Ricci & Spaini-Studio Associato Seste
CONCORSO MUSEO NAZIONALE AUDIOVISIVO A ROMA


1. IN GENERALE
La necessità di costituire fisicamente il Museo Nazionale dell'Audiovisivo comporta inevitabilmente un contenitore in grado di assolvere al meglio questa funzione.
Tale questione, dopo varie ipotesi formulate negli scorsi anni relative a complessi immobiliari o singoli edifici in cui ubicare gli spazi di tale istituzione, sembra essersi risolta con la decisione di bandire un concorso di progettazione per inserire il MAV all'interno del Palazzo della Civiltà del Lavoro.

La questione del programma funzionale è apparsa subito strettamente connessa alle motivazioni scientifiche e culturali che riteniamo fondino la realizzazione di un'istituzione quale il Museo Nazionale dell'Audiovisivo. Appare quindi necessario sostanziare i contenuti e le ns ipotesi relative ad una filosofia museale che, alla luce del tema specifico, appare sempre più materia mutevole e difficile da fissare sui fotogrammi di un progetto da sostanziare in forme, spazi e tecnologie.

2. IL PROGETTO SCIENTIFICO: UN PROGRAMMA FUNZIONALE
2.1. Museo nazionale dell'audiovisivo. La scelta di questa denominazione istituzionale potrebbe essere felice per tre motivi, ciascuno dei quali, tuttavia, regge solo a metà.

Primo motivo. La denominazione di "museo" - e non, ad esempio, "mediateca" - sembra essere la presa d'atto di ciò che nella percezione immediata degli utenti rende appunto diversa una biblioteca da un museo: la prima custodisce "opere" che si possono rivelare solo attraverso una consultazione e fruizione individuale; il secondo dispone di "opere" che vivono nell'ostentazione pubblica di se stesse. La scelta di dare lo statuto di museo al contenitore di opere audiovisive può quindi testimoniare che i loro supporti debbano potere godere del massimo di ostentazione del proprio contenuto documentario e immaginifico.
Al tempo stesso, però, il termine museo soffre del limite strutturale che ha rivelato proprio confrontandosi con il dispositivo effimero delle mostre (spesso utilizzato in chiave innovativa dai musei stessi), introdotto per tentare soluzioni espositive sempre più vicine alle strategie di marketing, alla messa in scena delle merci, ai sensi dello spettatore, del consumatore.

Secondo motivo. L'attribuzione al museo di una dimensione "nazionale", funziona, come si è detto, nel senso di riconoscergli dignità e funzioni pari alle biblioteche nazionali. Tuttavia, mentre un tempo il termine "nazionale" era segno di vocazione universale, di forza e autorità, oggi risulta debole, poco indicato a cogliere e onorare il carattere sempre più internazionale, sovranazionale, globale dei media post-alfabetici.

Terzo motivo. La sintesi della pluralità di prodotti culturali su supporti post-cartacei nel solo termine di "audiovisivo" ha il merito di identificare e valorizzare una sfera espressiva assai più estesa e significativa rispetto a quelle singolarmente circoscritte sulla base dei modelli estetici e storiografici adoperati per la fotografia, il cinema e il video.
Sotto questo profilo si tratta di una scelta culturale sensibile alla differenza che i "visual studies" vanno rilevando, allo stesso interno dei "cultural studies", tra saperi sapienziali e saperi esperenziali, tra forme testuali rigidamente codificate quali il libro e forme testuali più intimamente fondate sull'esperienza quotidiana, quali sono le immagini prodotte dall'industria culturale di massa, immagini appunto del cinema, della TV, del home video, dei cd, dei dvd, delle reti (pubblicità, videoarte, clip musicali, informazioni, etc): immagini immerse nella loro stessa proliferazione, instabili al loro interno ma potenti ai loro bordi, nei loro contesti, quindi di straordinario interesse per la vita sociale, politica, ludica, affettiva, interiore.

2.2. Insistere sulla definizione "museo nazionale dell'audiovisivo" pone quindi non pochi problemi. Per quanto riguarda il termine "audiovisivo": si può ancora parlare solo di audiovisivo nell'epoca della convergenza digitale, nelle cui piattaforme, comunque, è destinato a confluire, tradursi, convertirsi l'intero patrimonio dei linguaggi analogici? Per quanto riguarda il termine "nazionale", non è forse questo il tempo dello spazio multietnico, del tribalismo culturale, delle relazioni transnazionali? E, per quanto riguarda il termine "museo", le nuove tecnologie non mettono in discussione le modalità di fruizione persino di un tradizionale "oggetto da museo"?

Non è questione puramente nominale. Il problema è di sostanza. Quando vengono a mancare le parole giuste per titolare un nuovo dispositivo, significa che ci troviamo di fronte a oggetti inediti, forme, identità e pratiche sconosciute al lessico istituzionale, innovazioni che non sono ancora riuscite a modificare la mentalità e vincere il peso della tradizione. Si tratterà di compensare con adeguate operazioni di comunicazione e promozione gli eventuali difetti di denominazione del contenitore in questione (non si dimentichi che l'allocazione prevista esibisce un appellativo di lunga durata e per giunta persino omologabile alla sua nuova funzione, come "Palazzo della civiltà").

Tuttavia non basta concepire un contenitore in cui possano trovarsi tutte le forme di rappresentazione e comunicazione degli ultimi duecentocinquanta anni. Questo è già un obiettivo ambizioso, ma non sufficiente a dare la misura di ciò che si sta oggi sovrapponendo alla funzione storica degli apparati archivistici e museali. E' proprio l'estrema apertura antropologica disponibile nella qualità tecnica dei new media a imporre una dimensione in tutto diversa dallo statuto di archivio storico e di museo; a ridare suggestione mitica alle forme dell'agire comunicativo; a privilegiare i contesti di consumo in quanto eventi rigenerativi, poietici. Creativi.

Dovremmo allora ragionare nei termini di un "museo della convergenza", un luogo in cui gli audiovisivi in senso stretto faranno parte integrante di ogni altro supporto e linguaggio che la new technology ha realizzato e realizzerà, quindi di ogni altro prodotto di artigianato o industria culturale, vale a dire qualsiasi testo, opera, intrattenimento, gioco, relazione, medium in grado di significare la fluidità delle memorie individuali e collettive tra passato, presente e futuro della comunicazione.

