| "In
ogni città ci sono qualità che meritano di essere vissute.
Queste sono qualità che il disegno urbano non deve nascondere".
Wim Wenders
"Oggi
è possibile individuare in America Latina quattro modalità
di intervento urbano che implicano una specifica impostazione culturale.
Un'urbanistica di difesa, intesa come insieme di interventi di preservazione
della storia tradotti in architettura, urbanistica come eredità
naturale (a Rio ne è un esempio il programma dei "corridoi
culturali" istituito nel centro storico della città); un'urbanistica
di riqualificazione che mette l'accento sulla forma, destinata a ricomporre
l'"urbanità" attraverso azioni di rinnovamento, (a Rio
per esempio il programma "Rio-Cidade" che interviene sui principali
assi urbani che delimitano la città formale); un'urbanistica strategica
secondo la quale le azioni sono limitate a pochi punti o aree di intervento,
che cerca di interpretare le forze e le logiche che modificano il territorio,
mirando a "canalizzarle" ( per esempio il progetto del Puerto
Madero a Buenos Aires) ed un'urbanistica dall'articolazione fisica e sociale,
che enfatizza gli aspetti riproducibili delle azioni urbane, nell'intento
di ricucire il territorio della città per combattere la segregazione
sociale e urbana, come nel caso del programma della Favela-Bairro a Rio.
Quest'ultimo tipo di intervento mira ad affrontare il "deficit della
città", la non-città nelle sue "larghe sacche"
di esclusione, configurando nuovi spazi pubblici e introducendo servizi,
realtà che generino lavoro e reddito, attrezzature sportive e culturali
che riuniscano la trama formale e informale della città. Ciò
significa stabilire relazioni fra gli aspetti fisici e sociali secondo
due prospettive: una strategica (lo schema urbano), l'altra tattica (il
piano di intervento). Questi paradigmi d'azione danno origine a interrogativi
di senso, validità e congruenza, secondo approcci differenziati
che mettono in relazione etica, estetica e politica. In generale, possiamo
dire che pianificare è come cercare di preparare la città
a creare possibilità per "far piovere", catturando la
"nuvola della globalizzazione", il che significa attrarre risorse
e investimenti. Allo stesso tempo i progetti a scala urbana dovranno mirare
all'introduzione di valori nella composizione di un panorama urbano esteticamente
elaborato, attraverso la creazione e la trasformazione dell'infrastruttura
e con l'introduzione di attrezzature di qualità nello spazio pubblico.
Questi progetti puntano a produrre ciò che possiamo definire "eccitazione
urbana", mettendo in evidenza le qualità, le potenzialità
e il livello di integrazione desiderato per lo spazio urbano.
Da un punto di vista globale possiamo considerare il programma di urbanizzazione
delle baraccopoli, denominato "Favela-Bairro", come il quadro
dei progetti il cui senso strategico consiste nel rompere le barriere
della "città-divisa" fra l'"asfalto" e la "collina"
(morro), il formale e l'informale, l'incluso e l'escluso, valorizzando
e dando forma a questa rottura, definendo spazi qualificati di divulgazione
culturale. Pensare in modo urbano all'integrazione delle favelas, implica
concepirne il ruolo come parte di un progetto urbano, che includa una
riconquista della strategia della città, mirando alla sua riorganizzazione.
Questa idea del progetto urbano coinvolge la formulazione di uno spazio
strategico (gestito attraverso progetti di strutturazione urbana) e di
una strategia sociale (basata sulla mobilitazione degli abitanti, ricercandone
la partecipazione alla definizione dei programmi e al compimento del processo
nell'insieme), il che significa pensare alla creazione di un' "atmosfera"
che sia favorevole all'integrazione sociale. L'area delle favelas a Rio
è occupata da un terzo della popolazione cittadina, approssimativamente
1.500.000 persone. Progetti speciali come questi qui illustrati coniugano
l'intera gamma di problematiche che caratterizza una situazione assai
complessa com'è quella di una megalopoli. Questi progetti collocano
Rio nell'avanguardia delle iniziative, sia a livello nazionale che nel
resto del continente, per quanto riguarda la creazione di "poli di
accentramento" capaci di estendere l'effetto urbano alle aree aggiunte,
connettendo e integrando le favelas ai quartieri più prossimi.
