazione del mondo". 2.5. Ciò che mette in discussione l'idea tradizionale di museo è dunque proprio la tecnologia avanzata, quella che si va mostrando più adeguata a soddisfare soggetti e bisogni emergenti. Il paradosso da affrontare consiste allora nel fatto che nuovi e vecchi strumenti di produzione e fruizione dei media quanto dei prodotti creativi tradizionali, dovranno costituire i "contenuti" di una struttura museale che, in questo ampliamento del suo patrimonio e delle sue prospettive, deve trovare un punto di forza e non la sua deriva, una ragione di affermazione e non di sopravvivenza. Allora il museo dei media sarà anche un museo della scienza non solo a ragione della sempre più forte spettacolarizzazione e mediatizzazione delle scienze ad opera della loro divulgazione, ma anche per una ragione opposta. Più profonda. Non tanto il fatto che i media, come prima di loro l'arte, sono sempre il frutto di una tecnologia e dunque la loro comprensione richiede un approccio anche tecnico e di conseguenza impone frequenti interazioni e sperimentazioni di natura scientifica. Quanto piuttosto per il fatto che i mezzi di comunicazione - le loro culture, le soggettività che esprimono - stanno sempre più agendo direttamente sul corpo delle scienze, modificandone statuti e procedure. 2.6. Il recupero della dimensione storica ci può dunque venire in aiuto: ogni media ha una sua storia, ognuno di essi ha sviluppato un suo sistema economico e un suo pubblico, lo ha modificato nel tempo anche attraverso l'incontro e l'integrazione con altri media; tutti i media, pur spinti a forzare e snaturare i propri codici verso nuovi bisogni espressivi, in fondo conservano la matrice delle specifiche caratteristiche con cui si sono affermati socialmente. Anche ora che, tutti e a livelli mai prima toccati, sono stati contaminati dalla rivoluzione digitale. Alcuni
percorsi e alcune chiavi di lettura delle esposizioni periodiche o permanenti
previste nel nostro progetto museale potranno dunque consentire di conoscere
la storia dei media attraverso il loro formarsi e il loro reciproco interagire,
in modo da poter percepire anche le motivazioni (economiche, sociali,
culturali, psicologiche, tecnologiche) del loro successo o del loro insuccesso. Queste sezioni della "struttura vivente" del museo reale-virtuale costituiranno dunque alcune delle linee espositive che il "cuore" dell'intero sistema, il suo "programma", sarà in grado di alimentare insieme a tante altre, ispirate a bisogni e pulsioni di altro tipo. È da questa centrale "zona di alimentazione" che si irradieranno le iniziative del museo, dalle mostre temporanee, agli eventi, alle promozioni del bookshop. Percorsi e soste di questa sorta di palinsesto spaziale e temporale, saranno studiati, progettati e realizzati da esperti dei media, preferibilmente da professionisti che hanno avuto esperienza di applicazioni creative per e attraverso le nuove tecnologie. Figure di programmatori, designer, scenografi, registi, artisti in grado di trasformare ogni necessità didattica o formativa o divulgativa o evasiva o commerciale in momenti culturalmente ed emotivamente coinvolgenti. L'intelligenza e efficacia di questa struttura museale dipenderà tutta dalla consistenza quantitativa dei suoi flussi di pubblico. Essa quindi disporrà di tutti gli elementi e dispositivi necessari a creare un ambiente dai numerosi quanto vasti - globali e dettagliati - motivi di attrazione permanente. Un "mondo vitale" che inviti ad essere abitato per i motivi più diversi, dai più futili ai più sostanziali. Un mondo in cui gli ingredienti più graditi della vita quotidiana si connettono con vari livelli di offerta culturale. 2.7.