2.3. Per concepire il luogo più adatto a soddisfare questi obiettivi, bisogna superare la tentazione di lasciarsi condizionare dalle tecnologie solo per ideare aree e serie di esposizioni stabili o temporanee delle medesime, ma accettare invece l'idea di dare al progetto architettonico, gestionale e operativo della struttura fisica la stessa qualità dei linguaggi digitali: multimedialità, interattività, virtualità. E' dentro la fluidità di questo ambiente che può avere luogo la valorizzazione di qualsiasi prodotto - vecchio e nuovo, preindustriale, industriale e post-industriale - delle strategie e delle tattiche della comunicazione umana.

Ecco allora che ci allontaniamo sempre più dall'idea di Museo, avvicinandosi sempre più all'idea originaria di Casa delle Muse. Il luogo di questo "evento permanente" consiste infatti non nella stabilità della Casa, nella sua chiusura in una sola struttura formale, ma nella plurima voce delle Muse, nella loro polifonica apertura all'esterno, il loro nominare il senso delle cose con i linguaggi del mito (e, di questa investitura neo-mitologia, i new media si stanno facendo carico, in corrispondenza con i processi di tribalizzazione e sacralizzazione del presente).

Oggi o al massimo domani non ci saranno più limiti alla fruizione individuale di esperienze attraverso strumenti elettronici personali. Il mercato dell'elettronica, dalla nascita del pc in poi, si è concentrato (pur seguendo la logica tradizionale dei consumi di massa) sul singolo utente. La convergenza digitale avverrà innanzitutto nei luoghi di snodo territoriali, tra le mura delle nostre case, ai confini della nostra pelle; se non è ancora chiaro attraverso quali strumenti, certamente questa rivoluzione mirerà soprattutto alla fruizione individuale e relazionale, facilitando reti di connessione in diretta e in differita. Se questo ha conseguenze evidenti nel campo della ricerca di luoghi, soggetti e servizi (la natura rizomatica, reticolare, delle comunicazioni telematiche elimina di fatto la necessità di concentrare documenti in un unico luogo fisico), non meno rilevanti saranno le conseguenze nel campo della produzione e fruizione di esperienze.

2.4. Del resto anche il concetto di media - pur di così lunga durata nella civiltà dell'immagine che li ha generati - appare ormai insufficiente, mentre una nuova prospettiva sembra quella descritta dal concetto di Information and Communication Tecnology, definizione che riunisce tutti i tipi di sistemi elettronici utilizzati per l'emittenza, le telecomunicazioni e le comunicazioni mediate da computer. Se questo concetto non esaurisce ancora la nozione e le mappature dei media, esso sembra tuttavia utile al nostro scopo, perché estende oltre ogni limite i poteri dei mezzi di comunicazione, dando piena realizzazione a ciò che durante il regime storico dei mass media restava in ombra nell'uso del pur consolidato binomio "azione comunicativa". E cioè l'azione. L'ICT sta ridefinendo ogni luogo e forma di vita: città, casa, ufficio, loisir, corpo.

La convergenza digitale riguarda non solo l'informazione e le forme di spettacolo popolare, ma anche l'arte e le forme di cultura tradizionali, che ora utilizzano strumenti che consentono e anzi richiedono un ruolo molto più attivo dell'utente: dalle installazioni di cyberarte agli ipertesti. Limitiamoci all'esempio dell'arte, che dovrà essere solo uno dei "contenuti" della nuova struttura. Quello che viene oggi definito "museo virtuale" consiste in una "collezione di risorse digitali" di ambito artistico-culturale accessibili mediante strumenti telematici; tale definizione qui ci riguarda solo in parte ma è fondamentale per capire la nuova idea di museo che è alla base di questo progetto.

Un museo virtuale può essere costituito da digitalizzazioni di quadri, disegni, fotografie, film, luoghi o ambienti architettonici: questo tipo di museo viene oggi fruito sia all'interno di un museo tradizionale (come sua versione virtuale), sia in rete, e numerosi sono ormai i siti che ospitano questo tipo di contenuti. L'interconnessione tra i musei di arte esistenti consentirà ad esempio di ricostruire virtualmente collezioni sparse oggi nel mondo o creare un proprio percorso di conoscenza del tutto soggettivo. Già questo tipo di esperienza rappresenta una grande innovazione rispetto alla fruizione tradizionale dell'opera d'arte e rispetto alla ridefinizione sociale dei suoi statuti. Ma il nuovo museo può fare molto di più: può proporre laboratori e installazioni virtuali di artisti contemporanei; può mostrare "dal vivo" le fasi di realizzazione di un dipinto, di un brano musicale, di una scultura, di un progetto urbanistico; può riprodurre opere e contesti di esperienze artistiche lontane nello spazio o perfino scomparse; può includere e far vivere lo spettatore dentro le opere; può consentirgli ogni falsificazione, alterazione e trasgressione nei confronti della loro autorità.

Un analogo schema di interventi può essere riferito ad altri esempi: l'evoluzione dei mezzi di trasporto pubblici e privati; la ricerca in campo tecno-scientifico; la "casa intelligente"; la robotica; il campo medico o ambientale; l'oggettistica; lo sport. E così via. Tutti settori di grande interesse culturale ma anche commerciale. Tutti partecipi del fenomeno definito come "estetizzazione del mondo".

2.5. Ciò che mette in discussione l'idea tradizionale di museo è dunque proprio la tecnologia avanzata, quella che si va mostrando più adeguata a soddisfare soggetti e bisogni emergenti. Il paradosso da affrontare consiste allora nel fatto che nuovi e vecchi strumenti di produzione e fruizione dei media quanto dei prodotti creativi tradizionali, dovranno costituire i "contenuti" di una struttura museale che, in questo ampliamento del suo patrimonio e delle sue prospettive, deve trovare un punto di forza e non la sua deriva, una ragione di affermazione e non di sopravvivenza.

Allora il museo dei media sarà anche un museo della scienza non solo a ragione della sempre più forte spettacolarizzazione e mediatizzazione delle scienze ad opera della loro divulgazione, ma anche per una ragione opposta. Più profonda. Non tanto il fatto che i media, come prima di loro l'arte, sono sempre il frutto di una tecnologia e dunque la loro comprensione richiede un approccio anche tecnico e di conseguenza impone frequenti interazioni e sperimentazioni di natura scientifica. Quanto piuttosto per il fatto che i mezzi di comunicazione - le loro culture, le soggettività che esprimono - stanno sempre più agendo direttamente sul corpo delle scienze, modificandone statuti e procedure.

