Ivrea|Patrizia Bonifazio
MUSEO A CIELO APERTO DELL'ARCHITETTURA MODERNA DI IVREA

 

Figini e Pollini_Fascia dei Servizi Sociali 1959

Il Museo a cielo aperto dell'architettura moderna di Ivrea è stato inaugurato nel 2001.
Il Museo è stato ideato all'interno di un progetto chiamato "Officine Culturali ICO", che è stato messo a punto tra 1997 e 1998, periodo segnato dalla crisi irreversibile della società Olivetti: il nome del programma, contrapponendo il termine "officine" all'aggettivo culturali, evocava esplicitamente un legame con il passato industriale, con la concezione olivettiana del ruolo della fabbrica nella società. All'attuazione del programma sono stati chiamati a dare un contributo iniziale e specifico oltre al Comune di Ivrea, la Olivetti, la Regione Piemonte, la Provincia di Torino, l'Università e il Politecnico di Torino, nel tentativo di definire i modi e i tempi della sostituzione delle vecchie attività produttive con nuove funzioni di alto valore simbolico e di forte attrazione territoriale, capaci di indurre ricadute occupazionali in grado di bilanciare in parte il processo di deindustrializzazione e di caduta demografica determinati dalla contrazione delle attività industriali. Obiettivo sotteso al programma era la canalizzazione di interventi economici e di iniziative culturali e produttive al fine di offrire risorse e spazi operativi a una vocazione latente della città e del territorio canavesano nel campo dell'elaborazione di progetti e prodotti per lo studio, la conservazione e la gestione dei beni culturali.

Il progetto ha avuto inizio nel 1999, con un finanziamento della Comunità Europea e del Comune di Ivrea. Il Museo ha come missione quella di far conoscere il patrimonio dell'architettura moderna di Ivrea, da intendersi sia come patrimonio del territorio legato alla storia della sua economia, sia come vero e proprio museo dall'architettura italiana del Novecento; mettere in atto strategie atte a conservazione il patrimonio architettonico e diventare il luogo dove promuovere il dibattito sulla città e il territorio.
Il Museo si sviluppa lungo un percorso di quasi due chilometri che interessa via Jervis e le aree contigue su cui sorgono le principali realizzazioni legate alla Olivetti.

Il progetto propriamente architettonico del Museo consiste nella costruzione di sette stazioni tematiche informative, collocate lungo i percorsi pedonali pubblici in una successione tale da costituire un possibile itinerario di visita e caratterizzate da una forte integrazione con il tessuto urbano. I temi illustrati dalle stazioni riguardano le vicende inerenti l'impegno della Olivetti dalla fondazione alla chiusura della Società in architettura, in urbanistica, nel disegno industriale e nella grafica pubblicitaria e i contesti culturali all'interno delle quali queste vicende si collocano. Sono state così individuate sette aree tematiche: Olivetti e Ivrea; la comunità e le sue politiche sociali; l'architettura della produzione; il progetto industriale; la pianificazione territoriale; il prodotto e l'immagine; l'abitazione. Assieme alle stazioni, è stato allestito un Centro di informazione e di accoglienza, ospitato all'interno dell'edificio del Centro Servizi Sociali e pensato come vera e propria testa del Museo, in cui supporti cartacei, fotografici, filmati e telematici consentano un ingresso rapido e completo del visitatore nei temi e nei contenuti sviluppati durante la visita.

Lungo il percorso inoltre alcuni traguardi presentano ad un pubblico non specialistico particolari dell'architettura degli edifici per farne comprendere il valore.
Il Museo a cielo aperto dell'architettura moderna ha per la sua stessa natura obbligato il team di progettazione e l'amministrazione comunale a confrontarsi con alcune questioni strutturali. Considerato il fine con cui è nato (cioè valorizzare il patrimonio architettonico eporediese) e data la sua natura di parco, il Maam - Ivrea risulta infatti un'istituzione differente da quella di un museo dell'architettura di taglio tradizionale o anche da un semplice sistema di organizzazione di itinerari di visita alle architetture.

Durante il periodo di gestazione e di costruzione del progetto, si è sempre di più concretizzato un ruolo del Museo come istituzione che, tra i suoi vari compiti, abbia quello di rendere fruibile il patrimonio architettonico della città, facendolo diventare sempre di più un bene condiviso dalla stessa popolazione eporediese oltre che da un pubblico attento di visitatori specializzati. Il Museo ha assunto così un carattere di istituzione innovativa, cosa che lo rende affine ad alcune esperienze museali in corso in varie parti d'Europa e negli Stati Uniti e contraddistinte da un rapporto interattivo tra istituzione e territorio.

Insieme ai lavori per la realizzazione del Museo, si sono promosse una serie di iniziative che hanno coinvolto l'amministrazione comunale e le sue strutture e che hanno aperto varie ipotesi di lavoro e diverse riflessioni sul ruolo stesso che il Museo ha mostrato di poter innescare. Un primo lavoro è stata la catalogazione delle architetture eporediesi, attraverso un'azione di schedatura degli edifici che ha comportato lo scandaglio di archivi privati e pubblici, una vasta ricognizione fotografica e la redazione di schede di catalogazione ai sensi della Legge Regionale 35/95.

Grazie a questa campagna, gli edifici moderni eporediesi sono stati censiti come beni architettonici di pregio e ufficialmente riconosciuti come tali a livello regionale. Il lavoro di schedatura - gli edifici sono stati cartografati con le rispettive aree di pertinenza a seconda della loro destinazione d'uso, del loro stato di conservazione e dell'inserimento o meno all'interno di aree coperte da vincoli paesistici o monumentali - ha condotto a individuare circa 200 edifici legati direttamente o indirettamente alla vicenda olivettiana; edifici di varia dimensione, funzione, valore formale e importanza sul piano storico e documentario, tutti situati all'interno del comune di Ivrea, per lo più in aree centrali o semiperiferiche.