Quale tipo di utenza? Il museo, in modo adeguato alle strategie di marketing
più avanzate, prevederà tipi differenziati di utenza ma
tutti aggregabili dentro un flusso generalista di pubblici, dunque con
condensazioni spettacolari, frammentazioni vocazionali e segmentazioni
specialistiche opportunamente distribuite in vari luoghi e momenti dell'offerta
complessiva. La dimensione di questo progetto, dunque, non comporta solo l'invenzione di una struttura modulare aperta, in grado di garantire una funzionale distribuzione degli spazi permanenti e periodici in ogni parte dell'edificio da adibire a museo (la struttura del "Palazzo della civiltà" sembra prestarsi in modo particolare, seppure con dovuti accorgimenti e con l'uso di materiali innovativi e apposite soluzioni tecnologiche), ma comporta anche la sua estensione all'esterno, con l'uso funzionale e scenotecnico degli spazi antistanti, nonché l'acquisizione degli spazi e edifici circostanti, resi eventualmente disponibili a potere costituire (sempre riferendosi al "Palazzo della civiltà") un vero e proprio "parco dell'ICT": un polo di attrazione nazionale e internazionale, situato in una zona storica della Capitale Moderna come l'EUR, estremamente consona alle proprie funzioni espositive, tanto quanto collocata su traiettorie urbane di massima visibilità. 2.8. Un archivio del museo? Gli archivi dei media non nascono come archivi storici, ma come archivi di riuso. Gli archivi di cinema come li concepiamo oggi, cioè come archivi di conservazione e tutela, nacquero molto tempo dopo il cinema. Le pellicole venivano conservate per il loro riuso, per proiezioni o montaggi ulteriori. Questa funzione non è del tutto scomparsa e molti archivi audiovisivi oggi proiettano a pagamento le loro pellicole o vendono spezzoni per film di montaggio. Questo ha fatto sì che molti archivi italiani abbiano conservato gelosamente i loro materiali, sia per il loro valore storico, sia per il loro valore economico. Un discorso parzialmente analogo si può fare anche per altri prodotti culturali. Dunque un museo dei media dovrà impegnarsi a reperire e a conservare anche i supporti originali dei documenti che proporrà al pubblico? La possibilità di utilizzare materiali non è oggi condizionata dalla conservazione degli stessi materiali presso il museo. Il museo non conserverà - almeno di necessità - manufatti, opere e documenti originali (attività a cui sono deputate in Italia già numerose istituzioni), ma potrà promuoversi come grande portale sull'immaginario prodotto, veicolato e consumato da ogni mezzo di comunicazione; come promozione e mercato dell'innovazione tecnologica nel campo dei media; come motore di ricerca culturale e espressiva nell'ambito del loro uso sociale; come iniziativa istituzionale volta alla salvaguardia e alla valorizzazione di fondi audiovisivi a rischio o di prodotti ad elevato significato simbolico. Il
coordinamento e l'incoraggiamento delle attività degli archivi
italiani compatibili con gli interessi del Museo, potrebbe fare di quest'ultimo
il terminale (attraverso, anche in questo caso, collegamenti online) di
una grande rete multimediale. Come museo dell'immagine e della tecnologia, il MNA - se così dovrà chiamarsi - farà uso di reti Internet e Intranet per consentire agli utenti di conoscere luoghi, oggetti, esperienze, archivi presenti nella rete telematica o nella rete museale, ma soprattutto (superando dunque la sola fruizione individuale, facendo sempre interagire la vita del suo spazio reale con la vita del suo sito, le attese e gli stili che vi si esprimono, i saperi che esso connette, le forme di promozione e organizzazione che consente) proporrà percorsi ed esperienze del tutto diverse, altrimenti irrealizzabili. Questo comporterà la necessità di dotarsi di una banca dati; il museo sarà così anche un luogo di elaborazione e di studio dei criteri di catalogazione e di organizzazione dei prodotti culturali che rientrano nei suoi interessi, dal punto di vista logico, contenutistico e tecnologico. 2.9. In conclusione il museo dovrà essere allo stesso tempo: 1.