2.6. Il recupero della dimensione storica ci può dunque venire in aiuto: ogni media ha una sua storia, ognuno di essi ha sviluppato un suo sistema economico e un suo pubblico, lo ha modificato nel tempo anche attraverso l'incontro e l'integrazione con altri media; tutti i media, pur spinti a forzare e snaturare i propri codici verso nuovi bisogni espressivi, in fondo conservano la matrice delle specifiche caratteristiche con cui si sono affermati socialmente. Anche ora che, tutti e a livelli mai prima toccati, sono stati contaminati dalla rivoluzione digitale.

Alcuni percorsi e alcune chiavi di lettura delle esposizioni periodiche o permanenti previste nel nostro progetto museale potranno dunque consentire di conoscere la storia dei media attraverso il loro formarsi e il loro reciproco interagire, in modo da poter percepire anche le motivazioni (economiche, sociali, culturali, psicologiche, tecnologiche) del loro successo o del loro insuccesso.
Oppure si potranno rivivere in sequenza le vicende storiche della formazione delle grandi reti dell'era contemporanea: da quella elettrica a quella telefonica a quella telematica, e comprenderne le interazioni e i cambiamenti nel corso del tempo.
O ancora: il museo potrà proporre una simulazione dell'esperienza percettiva eccezionale e devastante della trincea della Prima Guerra Mondiale, un nodo storico decisivo in cui saperi e sensi dell'uomo contemporaneo hanno subito cambiamenti irreversibili. Potrà far provare, con l'efficacia di una simulazione perfetta, un'altra esperienza, ancora più traumatica per tutte le etiche, estetiche e filosofie della modernità: la bomba atomica, i suoi effetti immediati e quelli di medio e lungo periodo sul genere umano e sul suo ambiente.

Queste sezioni della "struttura vivente" del museo reale-virtuale costituiranno dunque alcune delle linee espositive che il "cuore" dell'intero sistema, il suo "programma", sarà in grado di alimentare insieme a tante altre, ispirate a bisogni e pulsioni di altro tipo. È da questa centrale "zona di alimentazione" che si irradieranno le iniziative del museo, dalle mostre temporanee, agli eventi, alle promozioni del bookshop. Percorsi e soste di questa sorta di palinsesto spaziale e temporale, saranno studiati, progettati e realizzati da esperti dei media, preferibilmente da professionisti che hanno avuto esperienza di applicazioni creative per e attraverso le nuove tecnologie. Figure di programmatori, designer, scenografi, registi, artisti in grado di trasformare ogni necessità didattica o formativa o divulgativa o evasiva o commerciale in momenti culturalmente ed emotivamente coinvolgenti.

L'intelligenza e efficacia di questa struttura museale dipenderà tutta dalla consistenza quantitativa dei suoi flussi di pubblico. Essa quindi disporrà di tutti gli elementi e dispositivi necessari a creare un ambiente dai numerosi quanto vasti - globali e dettagliati - motivi di attrazione permanente. Un "mondo vitale" che inviti ad essere abitato per i motivi più diversi, dai più futili ai più sostanziali. Un mondo in cui gli ingredienti più graditi della vita quotidiana si connettono con vari livelli di offerta culturale.

2.7. Quale tipo di utenza? Il museo, in modo adeguato alle strategie di marketing più avanzate, prevederà tipi differenziati di utenza ma tutti aggregabili dentro un flusso generalista di pubblici, dunque con condensazioni spettacolari, frammentazioni vocazionali e segmentazioni specialistiche opportunamente distribuite in vari luoghi e momenti dell'offerta complessiva.
Sarà certamente dedicata un'attenzione particolare ai professionisti e agli studiosi e amatori di ciascuno dei settori che compongono l'offerta mediale sia tradizionale che innovativa; dalle sale alle moviole per la visione di film, video e dvd; dalle postazioni di computer per l'accesso ad ogni fonte e programma sino al cinema Imax e ai videogiochi di antica e nuova generazione. Altro tipo di strutture andrà definito per pubblici più generalisti.
L'insieme di tutti questi target - che vanno da gruppi sperimentali e d'avanguardia, tecnici e professionisti del settore, studiosi e ricercatori a più consistenti gruppi di affezione per prodotti elitari o marginali o di culto, spingendosi sino al grande pubblico cinematografico, televisivo e telematico - comportano un adeguato investimento collaterale in mostre, spettacoli, eventi, nonché aree di vendita estremamente aggiornate sui nuovi prodotti del hardware e del software, luoghi di ristoro e intrattenimento.
Questo include pertanto la creazione di spazi e iniziative come eventi, seminari, convegni, accordi con università (in particolare con le ormai numerose facoltà di Scienze della comunicazione, a cui saranno delegate le attività di ricerca, laboratorio e formazione da svolgere in stretta relazione con il museo, ma più in generale con tutte le strutture culturali e tecniche, o le imprese pubbliche e private, che possano consentire un continuo confronto e scambio con il mondo scientifico, con le amministrazioni, con il mondo economico).

La dimensione di questo progetto, dunque, non comporta solo l'invenzione di una struttura modulare aperta, in grado di garantire una funzionale distribuzione degli spazi permanenti e periodici in ogni parte dell'edificio da adibire a museo (la struttura del "Palazzo della civiltà" sembra prestarsi in modo particolare, seppure con dovuti accorgimenti e con l'uso di materiali innovativi e apposite soluzioni tecnologiche), ma comporta anche la sua estensione all'esterno, con l'uso funzionale e scenotecnico degli spazi antistanti, nonché l'acquisizione degli spazi e edifici circostanti, resi eventualmente disponibili a potere costituire (sempre riferendosi al "Palazzo della civiltà") un vero e proprio "parco dell'ICT": un polo di attrazione nazionale e internazionale, situato in una zona storica della Capitale Moderna come l'EUR, estremamente consona alle proprie funzioni espositive, tanto quanto collocata su traiettorie urbane di massima visibilità.

