Diego Caramma
TRE PAROLE PER IL PROSSIMO FUTURO


Tre parole per il prossimo futuro
autore: Luigi Prestinenza Puglisi
editore: Meltemi editore srl, Roma, 2002

 

Una generazione di trentenni si profila in Italia. Quella, in sostanza, di cui l'autore già accennava nelle ultime righe di Silenziose Avanguardie (ed. Testo&Immagine, Torino, 2001). Ma, a differenza del saggio precedente, questa volta l'attenzione è rivolta specificatamente alla realtà italiana, in cui ormai da qualche anno si registra un fervore soprattutto fra i giovani nati appunto negli anni '70, confrontati quotidianamente con le esperienze internazionali. Per loro l'abbandono del provincialismo e delle pratiche autoreferenziali propugnate dalla maggior parte delle università italiane non è stata un'operazione né ovvia né priva di traumi. Anche perché la libertà ha un prezzo, e la necessità di uscire da uno stato di arretratezza culturale abbandonando modelli costituiti è una condizione che per essere raggiunta richiede intelligenza e coraggio.
Certo, la rivoluzione digitale ha assunto un ruolo fondamentale, ma il nuovo paradigma non offre certezze, tanto meno soluzioni. E la consapevolezza c'è: i giovani architetti "non nutrono alcuna speranza che sarà il digitale, da solo, a salvarli: perché l'età elettronica, semmai, pone sfide, crisi da superare".
Si registra quindi un momento di transizione, dove da una parte sono stati seppelliti la nostalgia e lo storicismo, ma dall'altro ci si accorge che alcune delle ricerche su cui si erano poste forse troppe speranze non stanno producendo i risultati sperati. L'esempio dell'Angelus Novus di Klee descritto da Walter Benjamin è stato usato e abusato da molta critica. Raramente è stato offerto come chiave di lettura in modo tanto appropriato: e cioè analizzando i fenomeni con cui oggi siamo confrontati, e in modo particolare l'intreccio tra violenza e velocità, "cioè quella miscela esplosiva, propria delle nostre civiltà elettroniche, che fa correre tutto, moltiplica le immagini, fa vivere in tempo reale gli avvenimenti anche i più remoti".
E allora per non ricadere nella reazione, nel cinismo, per combattere il nichilismo in tutte le sue forme e non rinunciare a prospettare un futuro di speranza, ecco tre parole che diventano principi e criteri per uscire dall'impasse: NO LOGO, MULTICULTURALISMO, ECOLOGIA.
NO LOGO significa contro la firma, contro lo stile inteso come maschera, come contenitore privo di sostanza, quindi come teatralizzazione che scinde le forme dai contenuti, rappresentando i problemi invece di risolverli.
MULTICULTURALISMO inteso, anche, come diversità, che è l'altra faccia della globalizzazione. In un momento in cui i confini si deformano, diventano sempre più flessibili, impercettibili fino a scomparire, stabilendo scambi e interrelazioni, gli architetti sono chiamati a pensare nuovi e diversi usi dello spazio richiesti da una società sempre più caratterizzata da fenomeni di multiculturalità e multietnicità, probabilmente riassumibili in un'unica espressione: transculturalismo.
ECOLOGIA, ma come approccio distante dalle teorie ecologiste e ambientaliste. Anche in questo caso, nell'intenzione di lavorare criticamente all'interno del nuovo paradigma dominante, quello digitale. E cioè nel tentativo di stabilire un nuovo rapporto tra corpo, spazio e ambiente. Andando verso la smaterializzazione dei contenitori, concepiti come sistemi nervosi in grado di proiettarsi verso la natura e il paesaggio, catturandone luci, suoni, odori e magari anche ritrasmettendo questi dati dopo averli elaborati: un'architettura che si espande e vibra nell'ambiente, e che per essere concepita necessita oltre che di efficienza tecnica, di intelligenza e creatività umana.
Tra gli architetti selezionati nel libro forse non tutti sono all'altezza delle aspettative. Qualcuno che tradirà è possibile che ci sia. Ma se non altro non potrà dire di non essere stato avvisato. Premesso ciò, Tre parole per il prossimo futuro è un libro agile, pungente, coraggioso e, quindi, certamente scomodo. Proprio per questo destinato a suscitare interesse, riportando il discorso alla sostanza delle cose, non solo in Italia.

Diego Caramma

Meltemi editore



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