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Il
Museo a cielo aperto dell'architettura moderna di Ivrea è stato
inaugurato nel 2001.
Il Museo è stato ideato all'interno di un progetto chiamato "Officine
Culturali ICO", che è stato messo a punto tra 1997 e 1998,
periodo segnato dalla crisi irreversibile della società Olivetti:
il nome del programma, contrapponendo il termine "officine"
all'aggettivo culturali, evocava esplicitamente un legame con il passato
industriale, con la concezione olivettiana del ruolo della fabbrica nella
società. All'attuazione del programma sono stati chiamati a dare
un contributo iniziale e specifico oltre al Comune di Ivrea, la Olivetti,
la Regione Piemonte, la Provincia di Torino, l'Università e il
Politecnico di Torino, nel tentativo di definire i modi e i tempi della
sostituzione delle vecchie attività produttive con nuove funzioni
di alto valore simbolico e di forte attrazione territoriale, capaci di
indurre ricadute occupazionali in grado di bilanciare in parte il processo
di deindustrializzazione e di caduta demografica determinati dalla contrazione
delle attività industriali. Obiettivo sotteso al programma era
la canalizzazione di interventi economici e di iniziative culturali e
produttive al fine di offrire risorse e spazi operativi a una vocazione
latente della città e del territorio canavesano nel campo dell'elaborazione
di progetti e prodotti per lo studio, la conservazione e la gestione dei
beni culturali.
Il progetto ha avuto inizio nel 1999, con un finanziamento della Comunità
Europea e del Comune di Ivrea. Il Museo ha come missione quella di far
conoscere il patrimonio dell'architettura moderna di Ivrea, da intendersi
sia come patrimonio del territorio legato alla storia della sua economia,
sia come vero e proprio museo dall'architettura italiana del Novecento;
mettere in atto strategie atte a conservazione il patrimonio architettonico
e diventare il luogo dove promuovere il dibattito sulla città e
il territorio.
Il Museo si sviluppa lungo un percorso di quasi due chilometri che interessa
via Jervis e le aree contigue su cui sorgono le principali realizzazioni
legate alla Olivetti.
Il progetto propriamente architettonico del Museo consiste nella costruzione
di sette stazioni tematiche informative, collocate lungo i percorsi pedonali
pubblici in una successione tale da costituire un possibile itinerario
di visita e caratterizzate da una forte integrazione con il tessuto urbano.
I temi illustrati dalle stazioni riguardano le vicende inerenti l'impegno
della Olivetti dalla fondazione alla chiusura della Società in
architettura, in urbanistica, nel disegno industriale e nella grafica
pubblicitaria e i contesti culturali all'interno delle quali queste vicende
si collocano. Sono state così individuate sette aree tematiche:
Olivetti e Ivrea; la comunità e le sue politiche sociali; l'architettura
della produzione; il progetto industriale; la pianificazione territoriale;
il prodotto e l'immagine; l'abitazione. Assieme alle stazioni, è
stato allestito un Centro di informazione e di accoglienza, ospitato all'interno
dell'edificio del Centro Servizi Sociali e pensato come vera e propria
testa del Museo, in cui supporti cartacei, fotografici, filmati e telematici
consentano un ingresso rapido e completo del visitatore nei temi e nei
contenuti sviluppati durante la visita.
Lungo il percorso inoltre alcuni traguardi presentano ad un pubblico non
specialistico particolari dell'architettura degli edifici per farne comprendere
il valore.
Il Museo a cielo aperto dell'architettura moderna ha per la sua stessa
natura obbligato il team di progettazione e l'amministrazione comunale
a confrontarsi con alcune questioni strutturali. Considerato il fine con
cui è nato (cioè valorizzare il patrimonio architettonico
eporediese) e data la sua natura di parco, il Maam - Ivrea risulta infatti
un'istituzione differente da quella di un museo dell'architettura di taglio
tradizionale o anche da un semplice sistema di organizzazione di itinerari
di visita alle architetture.
Durante il periodo di gestazione e di costruzione del progetto, si è
sempre di più concretizzato un ruolo del Museo come istituzione
che, tra i suoi vari compiti, abbia quello di rendere fruibile il patrimonio
architettonico della città, facendolo diventare sempre di più
un bene condiviso dalla stessa popolazione eporediese oltre che da un
pubblico attento di visitatori specializzati. Il Museo ha assunto così
un carattere di istituzione innovativa, cosa che lo rende affine ad alcune
esperienze museali in corso in varie parti d'Europa e negli Stati Uniti
e contraddistinte da un rapporto interattivo tra istituzione e territorio.
Insieme ai lavori per la realizzazione del Museo, si sono promosse una
serie di iniziative che hanno coinvolto l'amministrazione comunale e le
sue strutture e che hanno aperto varie ipotesi di lavoro e diverse riflessioni
sul ruolo stesso che il Museo ha mostrato di poter innescare. Un primo
lavoro è stata la catalogazione delle architetture eporediesi,
attraverso un'azione di schedatura degli edifici che ha comportato lo
scandaglio di archivi privati e pubblici, una vasta ricognizione fotografica
e la redazione di schede di catalogazione ai sensi della Legge Regionale
35/95.
Grazie a questa campagna, gli edifici moderni eporediesi sono stati censiti
come beni architettonici di pregio e ufficialmente riconosciuti come tali
a livello regionale. Il lavoro di schedatura - gli edifici sono stati
cartografati con le rispettive aree di pertinenza a seconda della loro
destinazione d'uso, del loro stato di conservazione e dell'inserimento
o meno all'interno di aree coperte da vincoli paesistici o monumentali
- ha condotto a individuare circa 200 edifici legati direttamente o indirettamente
alla vicenda olivettiana; edifici di varia dimensione, funzione, valore
formale e importanza sul piano storico e documentario, tutti situati all'interno
del comune di Ivrea, per lo più in aree centrali o semiperiferiche.