2.8. Un archivio del museo? Gli archivi dei media non nascono come archivi storici, ma come archivi di riuso. Gli archivi di cinema come li concepiamo oggi, cioè come archivi di conservazione e tutela, nacquero molto tempo dopo il cinema. Le pellicole venivano conservate per il loro riuso, per proiezioni o montaggi ulteriori. Questa funzione non è del tutto scomparsa e molti archivi audiovisivi oggi proiettano a pagamento le loro pellicole o vendono spezzoni per film di montaggio. Questo ha fatto sì che molti archivi italiani abbiano conservato gelosamente i loro materiali, sia per il loro valore storico, sia per il loro valore economico. Un discorso parzialmente analogo si può fare anche per altri prodotti culturali.

Dunque un museo dei media dovrà impegnarsi a reperire e a conservare anche i supporti originali dei documenti che proporrà al pubblico? La possibilità di utilizzare materiali non è oggi condizionata dalla conservazione degli stessi materiali presso il museo. Il museo non conserverà - almeno di necessità - manufatti, opere e documenti originali (attività a cui sono deputate in Italia già numerose istituzioni), ma potrà promuoversi come grande portale sull'immaginario prodotto, veicolato e consumato da ogni mezzo di comunicazione; come promozione e mercato dell'innovazione tecnologica nel campo dei media; come motore di ricerca culturale e espressiva nell'ambito del loro uso sociale; come iniziativa istituzionale volta alla salvaguardia e alla valorizzazione di fondi audiovisivi a rischio o di prodotti ad elevato significato simbolico.

Il coordinamento e l'incoraggiamento delle attività degli archivi italiani compatibili con gli interessi del Museo, potrebbe fare di quest'ultimo il terminale (attraverso, anche in questo caso, collegamenti online) di una grande rete multimediale.
Il museo in definitiva si configura come una sorta di consorzio dei principali archivi italiani che siano detentori della gran parte dei materiali (audiovisivi, sonori, multimediali, ecc.) esistenti: questi dovranno essere coinvolti nella stessa fase di fondazione della sua struttura di "museo nazionale", in modo da garantire una positiva convergenza di interessi nella prospettiva di un migliore e rinnovato servizio pubblico.

Come museo dell'immagine e della tecnologia, il MNA - se così dovrà chiamarsi - farà uso di reti Internet e Intranet per consentire agli utenti di conoscere luoghi, oggetti, esperienze, archivi presenti nella rete telematica o nella rete museale, ma soprattutto (superando dunque la sola fruizione individuale, facendo sempre interagire la vita del suo spazio reale con la vita del suo sito, le attese e gli stili che vi si esprimono, i saperi che esso connette, le forme di promozione e organizzazione che consente) proporrà percorsi ed esperienze del tutto diverse, altrimenti irrealizzabili.

Questo comporterà la necessità di dotarsi di una banca dati; il museo sarà così anche un luogo di elaborazione e di studio dei criteri di catalogazione e di organizzazione dei prodotti culturali che rientrano nei suoi interessi, dal punto di vista logico, contenutistico e tecnologico.

2.9. In conclusione il museo dovrà essere allo stesso tempo:

1. Museo dei media e delle ICT, che proponga la loro storia e suggerisca le loro possibili prospettive;
2. Spazio per mostre, esposizioni, percorsi a carattere tematico, su ogni bene in via di trasformazione grazie alle risorse dell'ICT;
3. Luogo di fruizione di opere creative (arte elettronica, scultura, cinema, musica,arte sonora, ecc.) tradizionali o contemporanee, che, attraverso i vecchi e nuovi media, attestano o interpretano le forme stesse della comunicazione;
4. Cyberspazio per installazioni di realtà virtuale;
5. Parco e mercato dei prodotti e delle tecnologie in campo mediale, industriale, merceologico;
6. Luogo per seminari, convegni, etc;
7. Area con zone attrezzate per divertimenti, intrattenimenti e ristori ad alto investimento innovativo su design, arredi, effetti ambientali, etc.

Dovrà quindi disporre di strutture e ambienti attrezzati per:

1. esposizioni permanenti, che costituiranno l'asse portante della programmazione ordinaria e straordinaria (in particolare la storia della comunicazione dalle origini ai media di massa, dalle reti di comunicazione al mondo digitale e la storia degli strumenti elettronici per la produzione di suoni e immagini - sintetizzatori e sistemi di elaborazione -, dalle origini alle odierne tecnologie digitali);
2. esposizioni temporanee, dove saranno ospitate sperimentazioni video, installazioni innovative virtuali, mostre di cyberarte, capitoli specifici della storia del media, arte sonora interattiva, etc;
3. la Biblioteca/Archivio, in cui convergeranno testi, suoni e immagini nella prospettiva indicata dalle nuove tecnologie, che non consente più (almeno in questo settore) la separazione tra archivio e biblioteca: collegamenti Internet e con banche dati elettroniche, libri, riviste, CD ROM, DVD; la maggior parte dei materiali dunque non avrà un supporto fisico ma esclusivamente elettronico, e sarà fruibili anche attraverso abbonamenti a banche dati, archivi, giornali e riviste, enciclopedie on line, ecc;
4. ogni altra permanente e periodica, reale e virtuale, attività di ricerca, formazione, educazione, intrattenimento, promozione, mercato.

Si potranno prevedere le seguenti modalità di fruizione:

1. individuale: postazioni per la fruizione e la consultazione di prodotti multimediali off line e on line, con particolare riferimento a quei prodotti non presenti nella rete Internet o non accessibili tramite il collegamento da casa, con collegamenti a banche dati di archivi di ogni genere di prodotto; ascolto in cuffia e con cabine dotate di altoparlanti di alta qualità;
2. di gruppo: ogni sezione sarà dotata di salette o luoghi di fruizione in gruppo di documenti visivi e sonori o altro tipo di pratiche e eventi;
3. collettiva: grandi sale in cui si potranno consumare collettivamente le esperienze che non possono essere fruite individualmente o in piccoli gruppi. Grandi mostre, visioni di film e video, festival studiati per la presentazione di nuovi prodotti audiovisivi e multimediali e di allestimenti virtuali, premiazioni di prodotti. In tal senso cuore del museo è un luogo da noi "denominato" grande percorso narrativo dove la narrazione è multimediale ed allo stesso tempo multisensoriale.
4. Spazi per conferenze e per la fruizione di opere intermediali. Sono previste due sale riconfigurabili e a geometria variabile e perfettamente attrezzate per la musica elettronica e le arti elettroniche a seconda delle specifiche esigenze di rappresentazione.

La struttura, fuori della sua dimensione generalista e come necessario completamento della sua offerta specialistica, prevede un centro di produzione e elaborazione di creazioni audiovisive con le tecnologie digitali, dotato di più laboratori.

