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Le
cronache giornalistiche regionali hanno registrato negli ultimi mesi numerose
proteste e prese di posizione nei confronti di un nutrito numero di progetti
che potrebbero compromettere l'ambiente di aree costiere di grande pregio.
L'ultimo allarme è stato lanciato dal sovrintendente per i beni
ambientali Giorgio Rossini, che ha rilevato a chiare lettere la possibilità
che si avvii una nuova fase di cementificazione del litorale ligure, con
rischi molto elevati di compromissione irreversibile di siti di altissimo
valore paesistico. In particolare, sono accusati i numerosi progetti di
porticcioli turistici, ai quali spesso sono di fatto annesse anche altre
ingenti opere: edilizia residenziale, uffici, negozi, alberghi, aree artigianali,
posti auto.
Secondo Legambiente le trasformazioni in gioco in Liguria sono notevoli:
l'associazione parla di 9.000 posti barca e 143.000 metri cubi di spazi
riservati ad uso residenziale e terziario.
Il meccanismo è sempre lo stesso: per riqualificare una zona degradata
o spesso sottoutilizzata, per adeguare uno scalo turistico, o per effettuare
una messa in sicurezza o modifiche funzionali, vengono legittimati progetti
totalmente stravolgenti. Gli episodi che suscitano preoccupazione per
gli impatti sull'assetto fisico e territoriale si sono fatti negli ultimi
anni sempre più frequenti: tutto l'arco ligure è soggetto
a forti pressioni da parte di gruppi imprenditoriali che sostengono interventi
che, secondo le dichiarazioni di molti amministratori locali, dovrebbero
rilanciare l'economia, o dare nuova linfa al turismo.
Sono attualmente in corso quindici progetti, giunti a diversi livelli
procedurali, di cui nove riguardano l'ampliamento di strutture esistenti
(Bordighera, Imperia, Diano Marina, Alassio, Loano, Varazze, Arenzano,
Santa Margherita Ligure, Portovenere), mentre sette prevedono nuove opere
(Ventimiglia, Ospedaletti, San Lorenzo al Mare, Borghetto Santo Spirito,
Albissola, Genova-Sestri Ponente).
In molti casi gli iter progettuali si sono rivelati lunghi e travagliati,
e solo ora giungono a compimento; in alcuni casi i cantieri sono già
aperti, mentre per altri manca ancora l'istruttoria sul progetto definitivo.
Tutti gli interventi risultano comunque formalmente compatibili con il
Piano territoriale della costa, e con gli indirizzi di programmazione
regionale.
Ma non mancano le polemiche, a Santa Margherita Ligure, nel Tigullio,
una delle città maggiormente tutelate durante il boom edilizio
del dopoguerra, l'ampliamento del porto esistente sta dividendo la città
in due fazioni molto agguerrite, che comprendono cittadini ed ospiti illustri.
Giulia Maria Crespi, presidente del FAI ha lanciato l'allarme dalle pagine
de Il Secolo XIX, e le ha risposto, fornendo rassicurazioni, il presidente
della giunta regionale ligure Claudio Burlando.
Ad Ospedaletti, nel ponente ligure, il nuovo sindaco, che aveva condotto
la campagna elettorale dichiarando un fermo "no" all'ipotesi
del mega porticciolo turistico, dopo una rimodulazione di alcune volumetrie,
si è ritrovato costretto ad approvare gli ultimi atti amministrativi
già avviati dalla precedente giunta, pena un risarcimento milionario
chiesto dal promotore.
A Savona, dopo che per anni si è discusso del progetto di Ricardo
Bofill per il porto storico (ora in attuazione), suscita grande dibattito
un progetto per la costruzione di una torre alta 120 metri, da realizzarsi
nell'area della Margonara, al confine con il comune di Albissola.
Interrogativi in termini di impatti territoriali (nuova domanda di traffico
ed infrastrutture) riguardano le strutture più grandi previste
a Loano, Ventimiglia e ad Imperia.
Proprio ad Imperia potrebbe essere realizzato uno degli scali turistici
più grandi del Mediterraneo, dotato di quasi 1.500 posti barca,
con l'obiettivo di arginare la concorrenza di molte rinomate località
della vicina Costa Azzurra.
In realtà, andrebbe condotta una più attenta riflessione
riguardo alla effettiva capacità di queste operazioni di offrire
nuove opportunità di sviluppo. Occorrerebbe valutare quale tipo
di fruizione sia compatibile con una fascia costiera molto ristretta e
fortemente antropizzata, che rischia di essere ulteriormente condotta
ad attrarre flussi di popolazione. L'industria ligure delle vacanze, legata
all'utilizzo delle seconde case, manifesta segnali di crisi.
Il turismo di massa che si è diffuso e consolidato a partire dagli
anni Sessanta sta evidenziando molte contraddittorietà, ed i visitatori
oggi rifuggono da una riviera che sempre più spesso ripropone le
medesime criticità dei centri urbani (congestione, smog, assenza
di spazi e servizi).
Le errate scelte degli scorsi decenni oggi pesano in modo irreversibile
sul territorio, ma nonostante tutto questo, sono portati avanti nuovi
progetti speculativi.
Sarebbe opportuno, invece, valutare attentamente vantaggi e svantaggi
di tali interventi, specie in un'ottica di lungo periodo, pensando contemporaneamente
a nuovi modelli, meno invasivi, ancorati ad un'idea diversa di valorizzazione
delle risorse del territorio, ed in grado di mettere in atto processi
di sviluppo più radicati e virtuosi.
(Una
precedente versione dell'articolo è comparsa sul numero di ottobre
2006 de Il Giornale dell'Architettura)
Francesco
Gastaldi
©copyright
archphoto-Francesco Gastaldi
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