Occhiali
da sole/Marzia Petracca
HIERAX.
UNA PIAZZA SENZA TEMPO: UNO SCORCIO D'ETERNITA' ALL'INCONTRO DI DUE MONDI
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Al
viaggiatore che si avventuri nel Meridione d'Italia, in un'estate torrida,
attanagliata dalla canicola di agosto, che brucia e soffoca e tremula
avvolge confondendo le immagini e gli orizzonti, non è inconsueto
imbattersi in velate visioni di paesi arroccati su picchi rocciosi a strapiombo
sul mare, arsi dal sole e battuti dai venti. Luoghi lontani dal mondo
e fuori dal tempo, che pure nel tempo rimangono eterne testimonianze di
antiche battaglie e sconfitte e vittorie, simboli perenni di incontri
di culture, che inconsapevoli si trascinano una storia importante. Gerace,
l'antica Hierax, è così: si erge su uno sperone d'arenaria
alle porte dell'Aspromonte, e, come un miraggio, attira a sé rivelando
segreti, visioni, leggende. Sorta per necessità, baluardo contro
i Saraceni, deve la sua origine al leggendario sparviero (Hierax in greco)
che indicò la strada sicura alla gente che, in fuga, lì
riparava. A
Gerace ogni scorcio è ciò che nasconde, ogni strada è
ciò che lambisce, i palazzi che sfiora, le piazze in cui si apre.
La città con il Borgo e il Borghetto è un continuo saliscendi
di vicoli e persone, un alternarsi di vecchi palazzi nobiliari e chiese,
molte chiese, che le valsero in passato il nome di città santa.
Di queste chiese ne rimangono oggi circa venti, d'epoche e stili differenti:
un'articolata varietà che un'atmosfera di sacralità drammatica
riconduce nei confini di un armonica unità quasi irreale, che aleggia
e sta nelle piazze e nei cortili. Con
la Porta del Sole inizia la città, sulla sua sommità il
simbolo dello sparviero segna l'accesso al Borghetto. Sicura e decisa
la strada in salita conduce, costeggiando il Monastero di Sant'Anna, alla
Piazza del Tocco, sede municipale, e da qui alla cattedrale normanna nella
Piazza Tribuna centro nevralgico della cittadella. Lievemente in discesa
e dominata dai riflessi dorati che il sole dipinge sulla pietra calcarea
grigio chiaro della cattedrale, la piazza è il luogo di sosta e
di incontro, con i bar e i tavolini all'aperto, dove la gente del luogo
e qualche turista si confondono e tutto attorno è pacatamente animato. Ma superata l'adiacente Porta dei Vescovi, il viaggio diventa più interessante, i vicoli si fanno più stretti e ripidi e le botteghe dei vasai colorano il silenzio e fanno compagnia a chi, curioso e attento, osserva e scopre angoli inattesi, cortili sonnolenti, cancelli ricoperti di bougan-ville e oleandri, finché stupore e malinconico smarrimento coglie lo sguardo che incontra la Piazza delle tre Chiese. Sospesa
nel tempo la piazza è uno spazio aperto e chiuso: è chiuso
fra tre chiese ed è aperto sul borgo sottostante e sul mondo. Qui
stili e religioni sono accostati con sapiente maestria. Si impone per
primo alla vista il bel portale di San Francesco. I decori normanni nelle
strombature archiacute alternano motivi geometrici e antiche simbologie
segnando l'accesso ideale alla piazza. E
mentre spazio e tempo si confondono, mondi differenti e opposti si scontrano
e si fondono, ascendenze orientali pervadono questo luogo e lo sguardo
si ferma davanti alla piccola chiesa di San Giovannello, che, di fronte
alla latina San Francesco, sta austera e severa, sede della chiesa ortodossa
di Gerace. Al
tramonto una luce innaturale allunga le ombre nella piazza, mentre lampi
guizzano e rimbalzano sulle dorature delle icone e le monofore di San
Giovannello sono occhi vivi e scintillanti. La chiesa del Sacro Cuore aggiunge un motivo nuovo, la facciata dagli angoli smussati si apre sulla strada lateralmente alla piazza, e girando crea un' imponente quinta scenica al rito del tramonto che ogni giorno qui si compie. All'interno è un tripudio di stucchi e decorazioni, turchesi e dorature che un allegro, e a volte ingenuo, barocco di questo sud riveste di esagerata devozione popolare. Non così i maestosi pavimenti in maiolica, che conservano ancora tutto il gusto delle importanti origini settecentesche. Quando
l'imbrunire avvolge tutto d'azzurro, e portali, finestre, cornici e cupole
e cortili lentamente perdono i contorni e le differenze sono il ricordo
lontano di una descrizione troppo limitata e fredda, la piazza risuona
d'infinito, hierax lo sparviero leggendario ancora volteggia e veglia
e un sole scolpito nelle modanature del portale di San Francesco rimane
nel tempo il simbolo orientale di eternità. ©copyright archphoto 2003-Marzia Petracca
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