Sono altresì previste aree per un mediastore, in cui sarà possibile trovare materiali bibliografici, video, fotografici, musicali, ecc. difficilmente reperibili nelle normali catene di distribuzione. Questa struttura sarà collegata permanentemente alle iniziative del museo e strutturata anch'essa come un luogo di fruizione di nuovi media. Altrettanto va detto per ogni altro settore di mercato, ristoro, divertimento e servizio.

Non solo gli spazi espositivi permanenti e gli spazi espositivi temporanei, ma anche ogni sala di ingresso, ogni ambiente di passaggio, ogni altra sala di ristoro, intrattenimento, shopping e servizio, sarà fornita di postazioni multimediali che consentano al visitatore di volta in volta una facile e immediata interazione, prevedendo a tale scopo l'installazione di video wall e monitor professionali dislocati opportunamente. Il museo si dovrà dotare anche di uno o più impianti di ricezione satellitare, e dovrà prevedere la cablatura dell'intera struttura e l'attivazione di servizi intranet ed extranet.

Tuttavia, va ulteriormente sottolineato che il progetto non tende a assolutizzare l'intervento tecnologico. Una regia attenta ai contenuti espressivi, sapienziali e esperienziali, veicolati dai mezzi tecnici, graduerà momenti di massima artificialità digitale con soluzioni grafiche, sceniche, acustiche di altro tipo, a bassa esibizione di innovazione tecnologica.

2.10. Indicazioni specifiche riguardano il personale delle varie strutture del Museo. Esso dovrà essere specializzato in ogni singolo settore di attività, ma anche avere una buona preparazione su ogni aspetto tecnico-organizzativo della struttura. In particolare: l'Archivio necessiterà di documentalisti audiovisivi, esperti di fotografia e di immagini in genere, bibliotecari, archivisti, tecnici informatici e addetti alle apparecchiature.
Il settore espositivo dovrà disporre di guide esperte, allestitori, personale per l'assistenza e la manutenzione. Dovrà quindi contare su uno staff tecnico (in particolare tecnici hardware e software) in grado di impedire qualsiasi intralcio operativo al normale funzionamento della struttura, tenendo conto che un qualsiasi ritardo o disservizio di una tradizionale struttura museale potrebbe essere considerato inaccettabile dall'utente dei nuovi strumenti elettronici.
Il centro di produzione dovrà comprendere uno staff in cui siano presenti esperti di informatica musicale, sound design, computer grafica e computer animation, tecnici audio e video.

3. Il tema urbano: permeabilità e familiarità
Il nostro progetto del nuovo MAV si trova così nella necessità di trasformare un'architettura di archi e di marmi lucidi e squadrati in un luogo dell'immaterialità, dove ci si può immergere nella molteplicità espressiva delle diverse culture locali, dove ci si può collega all'intelligenza del mondo. Ma nell'idea del progetto il nuovo MAV è anche una formidabile architettura urbana: una struttura di connessione tra parti funzionali diverse della città e una macchina visuale concepita per essere vista e per guardare Roma dall'alto.

Il palazzo della civiltà italiana si trova in una condizione urbana strategica e duplice: a margine dell'EUR verso la valle del Tevere e l'autostrada per l'aeroporto, e a chiusura del grande spazio pubblico lineare interno che conduce fino al Palazzo dei Congressi. L'edificio ha da sempre una figura simbolica molto forte nella città, ma non funziona con la stessa efficacia come polo di attrazione di flussi urbani. Il suo ingresso dalla città oggi è confuso. L'edificio sembra concepito per l'entrata verso la promenade urbana dell'EUR, ma la gente arriva dall'altra parte, a piedi dalla fermata Magliana della ferrovia metropolitana e in auto dal grande parcheggio multipiano adiacente alla metro. I flussi evitano l'attraversamento dello spazio urbano segnato dall'edificio e scorrono in tangenza del portico e dello scalone.

Anche la topografia distacca il palazzo dai movimenti urbani e lo fissa lontano sul colle. E' come una grande opera di design fatta più per essere guardata o fotografata, che per essere abitata. Molti artisti contemporanei e quasi tutti i grandi architetti postmoderni si sono fatti immortalare dal basso sulla scalinata posteriore, con il Colosseo Quadrato sullo sfondo. Chiunque è affascinato dalla semplicità di questa metafora architettonica e dalla sua capacità di comunicare lo spirito della romanità, in bilico tra classicità e innovazione.

Il nostro progetto tende a esaltare queste caratteristiche, ma anche a restituire centralità e funzioni urbane al palazzo, con un duplice approccio alle questioni di inserimento del nuovo MAV nel contesto cittadino.

Alla scala metropolitana il rapporto resta essenzialmente visuale; ed è il gioco delle immagini proiettate che smaterializza il palazzo e presenta alla città il manifesto del nuovo MAV.

Nel contesto dell'EUR l'architettura del museo dell'audiovisivo istituisce una nuova strada pedonale nella città. L'idea urbana del nostro progetto consiste nell'aprire, attraverso il basamento del palazzo, una strada di collegamento tra la piazza superiore che chiude l'asse monumentale con il palazzo dei congressi e lo spazio aperto a valle del palazzo verso il Tevere. In altri termini si tratta di un percorso pedonale meccanizzato che collega la fermata della metropolitana - e l'edificio di parcheggi ad essa adiacente - all'ingresso del nuovo MAV e alla zona direzionale e congressuale dell'EUR subito più a monte.

Lungo il percorso possono trovare spazio tutta una serie di servizi urbani integrativi di quelli museali: dagli spazi per la ristorazione e il bookshop, agli spazi commerciali per i gadgets, fino ai megastore (magari di settori coerenti come quelli video-discografici). Al centro del percorso l'ingresso al nuovo MAV e al caleidoscopio verticale, che conduce fino al tetto con la terrazza bar e all'immagine, strepitosa, di Roma dal cielo dell'EUR.