Museo dei media e delle ICT, che proponga la loro storia e suggerisca
le loro possibili prospettive; Dovrà quindi disporre di strutture e ambienti attrezzati per: 1.
esposizioni permanenti, che costituiranno l'asse portante della programmazione
ordinaria e straordinaria (in particolare la storia della comunicazione
dalle origini ai media di massa, dalle reti di comunicazione al mondo
digitale e la storia degli strumenti elettronici per la produzione di
suoni e immagini - sintetizzatori e sistemi di elaborazione -, dalle origini
alle odierne tecnologie digitali); Si potranno prevedere le seguenti modalità di fruizione: 1.
individuale: postazioni per la fruizione e la consultazione di prodotti
multimediali off line e on line, con particolare riferimento a quei prodotti
non presenti nella rete Internet o non accessibili tramite il collegamento
da casa, con collegamenti a banche dati di archivi di ogni genere di prodotto;
ascolto in cuffia e con cabine dotate di altoparlanti di alta qualità; La struttura, fuori della sua dimensione generalista e come necessario completamento della sua offerta specialistica, prevede un centro di produzione e elaborazione di creazioni audiovisive con le tecnologie digitali, dotato di più laboratori. Sono altresì previste aree per un mediastore, in cui sarà possibile trovare materiali bibliografici, video, fotografici, musicali, ecc. difficilmente reperibili nelle normali catene di distribuzione. Questa struttura sarà collegata permanentemente alle iniziative del museo e strutturata anch'essa come un luogo di fruizione di nuovi media. Altrettanto va detto per ogni altro settore di mercato, ristoro, divertimento e servizio. Non solo gli spazi espositivi permanenti e gli spazi espositivi temporanei, ma anche ogni sala di ingresso, ogni ambiente di passaggio, ogni altra sala di ristoro, intrattenimento, shopping e servizio, sarà fornita di postazioni multimediali che consentano al visitatore di volta in volta una facile e immediata interazione, prevedendo a tale scopo l'installazione di video wall e monitor professionali dislocati opportunamente. Il museo si dovrà dotare anche di uno o più impianti di ricezione satellitare, e dovrà prevedere la cablatura dell'intera struttura e l'attivazione di servizi intranet ed extranet. Tuttavia, va ulteriormente sottolineato che il progetto non tende a assolutizzare l'intervento tecnologico. Una regia attenta ai contenuti espressivi, sapienziali e esperienziali, veicolati dai mezzi tecnici, graduerà momenti di massima artificialità digitale con soluzioni grafiche, sceniche, acustiche di altro tipo, a bassa esibizione di innovazione tecnologica. 2.10.
Indicazioni specifiche riguardano il personale delle varie strutture del
Museo. Esso dovrà essere specializzato in ogni singolo settore
di attività, ma anche avere una buona preparazione su ogni aspetto
tecnico-organizzativo della struttura. In particolare: l'Archivio necessiterà
di documentalisti audiovisivi, esperti di fotografia e di immagini in
genere, bibliotecari, archivisti, tecnici informatici e addetti alle apparecchiature. 3.
Il tema urbano: permeabilità e familiarità Il palazzo della civiltà italiana si trova in una condizione urbana strategica e duplice: a margine dell'EUR verso la valle del Tevere e l'autostrada per l'aeroporto, e a chiusura del grande spazio pubblico lineare interno che conduce fino al Palazzo dei Congressi. L'edificio ha da sempre una figura simbolica molto forte nella città, ma non funziona con la stessa efficacia come polo di attrazione di flussi urbani. Il suo ingresso dalla città oggi è confuso. L'edificio sembra concepito per l'entrata verso la promenade urbana dell'EUR, ma la gente arriva dall'altra parte, a piedi dalla fermata Magliana della ferrovia metropolitana e in auto dal grande parcheggio multipiano adiacente alla metro. I flussi evitano l'attraversamento dello spazio urbano segnato dall'edificio e scorrono in tangenza del portico e dello scalone. Anche la topografia distacca il palazzo dai movimenti urbani e lo fissa lontano sul colle. E' come una grande opera di design fatta più per