Domenico
Cogliandro
LA CITTA' E IL SUO RIFLESSO|FOTOGRAFIE
DI GIO' BOTTA
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Ci
sono stati due libri che mi hanno particolarmente affascinato, quando
li lessi, anni fa. Ognuno dei due portava con sé un'eredità
di fascino e di mistero, fascino per le attese (cosa ci sarà dietro
questa cosa?) e mistero per le scoperte (e se questa cosa non è
quella che sembra?). Giò
Botta ha capito, a mio parere, che gestire un fenomeno-soglia può
aprire nuove strade alla conoscenza del rapporto di simmetria inversa
tra ciò che lo specchio riflette e la realtà in quanto tale
acquisita dai sensi. Il lavoro che propone sulle riflessioni urbane è
un aspetto della sua ricerca intorno al concetto di regressio ad unum,
all'unità individuale in cui la familiarità con la scoperta,
con una apertura (heideggeriana) verso il proprio e verso l'altro, assume
come funzioni di una medesima Per
cui, nell¹artificio della costruzione lessicale di ogni singolo fotogramma,
oppone alla simbolicità dello specchio-oggetto l'iconicità
dell'oggetto-riflesso, trasfigurando l'idea di contenitore che riflette
e assorbe immagini (come mirabilmente ricorda Bontempelli) nell'apparenza
ordinaria di una pozzanghera d'acqua o di una macchia d¹olio. E così
agendo denuncia (riprendendo l¹idea portante dei due libri) che normalmente,
ma noi non ce ne accorgiamo, la città-superficie propone continuamente
patine in cui essa stessa riflette parti di sé, assumendo una sorta
di coscienza Quello
che non vediamo, però, ha due facce e Botta ce lo fa intendere
attraverso il fuoco sul riflesso. In un aspetto è la città
che sta oltre il suo specchio pronta, alla minima increspatura o al passaggio
d¹una ruota, a cambiare configurazione, a trasformarsi temporaneamente
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