Francesco Gastaldi
GENOVA 16 AGOSTO: ESPOLE UN WATERFRONT PIENO DI POPOLAZIONI


Genova 16 agosto 2003 ore 14.30. Chi pensasse ad una Genova ferragostana svuotata, triste e desolata, dovrebbe ricredersi, l'area del Porto Antico, dove è avvenuto uno dei più importanti processi di waterfront development del mondo è letteralmente colma di popolazioni. La città turistica è ormai una realtà consolidata, lo testimoniano i visitatori dell'Acquario che sono oltre un milione all'anno. Il tempo è splendido, fa caldo, ma la brezza marina rende il pomeriggio gradevole, tutto il fronte mare è attraversato da visitatori in cerca di relax, di svago, ci sono molte giovani famiglie con bambini (sì in area Expo sembra che la famiglia in crisi, nonostante tutto resista), anziani, qualche genovese del centro storico rimasto in città, qualche colletto bianco in ufficio a lavorare. I gruppi familiari sono variamente assortiti, le loro provenienze sono senza dubbio varie: sembra di scorgere vari gruppi provenienti dalla grande provincia italiana, numerose inflessioni dialettali si intrecciano, molti i meridionali, si tratta di persone semplici che si manifestano in modo naturale e scevro da condizionamenti, si esprimono in modo libero. Ci sono anche turisti stranieri che osservano Genova con curiosità vorace. I visitatori dell'Acquario si "irraggiano" su tutta l'area circostante, lungo la passeggiata che unisce all'area della Darsena, molti venditori ambulanti (prevalgono i cinesi e i senegalesi), con istallazioni ed esposizioni più o meno temporanee offrono le loro merci. La zona dei portici di Sottoripa e di piazza Cavour è molto popolata e prevalentemente "aperta", un discobar in piazza Cavour emana musiche latino-americane, la restante parte del Centro storico è chiusa, i "vicoli" che non rientrano nei percorsi turistici sono deserti e appaiono veramente come pezzi di una città fantasma di pietra, ricca di storia e di memoria.
Qualche antico e parsimonioso abitante del Centro storico ammantato di solitudine è uscito "per un gelato", gli altri anziani procedono lenti, forse per loro è un giorno come un altro nel "dedalo" dei "vicoli", le fasce deboli e marginali della popolazione non vanno in vacanza. Nei bar che non sono stati trasformati dai processi di gentrification si riscopre l'altra Genova, quella che un tempo ruotava intorno al variopinto mondo portuale, gruppi di vecchi residenti (ex scaricatori, artigiani, operai pensionati) si ritrovano parlando in dialetto. Sopravvive un clima po' "paesano" che sembra stridere con la nuova Genova delle popolazioni turistiche, ma è apprezzato da chi proviene dall'esterno, nonostante le trasformazioni avvenute in città e le standardizzazioni dei consumi di massa talvolta demonizzate, le culture locali storicamente consolidate riappaiono e fanno capolino.
In area Expo si notano molti immigrati, ben individuabili nelle loro caratteristiche somatiche e comportamentali, forse anche loro si godono qualche momento di relax rispetto alle fatiche quotidiane, i primi giorni di ferie dopo un anno di lavoro, gli ecuadoriani sono molti, costituiscono ormai un tratto connotativo della città e la loro presenza si sente, il loro modo di parlare è facilmente riconoscibile in un ricco caleidoscopio di lingue che fa da sottofondo, molti gruppi si riparano dal sole, un gruppo nelle vicinanze delle palazzine settecentesche, sembra attendere un leader o un capo religioso.
C'è chi prende il sole, chi si ripara all'ombra, si fanno fotografie, si scruta il mare, si guarda Genova cercando di svelare i mille segreti che essa racchiude, i bambini giocano, le mamme li guardano e si prendono cura di loro. Ci sono molti giovani: si socializza, ci si bacia, ci si innamora, qualcuno si promette felicità eterna. Sembra proprio di essere in una rinomata città turistica: gli atteggiamenti delle persone, il loro modo di vestire, gli annunci degli altoparlanti delle visite guidate lungo la costa, il clima e il mare, tutto sembra incredibile, i genovesi scoprono i tratti di un pezzo di città fino a dieci anni fa, forse auspicato, ma inimmaginabile.

Francesco Gastaldi

 



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