essere guardata o fotografata, che per essere abitata. Molti artisti contemporanei e quasi tutti i grandi architetti postmoderni si sono fatti immortalare dal basso sulla scalinata posteriore, con il Colosseo Quadrato sullo sfondo. Chiunque è affascinato dalla semplicità di questa metafora architettonica e dalla sua capacità di comunicare lo spirito della romanità, in bilico tra classicità e innovazione. Il nostro progetto tende a esaltare queste caratteristiche, ma anche a restituire centralità e funzioni urbane al palazzo, con un duplice approccio alle questioni di inserimento del nuovo MAV nel contesto cittadino. Alla scala metropolitana il rapporto resta essenzialmente visuale; ed è il gioco delle immagini proiettate che smaterializza il palazzo e presenta alla città il manifesto del nuovo MAV. Nel contesto dell'EUR l'architettura del museo dell'audiovisivo istituisce una nuova strada pedonale nella città. L'idea urbana del nostro progetto consiste nell'aprire, attraverso il basamento del palazzo, una strada di collegamento tra la piazza superiore che chiude l'asse monumentale con il palazzo dei congressi e lo spazio aperto a valle del palazzo verso il Tevere. In altri termini si tratta di un percorso pedonale meccanizzato che collega la fermata della metropolitana - e l'edificio di parcheggi ad essa adiacente - all'ingresso del nuovo MAV e alla zona direzionale e congressuale dell'EUR subito più a monte. Lungo il percorso possono trovare spazio tutta una serie di servizi urbani integrativi di quelli museali: dagli spazi per la ristorazione e il bookshop, agli spazi commerciali per i gadgets, fino ai megastore (magari di settori coerenti come quelli video-discografici). Al centro del percorso l'ingresso al nuovo MAV e al caleidoscopio verticale, che conduce fino al tetto con la terrazza bar e all'immagine, strepitosa, di Roma dal cielo dell'EUR. 4.
IL PROGETTO ARCHITETTONICO: UNO STRUMENTO ADEGUATO In questo senso si sono utilizzate due importanti interpretazioni spaziali e morfologiche dell'edificio. Per prima cosa si è cercato di "avvicinare" fisicamente il Palazzo ai percorsi cittadini portando al piano dello stilobate la zona di accesso e di "alimentazione" del Museo. A tale livello infatti è posto il vero e proprio atrio che diviene una piazza coperta che disimpegna percorsi commerciali, zone di accesso alle sale polifunzionali, zone di ricerca e produzione scientifica ed il vero e proprio accesso ai percorsi espositivi; un luogo pertanto dove si incontrano tutte le anime di questa istituzione: commerciale, tecnologica, comunicativa, di ricerca. Tale piazza è quindi stata resa accessibile sui due lati dell'edificio mediante una galleria che, da Ovest ad Est, connette in quota il parcheggio di scambio multipiano con l'asse PCL-Palazzo dei Congressi nel cuore dell'E42, attraversando tangenzialmente la piazza-atrio dell'edificio che viene messo così "a sistema" rispetto agli abituali percorsi di chi vive e lavora nel quartiere. Altresì
determinante è apparso il tema della comunicazione a distanza,
far si che il PCL rappresentasse la sua "investitura" attesa
settanta anni in un ruolo funzionale che ne facesse attore attivo dello
skyline cittadino, senza altresì perdere la grande forza simbolica
che lo caratterizza. 4.2.
Dal basso verso l'alto l'articolazione del museo include: Biblioteca,
laboratori: Media
Store, galleria commerciale: Aree
espositive: Spazi
per visione: Sale
polifunzionali ad assetto variabile Direzione
ed amministrazione: Ristorante
e bar: Archivi: Nodo
informatico-CED e locali tecnologici/informatici: Spazi
tecnologici: 5.
IL PROGETTO VISUALE Ricci & Spaini - Studio Associato Seste web gallery Raggr. Temp.HAL 901Composto da: Studio Ricci e Spaini Studio Associato seste: Aldo Aymonino Francesco Aymonino Marina Cimato Raffaele Giannitelli Ezio Rizzuti Flavio Trinca Infotel srl Eleprogetti srl Cooprogetti scarl Collaboratori: Linda Roncaglia Francesca Pellarin Gianpaolo Daniele Consulenti Alberto Abruzzese ©copyright archphoto 2003-Ricci & Spaini + Studio Associato Seste
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