4. IL PROGETTO ARCHITETTONICO: UNO STRUMENTO ADEGUATO
4.1. Dopo la necessaria azione di lavorare sul tema del concorso, sulle azioni e le possibilità presenti nella volontà di dare anima e mente ad un processo, ad un "territorio" che della nostra contemporaneità appare essere la rappresentazione più immediata ci siamo trovati un programma funzionale da "collocare" in un corpo in cui abitare e crescere. Un corpo che in gran parte esiste ed è uno degli edifici che a Roma maggiormente vivono alimentati dal simbolismo e dalla forza evocativa della loro percezione in un "immaginario" collettivo e personale.
Il Palazzo della civiltà e del lavoro è infatti un oggetto che si giova fortemente di una immagine stabile e consolidata all'interno della coscienza di chi percorre ed abita la città. Allo stesso tempo il Palazzo non è mai uscito da questa "gabbia" simbolica in cui è nato per essere investito di un significato altro "socializzando" con il tessuto cittadino grazie ad un senso funzionale che lo investisse ed associasse ad una immagine uno scopo.
Pertanto è apparso subito assai complessa questa operazione di mantenimento della forza simbolica ed evocativa di cui l'edificio è costituito, pur associando ad essa (facendone essa stessa media) una immediata percezione dei valori funzionali con cui "popolare" questo totem di pietra.

In questo senso si sono utilizzate due importanti interpretazioni spaziali e morfologiche dell'edificio. Per prima cosa si è cercato di "avvicinare" fisicamente il Palazzo ai percorsi cittadini portando al piano dello stilobate la zona di accesso e di "alimentazione" del Museo. A tale livello infatti è posto il vero e proprio atrio che diviene una piazza coperta che disimpegna percorsi commerciali, zone di accesso alle sale polifunzionali, zone di ricerca e produzione scientifica ed il vero e proprio accesso ai percorsi espositivi; un luogo pertanto dove si incontrano tutte le anime di questa istituzione: commerciale, tecnologica, comunicativa, di ricerca. Tale piazza è quindi stata resa accessibile sui due lati dell'edificio mediante una galleria che, da Ovest ad Est, connette in quota il parcheggio di scambio multipiano con l'asse PCL-Palazzo dei Congressi nel cuore dell'E42, attraversando tangenzialmente la piazza-atrio dell'edificio che viene messo così "a sistema" rispetto agli abituali percorsi di chi vive e lavora nel quartiere.

Altresì determinante è apparso il tema della comunicazione a distanza, far si che il PCL rappresentasse la sua "investitura" attesa settanta anni in un ruolo funzionale che ne facesse attore attivo dello skyline cittadino, senza altresì perdere la grande forza simbolica che lo caratterizza.
Il grande percorso narrativo diventa pertanto "totem nel totem", un monolite di plasma che attraversa da terra a cielo l'edificio comunicando con forza la presenza del MAV nel palazzo, ma lasciando intatto il carattere e la forza come un "inquilino" visibile ma rispettoso del contenitore che lo ospita.
Proprio in virtù di questa autonomia figurativa e funzionale che lo caratterizza, il percorso narrativo si propone come flessibile e versatile abitatore di altre strutture alle quali eventualmente adattarsi allungandosi e modificando il verso di percorrenza. Ipoteticamente il totem potrebbe abitare i grandi edifici a sviluppo lineare realizzati per insediamenti abitativi a basso costo come ad esempio il complesso di Corviale.

4.2. Dal basso verso l'alto l'articolazione del museo include:
Al piano dello stilobate si snoda la galleria commerciale che attraversa tutto il basamento del palazzo a partire dal lato Ovest in quota con il parcheggio multipiano, sino a sbucare alla quota della strada sul fronte principale. A questo livello si trovano inoltre ubicati gli spazi destinati alle attività di ricerca quali la biblioteca, i laboratori e le salette di registrazione e montaggio audio/video, oltre alle due grandi sale polifunzionali ad assetto variabile utilizzabili sia per conferenze sia per concerti e rappresentazioni di musica contemporanea. Il Museo Nazionale dell'Audiovisivo si propone dunque come luogo ideale per ospitare nei suoi nuovi ambienti, due sale riconfigurabili e perfettamente attrezzate per la musica elettronica e le arti elettroniche, che possano offrire alla città di Roma finalmente quello spazio per la rappresentazione delle nuove produzioni tecnologiche a cui da tanto tempo aspira e che inserirebbero la città nel contesto delle capitali internazionali della nuova scena elettronica e multimediale.
A tale livello si trova anche la quota di partenza del percorso espositivo con la quota più bassa del "percorso tematico" dove attraverso un sistema di rampe mobili ed inclinate il visitatore viene catturato dal museo all'interno del grande prisma in vetro dove, non più in grado di controllare la stessa velocità del suo percorso ascensionale, viene sostanzialmente "rapito" e fatto oggetto di un suggestivo processo di estraniamento che diviene efficace strumento attraverso cui investire il visitatore di esperienze sensoriali realizzate attraverso sistemi multimedia a cui essere soggetto e con cui interagire anche tattilmente.
Il percorso narrativo così si snoda all'interno di un grande prisma in vetro che attraversa tutto il palazzo da cielo a terra, al cui interno il visitatore attraverserà luoghi virtuali realizzati attraverso proiezioni e diffusioni sonore e spazi reali in due grandi oggetti che lo accompagneranno lungo il percorso: un traliccio metallico articolato lungo cui si snodano i sistemi di risalita e gli apparati tecnologici di proiezione e diffusione del suono, ed un grande "luogo-sistema" realizzato in materiale plastico e fonoassorbente sulla cui superficie si avranno proiezioni ed al cui interno il visitatore potrà sentire con tutti i suoi sensi le "storie" che il "museo" deciderà di raccontare.
Lungo questa risalita sono poi allocate alcune "scatole magiche" destinate ad ospitare i luoghi di attività ben specifiche quali una camera anecoica, e spazi per proiezioni e "realtà virtuale".
Gli altri spazi previsti ai piani superiori sono sostanzialmente grandi saloni liberi dove poter realizzare di volta in volta mostre tematiche o particolari iniziative che necessitino di ambienti flessibili e tecnologicamente attrezzati.
Al quinto piano è previsto un ristorante panoramico che può occupare anche parte dei fornici con alcuni tavoli, mentre al sesto piano sono inseriti gli uffici di servizio al Museo ed un bar connesso con la copertura in modo da consentire l'utilizzo della terrazza panoramica ai clienti del Museo stesso o destinarla ad eventi particolari nella bella stagione.