Così, luoghi costituitisi senza pianificazione alcuna finiranno
per acquisire, grazie a questi interventi, una responsabilità urbana.
In questo senso possiamo parlare delle favelas come "magma",
realtà tipiche di un'urbanità in via di sviluppo, nel processo
di costituzione di una nuova entità che nasce dall'incontro fra
le condizioni di ogni specifico luogo, gli usi consolidati e il progetto
di trasformazione. Il progetto dell'urbanizzazione delle favelas coinvolge
la ristrutturazione dall'interno di ogni area di intervento così
come la riformulazione delle sue relazioni con il suo intorno. Complessivamente
i seguenti aspetti sono i più rilevanti: l'infrastruttura, l'acquisizione
di servizi e attrezzature a carattere sportivo e culturale, la creazione
di condizioni che generino reddito e lavoro, sono altresì importanti
gli aspetti legati alla regolarizzazione della proprietà e il rapportarsi
alla normativa per controllare l'espansione, alle norme relative all'edificazione,
all'uso e all'occupazione del suolo. Urbanizzare le favelas vuol dire
considerare l'urbanistica e l'architettura come servizio sociale, che
favorendo la comunicazione fra le favelas e il resto della cittadinanza,
fa si che la valorizzazione di questi luoghi quotidianamente vissuti abbia
un riflesso positivo sull'autostima degli abitanti stessi. In questo senso
è importante la creazione di uno spazio pubblico connettivo capace
di rinvigorire le centralità già esistenti (o i loro nuclei
generativi) e di proporre nuove centralità e valori simbolici come
base per il sorgere di varie attività, che favoriscano la divulgazione
e lo scambio sociale fra le molte comunità presenti, cercando sempre
di estenderne la scala. Condizione preliminare a questo progetto è
comprendere come formulare la "domanda esatta" circa la posizione
e il contesto dell'area di intervento, intesa in termini di storia, economia,
tecnica e fisicità del luogo oltre che come insieme delle relazioni
sociali, culturali e produttive. I luoghi devono essere "ben ricercati".,
come risultato dall'esperienza degli interventi degli ultimi 7 anni in
più di 15 favelas di Rio de Janeiro, con una popolazione dalle
850 (Ferñao Cardin) alle 12.000 famiglie (60.000 abitanti nel caso
di Rio das Pedras). La formulazione di un "Partido Urbanistico"
(uno Schema Urbano) costituisce un punto nodale nella creazione di un
quadro generale di riabilitazione. A differenza dell'urbanistica precedente,
per la quale i risultati erano la somma dell'intervento di vari apporti
specialistici, oggi come oggi il lavoro è svolto secondo una visione
integrata dei problemi, cui fa capo il progetto urbano. Ogni favela è
un frammento di grande complessità, quindi durante questi anni
si è sviluppata una metodologia specifica, che consiste in un approccio
simultaneo alle differenti questioni da risolvere, con un'attenzione strategica
a ciascun singolo aspetto, a ciascuna componente del problema, senza mai
perdere di vista il quadro complessivo. L'obiettivo è quello di
introdurre "semi urbani" nel cuore di ogni comunità,
che siano in grado di "contaminarla" in senso positivo, fisicamente
e socialmente. Si parte dall'individuazione delle carenze e delle potenzialità,
plasmando la struttura formale e funzionale di ciascuna comunità,
in un dialogo costante con molti interlocutori e specialmente con gli
abitanti che approvano ogni progetto tramite un'assemblea pubblica nella
favela. La formulazione dello Schema Urbano menzionato rappresenta la
chiave principale di tutti i processi progettuali e implica la definizione
di un luogo specifico, originato dall'articolazione di una traccia vettoriale
che attraverso una sequenza di punti dinamici e statici, ricava la propria
logica dalle condizioni locali. Ciò coinvolge conflitti e contraddizioni
già esistenti, reinterpretandoli secondo una visione nuova, trasformata
e più aperta. In questo senso la funzione dell'immagine, il disegno
specifico, ha la massima rilevanza, nella creazione di un nucleo identificativo,
favorendo la galvanizzazione dell'immaginario collettivo in riferimento
ad ogni singolo intervento. Molto lontano dall'architettura standardizzata
il segreto sta nel mirare agli elementi salienti dal punto di vista della
differenziazione. In questo senso creatività ed elaborazione estetica
vanno di pari passo, poiché l'estetica è la disciplina che
da senso alle cose, e non si riferisce soltanto all'aspetto formale. Un'importante
funzione sociale dell'urbanistica e dell'architettura nelle favelas consiste
nel permettere l'accesso alla città anche alle persone meno privilegiate.