Accanto al lavoro di catalogazione sono state avanzate alcune ipotesi di conservazione, ipotesi che si concentrano sulla creazione e sulla gestione di strumenti di controllo dell'azione dei privati, ma ancor più sulla messa in atto di processi di coinvolgimento e di responsabilizzazione dei proprietari e degli utenti, agendo sulla possibilità di diffondere la consapevolezza del valore attribuito da un ampio pubblico agli edifici moderni da essi posseduti o utilizzati per abitare e lavorare. A tal fine sono state messe a punto una normativa di salvaguardia e alcuni strumenti di sensibilizzazione ed è stato inoltre attivato un coordinamento con la Commissione Igienico Edilizia della Città di Ivrea.

La normativa è stata prevista su tre livelli diversi di intervento: da quello più restrittivo (coincidente in pratica con il restauro filologico) destinato agli edifici di maggiore valore monumentale, a quello ispirato al buon senso e alla consapevolezza rivolto agli edifici di minor pregio. La normativa ha avuto all'oggi due casi interessanti di applicazione, nel recupero del quartiere di Canton Vesco e nel restauro conservativo delle facciate vetrate della ICO Centrale.

La catalogazione e la normativa sono diventate inoltre oggetto di una specifica attenzione nella redazione dell'attuale piano regolatore della Città di Ivrea (Ivrea 2000), portando alla definizione di una carta della qualità, che individua per gli edifici del patrimonio Olivetti e per le loro aree di pertinenza particolari vincoli e indicazioni progettuali e affida, per la prima volta in Italia, il valore di centro storico anche alla città contemporanea.
Dall'inaugurazione a oggi, il Maam ha assunto attivamente il ruolo di promotore del dibattito sulla costruzione della città e del territorio: Ivrea, attraverso la sua stessa storia e attraverso le azioni compiute dal Museo all'oggi, si colloca come vero e proprio laboratorio di proposte e di riflessioni, sia dal punto di vista della promozione della cultura architettonica come cultura tout court, e strumento di intervento nei processi di trasformazione del territorio.

Patrizia Bonifazio

 

Progetto:
Museo a cielo aperto dell'architettura moderna di Ivrea
Committente
Comune di Ivrea (Torino) con finanziamento della EU

I fase del progetto all'interno del programma Officine Culturali ICO (1997-1999)
E. Giacopelli (responsabile e coordinatore del progetto), con la collaborazione di M. Angelico, M. Biazzetti, M. Bracco, E. Calligaris, A. De Pasquale, L. Diotto, G. Fundarò, P. Maurri, A. Menaldo, T. Moore, D. Nespolo, E. Pacchioli, M. Pavan, A. Porpiglia, L. Schranz, C. Silmo.

II fase del progetto (1999-2001)
E. Giacopelli (coordinatore del progetto integrato), con F. De Bernardinis (collaboratore al progetto architettonico), Patrizia Bonifazio e Paolo Scrivano (progetto storiografico e didattico), L. Bedin (progetto della sicurezza), P. Urbano (progetto illuminotecnico) e P.P. Vidari (consulente museologico). Collaboratori: M. Angelico, M. Bracco, M. Candelieri, A. Menaldo, L. Schranz.

Patrizia Bonifazio (Torino, 1964)
si è laureata nel 1992 presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, con una tesi in storia dell'architettura contemporanea. Ha vinto il concorso e seguito i corsi del dottorato in storia dell'architettura e dell'urbanistica presso il Politecnico di Torino (1993-1996) ed è attualmente assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Architettura e Pianificazione della Facoltà di Architettura di Milano - Leonardo.

Le sue ricerche si concentrano sull'architettura del XIX e XX secolo, con un interesse specifico sull'architettura e l'urbanistica dopo il 1945. Ha organizzato seminari internazionali e curato diverse pubblicazioni inerenti questi temi, ha partecipato con articoli e saggi a opere collettive e ha tenuto lezioni e conferenze presso istituzioni scientifiche italiane e estere.

E' stata coordinatore scientifico e redazionale del "Dizionario dell'Architettura Contemporanea" (a cura di C. Olmo, Allemandi 2000; Treccani 2004) ed ha curato scientificamente l'edizione italiana del "Lexikon der Architektur des 20.Jahr/Hunderts" (a cura di V. Magnano Lampugnani, Skira 2001).

Le sue più recenti pubblicazioni e attività includono il volume "Olivetti costruisce. Architettura Moderna a Ivrea" (Milano, 2001) e la cura della mostra "Costruire la città dell'uomo. Adriano Olivetti e l'urbanistica" (Ivrea, 2001; Milano 2002; Roma 2002; Matera 2003; Losanna 2005). Sta attualmente lavorando a un libro sulla storia dello scambio tra cultura urbanistica e cultura economica negli anni Trenta - Cinquanta in Italia.

E' dal 2001 responsabile del programma relativo all'architettura e all'urbanistica presso l'Associazione Archivio Storico Olivetti di Ivrea e la Fondazione Adriano Olivetti di Roma.
Dal 1999 al 2001 ha fatto parte del gruppo che ha curato la progettazione e la realizzazione (per il contenuto scientifico e didattico) del Museo a cielo aperto dell'architettura moderna di Ivrea -Maam, per il Maam di Ivrea ha curato, tra gli altri:
la mostra e il convengo internazionale, "Territorio/fabbrica/architettura" (all'interno del programma Cultura 2000, settembre 2003), e la recente rassegna e la mostra omonima "Paesaggi/paesaggio" (aprile 2005).



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