4.3. Caratteristiche ambientali degli spazi
Atrio - foyer:
Grande spazio di accesso alla quota dello stilobate dove saranno ubicati l'accoglienza con indicazioni del tipo site plan, videowall, la biglietteria, il guardaroba, i servizi ed un locale per il personale di sorveglianza.
Tale ambiente sarà condizionato con un impianto del tipo a tutt'aria, dotato di un'illuminazione omogenea e pari ad almeno 400 lux, finiture civili di livello alto con elementi architettonici importanti e l'eventuale presenza di schermi del tipo al plasma per la diffusione di tutte le informazioni funzionali al corretto utilizzo del centro da parte dell'utente.

Biblioteca, laboratori:
Area di primo impatto nel museo dotata di postazioni di ricerca rapida finalizzata alla conoscenza del materiale sia in archivio sia consultabile attraverso il grande nodo di interconnessione multimediale presente nel "centro". Queste postazioni saranno inserite in un grande spazio comune su tavoli di lavoro opportunamente attrezzati (connessioni FM, telefoniche, rete Lan, illuminazione diretta sul piano di lavoro). L'ambiente sarà condizionato con un impianto del tipo a fan coils a quattro tubi e ricambio aria primaria e garantendo un adeguato livello di insonorizzazione. L'illuminazione dovrà garantire un livello omogeneo pari a 400 lux, la luce naturale sarà schermata in modo da consentire il corretto utilizzo dei videoterminali. Servizi dedicati.
Attigui all'area della biblioteca sono previsti spazi per la ricerca e per lo sviluppo delle nuove tecnologie nell'ambito dei media e della conservazione ed archiviazione di materiale audio e video. Tali spazi saranno dotati di postazioni di lavoro attrezzate con prese FM alimentate in continuità, cablaggi lan con terminazioni tipo RJ 45 ed in fibra, illuminazione di tipo misto indiretta/diretta che consenta un illuminamento minimo pari a 400 lux sui piani di lavoro. Il condizionamento sarà del tipo a fan coils ed aria primaria. il livello di finiture civili dovrà essere di tipo specifico per ambienti ad uso laboratorio. Nell'ambito di tale tipologia sono previsti anche spazi specifici per la riproduzione professionale audio e video e studi di registrazione e prova con particolari accorgimenti finalizzati ad ottimizzare l'acustica degli studi di registrazione.
Attigue agli ambienti per la ricerca sono previste aule per la didattica di varie dimensioni. servizi dedicati.

Media Store, galleria commerciale:
All'interno di tale zona troveranno posto tutti gli spazi più propriamente commerciali previsti. Articolati lungo una possibile galleria commerciale nel tunnel di accesso al piano basamentale ed un grande spazio dedicato ad un media-store e locali di uso collettivo e ristoro. Tali ambienti saranno realizzati anch'essi con un elevato livello di finiture architettoniche, dotati di impianto di condizionamento del tipo ad aria primaria con un ricambio pari ad almeno il 70% dell'aria reimmessa in ambiente con fan coils per una regolazione più precisa delle condizioni termiche in alcuni punti degli ambienti. L'illuminazione sarà di tipo indiretto con un illuminamento pari ad almeno 400 lux.

Aree espositive:
Le aree espositive, ipotizzate su grandi saloni ai diversi livelli centro saranno differenziate in modo da poter gestire in contemporanea "eventi" diversi oltre ad esposizioni permanenti. Questi spazi saranno attrezzati per poter effettuare sia esposizioni di tipo tradizionale, sia esposizioni più specifiche che si giovino di supporti multimediali. Gli ambienti saranno caratterizzati da una elevata qualità architettonica con finiture di livello alto, illuminazione naturale schermata, illuminazione artificiale di tipo indiretto e diffusa molto omogeneamente, possibilità inoltre di microregolazione del flusso luminoso anche remotizzata in modo da permettere la gestione di esposizioni su supporto video in modo ottimale. Gli impianti tecnologici saranno di tipo adeguato con un condizionamento a tutt'aria, impianto di allarme, alimentazioni FM e telematiche diffuse. Servizi dedicati.

Spazi per visione:
Salette tipo cinema di varie dimensioni (da 20 a 80 mq) dotate di proiettore e schermo, poltroncine tipo cinema illuminazione indiretta, condizionamento ad aria primaria e fan coils, livello di finiture civili del tipo medio. servizi dedicati.

Sale polifunzionali ad assetto variabile
Sono previsti due grandi spazi (mq 500 e 300) per convegni, multiconferenze, eventi realizzate con finiture civili di particolare pregio. Le dotazioni impiantistiche saranno anch'esse di elevato livello, con un condizionamento a tutt'aria, impianti per videoconferenza, postazioni telematiche per l'oratore, centro di regia e postazioni per la traduzione simultanea, cuffie radiotrasmittenti per il pubblico, schermo per la proiezione, illuminazione mista diretta/indiretta, possibilità di utilizzo degli spazi anche parziale mediante l'inserimento o l'eliminazione di partizioni mobili su rotaie o basculanti, o impacchettabili. Possibilità di regolare l'acustica interna delle due sale riconfigurabili perfettamente attrezzate per l'ascolto e registrazione di musica ed arti elettroniche contemporanee. Servizi dedicati.

Direzione ed amministrazione:
Al sesto piano saranno ubicati uffici direttivi ed amministrativi con livello di finiture civili medio/alte e servizi riservati per il personale di direzione, dotati di pavimento flottante e controsoffitto. Gli impianti elettrici alimentati in continuità, l'illuminazione sarà atta a garantire un illuminamento medio pari ad almeno 400 lux, dotata di microregolazione del flusso luminoso, impianti di condizionamento del tipo ad aria primaria e fan coils, attrezzaggi elettrici e telematici a scomparsa. Tali ambienti saranno dotati di sale riunioni riservate e di una o più salette per proiezioni riservate oltre ad uno spazio dedicato alla presentazione ai media di eventi speciali attivati nell'ambito delle iniziative del "centro".

Ristorante e bar:
Ambienti posti rispettivamente al quinto e sesto piano dell'edificio, caratterizzati da finiture civili di pregio e dalla possibilità di utilizzare spazi all'aperto (porticato per il ristorante, terrazza panoramica per il bar).

Archivi:
Il centro sarà dotato di spazi per archivi con caratteristiche diverse viste le numerose e differenti tipologie di supporti utilizzati per i documenti che dovranno essere conservati. Tali ambienti saranno differenziabili in:
- Archivio per il materiale digitalizzato atto ad ospitare apparati elettronici e quindi opportunamente condizionato ed illuminato parimenti ad una sala apparati di un CED;
- Archivio per materiale non digitalizzato, archivio per materiale cartaceo e deposito per apparecchiature elettroniche realizzati con pavimento trattato per permettere facile pulizia e con caratteristiche antisdrucciolevoli.