Un'altra importante funzione è il favorire l'avvicinamento alle
realtà circostanti, inglobando attrezzature e servizi di comune
interesse, offrendo agli abitanti una nuova condizione di urbanità.
La favela diviene parte integrante e riconosciuta dalla città formalmente
intesa, e da questo momento inclusa nel processo evolutivo proprio di
ogni periferia.
Parte dei progetti in questione è rappresentata dalla favela Ferñao
Cardin, l'intera area è situata ai margini del fiume Faria. Quest'area
rinnovata (un non-luogo prima dell'intervento) è usata per congiungere
la città alla favela, il che significa farla funzionare come luogo
di integrazione fra la favela e la periferia, creando un'area urbana che
includa strutture sportive, servizi comuni, spazi commerciali e aree destinate
al riuso. Il progetto tenta di estendere il confine fra città formale
e favela, creando un "continuum" urbano dove scompare la città
interrotta. Durante una visita in loco un giornalista chiese: " Dov'è
la favela?"
Il caso di Ferñao Cardin rappresenta un esempio di centralità
lineare, contrassegnata da una serie di eventi urbanistico-architettonici
pianificati: il riuso degli edifici, la piazza pubblica che costituisce
il luogo dell'integrazione "favela-bairro", il centro per l'orientamento
sociale e urbano, il campo di calcio con tutte la dotazioni, l'asilo nido,
etc.
Nel caso di Vidigal, una sola strada principale conduce attraverso la
comunità secondo una dorsale che serve da elemento distributivo
per ogni "evento", ed essendo collegata alla spina dorsale ogni
"vertebra" è un punto unico e definito con una specifica
identità. La Villa Olimpica ed il suo intorno, la palestra con
le aree annesse, il centro di cura di "Largo do Santinho", il
rinnovamento del "Teatro Nós do Morro", il centro di
Comlurb e la piazza principale d'ingresso sono alcuni di questi punti
salienti. Questo percorso culmina nel belvedere dove è stato previsto
in futuro il punto di arrivo dell'ascensore già progettato.
Nella favela di Fubá-Campinhos, lo schema urbano sottende la definizione
di uno spazio pubblico fortemente integrante, caratterizzato da una piazza
civica, in cui differenti "atmosfere" si sviluppano amalgamandosi.
La piazza di ingresso, il parco giochi per bambini, la piazza per gli
anziani, un campo di calcio con gli spalti, l'asilo nido, l'inceneritore
per il controllo dei rifiuti, il centro di orientamento sociale e urbano
e gli edifici riutilizzati sono raggiungibili con la nuova rete di circolazione,
ciò conferisce centralità e potenzia il pre-esistente palazzo
del "samba" che è stato mantenuto.
Se le città d'America non hanno il tempo di diventare vecchie,
come dice Claude Lévi Strauss in "Tristi Tropici", ciò
non è comunque necessariamente un handicap, è necessario
invece capire come servirsi di questa caratteristica, trasformando gli
ostacoli in sorgenti di creatività, sforzandoci di approdare ad
una differente logica di composizione, in modo da poter agire anche sotto
innumerevoli restrizioni. Per concludere: nel caso dell'urbanizzazione
delle favelas, è fondamentale elaborare progetti strategici a partire
dalla lettura strutturale delle potenzialità e dei limiti, individuati
in ogni singolo caso, e a partire da ciò ricavare i principi basilari
che condurranno ad ogni specifico progetto. In questo modo urbanizzare
le favelas significa affrontare il caos, fino a ricondurlo ad un amalgama
di forma spazio e risorse per l'integrazione sociale.
Jorge Mario Jáuregui Architetto-urbanista.
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archphoto 2003-Jorge Mario Jauregui
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