Nodo informatico-CED e locali tecnologici/informatici:
Gli spazi dedicati a tale funzione saranno distinti in:
1. Centro sviluppo sistemi di interconnessione con la rete esterna (tipo atmosfera)
2. Centro per la gestione dell'archivio digitale presente
3. Sala trasmissione dati e consegna flussi
4. Centrale telefonica
5. Sale lan (10 sale disposte in modo da coprire e cablare tutto l'edificio)
Le caratteristiche di tali ambienti sono sostanzialmente simili e consistenti in:
· Doppia alimentazione in continuità assoluta su tutti gli apparati (due interruttori generali su Q.E.)
· Condizionamento tipo "under" con ridondanza del 60%;
· Distribuzione elettrica in condotto sbarra con alimentazione a 220 V e 380 V (fatte salve le salette lan);
· Pavimentazione galleggiante con portanza minima pari ad 800 Kg/mq e luce libera sotto la pavimentazione pari ad almeno 50 cm (tale misura è indispensabile solo per gli ambienti 1 e 2);
· Illuminazione specifica per lavorazione al videoterminale con lampade tipo "dark";
· Realizzazione di un elemento di comunicazione verticale interno alla sala CED che metta in comunicazione il piano terra con il primo piano interrato (montacarichi e scale);
· Luce netta minima tra pavimento galleggiante e controsoffitto pari ad almeno 3,00 metri;

Spazi tecnologici:
Tali ambienti sono di seguito elencati:
1. Centrale termica
2. Centrali per la produzione del freddo
3. Unità di trattamento aria
4. Centrale di pompaggio
5. Sottocentrali di edificio
6. Cabina elettrica di trasformazione
7. Stazione di energia/UPS e batterie per la continuità elettrica e sala quadri generali
8. Gruppo elettrogeno
Le caratteristiche di tali spazi, sostanzialmente simili e consistono, per impianti alimentati a combustibile liquido, impermeabilizzazione del pavimento e delle parti inferiori delle pareti per un'altezza maggiore di 0.20 m.
Porta locale caldaia apribile verso l'esterno realizzata in materiale incombustibile classe 0 e dotata di congegno di autochiusura; soglia rialzata di almeno 0.20 m. per impianti alimentati a combustibile liquido; apribile dall'esterno, a tenuta di fumo e REI 60' a chiusura automatica per impianti funzionanti a gas di rete.
Impianto di illuminazione di sicurezza ad inserzione automatica ed indipendente.
Illuminamento generale non inferiore a 100 lx.
Compartimentazione a strutture orizzontali e verticali incombustibili di classe 0 con resistenza al fuoco non inferiore a 120'.
Appare inoltre importante evidenziare come tutta la distribuzione impiantistica dalle centrali ubicate al piano dello stilobate, sino ai livelli più alti, avviene attraverso canalizzazioni ubicate nella chiostrina centrale dell'edificio.

5. IL PROGETTO VISUALE
Il progetto visivo si sviluppa su due assi: il primo quello cronologico, si manifesta spazialmente nell'edificio, dal basso verso l'alto, dal tempo più lontano a quello più vicino a noi, con proiezioni sul perimetro vetrato che circonda la rampa delle scale che attraversa i vari piani dello spazio narrativo. Sia dal punto di vista concettuale, che in un'ottica di ottimizzazione delle risorse economiche, al quantità di proiezioni sulla superficie delle pareti di vetro aumentano progressivamente dal basso verso l'alto, testimoniando così anche il procedere instancabile e progressivo, della presenza nel nostro quotidiano della moderna tecnologia e dei mezzi di comunicazione che essa produce.
L'altro asse, perpendicolare al primo che si visualizza sui singoli piani è l'asse orizzontale dove troviamo il manifestarsi sul sociale e sul culturale di questa progressiva presenza e crescita dei mezzi di comunicazione. anche in tale caso il progetto prevede delle video proiezioni in movimento che provengono o vanno, a seconda della direzione del movimento e dai temi trattati, di volta in volta, dal pavimento alla zona vetrata e viceversa.
Per l'allestimento verranno realizzate video proiezioni su vetro. Parte della superficie vetrata sarà infatti trattata progressivamente, in modo da essere resa opaca ed accettare così le videoproiezioni, di fonte e dal retro. La superficie del vetro trattata sarà, procedendo in ordine cronologico, minore ai piani più bassi e maggiore ai piani più alti. All'inizio quindi gli interventi visivi sui vetri saranno minimi e frammenti, così come è stata la presenza della tecnologia agli inizi del periodo del grande sviluppo della comunicazione; poi le superfici trattate si amplieranno e di conseguenza anche le immagini, sino ad arrivare a ricoprire nell'ultimo periodo della cronologia quasi la totalità delle pareti interessate. Infine, su alcuni dei piani nello spazio espositivo, verranno installati proiettori con un sistema mobile di posizionamento delle immagini. Si avrà quindi la possibilità, da una stessa sorgente, di proiettare immagini in punti differenti. Così sarà possibile creare un maggior coinvolgimento narrativo e partecipazione da parte del pubblico che avrà l'impressione di essere accompagnato dalle immagini alla scoperta degli argomenti sviluppati su quei particolari livelli dello spazio espositivo.
I proiettori dovranno essere in grado di erogare una luminosità pari a circa 2500-3000 lumen. La movimentazione delle immagini, sarà ottenuta con un particolare sistema che consente di spostare o tutto il proiettore, attraverso un sistema di specchi la sola immagine. Un computer dedicato, oltre a contenere le immagini, gestirà la loro emissione, la movimentazione delle immagini stesse, il suono ambiente e quello relativo alle singole immagini.

Ricci & Spaini - Studio Associato Seste

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Raggr. Temp.HAL 901
Composto da:
Studio Ricci e Spaini
Studio Associato seste:
Aldo Aymonino
Francesco Aymonino
Marina Cimato
Raffaele Giannitelli
Ezio Rizzuti
Flavio Trinca
Infotel srl
Eleprogetti srl
Cooprogetti scarl
Collaboratori:
Linda Roncaglia
Francesca Pellarin
Gianpaolo Daniele
Consulenti
Alberto Abruzzese


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