Accanto al lavoro di catalogazione sono state avanzate alcune ipotesi
di conservazione, ipotesi che si concentrano sulla creazione e sulla gestione
di strumenti di controllo dell'azione dei privati, ma ancor più
sulla messa in atto di processi di coinvolgimento e di responsabilizzazione
dei proprietari e degli utenti, agendo sulla possibilità di diffondere
la consapevolezza del valore attribuito da un ampio pubblico agli edifici
moderni da essi posseduti o utilizzati per abitare e lavorare. A tal fine
sono state messe a punto una normativa di salvaguardia e alcuni strumenti
di sensibilizzazione ed è stato inoltre attivato un coordinamento
con la Commissione Igienico Edilizia della Città di Ivrea.
La normativa è stata prevista su tre livelli diversi di intervento:
da quello più restrittivo (coincidente in pratica con il restauro
filologico) destinato agli edifici di maggiore valore monumentale, a quello
ispirato al buon senso e alla consapevolezza rivolto agli edifici di minor
pregio. La normativa ha avuto all'oggi due casi interessanti di applicazione,
nel recupero del quartiere di Canton Vesco e nel restauro conservativo
delle facciate vetrate della ICO Centrale.
La catalogazione e la normativa sono diventate inoltre oggetto di una
specifica attenzione nella redazione dell'attuale piano regolatore della
Città di Ivrea (Ivrea 2000), portando alla definizione di una carta
della qualità, che individua per gli edifici del patrimonio Olivetti
e per le loro aree di pertinenza particolari vincoli e indicazioni progettuali
e affida, per la prima volta in Italia, il valore di centro storico anche
alla città contemporanea.
Dall'inaugurazione a oggi, il Maam ha assunto attivamente il ruolo di
promotore del dibattito sulla costruzione della città e del territorio:
Ivrea, attraverso la sua stessa storia e attraverso le azioni compiute
dal Museo all'oggi, si colloca come vero e proprio laboratorio di proposte
e di riflessioni, sia dal punto di vista della promozione della cultura
architettonica come cultura tout court, e strumento di intervento nei
processi di trasformazione del territorio.
Patrizia
Bonifazio
Progetto:
Museo a cielo aperto dell'architettura moderna di Ivrea
Committente
Comune di Ivrea (Torino) con finanziamento della EU
I fase del progetto all'interno del programma Officine Culturali ICO (1997-1999)
E. Giacopelli (responsabile e coordinatore del progetto), con la collaborazione
di M. Angelico, M. Biazzetti, M. Bracco, E. Calligaris, A. De Pasquale,
L. Diotto, G. Fundarò, P. Maurri, A. Menaldo, T. Moore, D. Nespolo,
E. Pacchioli, M. Pavan, A. Porpiglia, L. Schranz, C. Silmo.
II fase del progetto (1999-2001)
E. Giacopelli (coordinatore del progetto integrato), con F. De Bernardinis
(collaboratore al progetto architettonico), Patrizia Bonifazio e Paolo
Scrivano (progetto storiografico e didattico), L. Bedin (progetto della
sicurezza), P. Urbano (progetto illuminotecnico) e P.P. Vidari (consulente
museologico). Collaboratori: M. Angelico, M. Bracco, M. Candelieri, A.
Menaldo, L. Schranz.
Patrizia
Bonifazio (Torino, 1964)
si è laureata nel 1992 presso la Facoltà di Architettura
del Politecnico di Torino, con una tesi in storia dell'architettura contemporanea.
Ha vinto il concorso e seguito i corsi del dottorato in storia dell'architettura
e dell'urbanistica presso il Politecnico di Torino (1993-1996) ed è
attualmente assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Architettura
e Pianificazione della Facoltà di Architettura di Milano - Leonardo.
Le sue ricerche si concentrano sull'architettura del XIX e XX secolo,
con un interesse specifico sull'architettura e l'urbanistica dopo il 1945.
Ha organizzato seminari internazionali e curato diverse pubblicazioni
inerenti questi temi, ha partecipato con articoli e saggi a opere collettive
e ha tenuto lezioni e conferenze presso istituzioni scientifiche italiane
e estere.
E' stata coordinatore scientifico e redazionale del "Dizionario dell'Architettura
Contemporanea" (a cura di C. Olmo, Allemandi 2000; Treccani 2004)
ed ha curato scientificamente l'edizione italiana del "Lexikon der
Architektur des 20.Jahr/Hunderts" (a cura di V. Magnano Lampugnani,
Skira 2001).
Le sue più recenti pubblicazioni e attività includono il
volume "Olivetti costruisce. Architettura Moderna a Ivrea" (Milano,
2001) e la cura della mostra "Costruire la città dell'uomo.
Adriano Olivetti e l'urbanistica" (Ivrea, 2001; Milano 2002; Roma
2002; Matera 2003; Losanna 2005). Sta attualmente lavorando a un libro
sulla storia dello scambio tra cultura urbanistica e cultura economica
negli anni Trenta - Cinquanta in Italia.
E' dal 2001 responsabile del programma relativo all'architettura e all'urbanistica
presso l'Associazione Archivio Storico Olivetti di Ivrea e la Fondazione
Adriano Olivetti di Roma.
Dal 1999 al 2001 ha fatto parte del gruppo che ha curato la progettazione
e la realizzazione (per il contenuto scientifico e didattico) del Museo
a cielo aperto dell'architettura moderna di Ivrea -Maam, per il Maam di
Ivrea ha curato, tra gli altri:
la mostra e il convengo internazionale, "Territorio/fabbrica/architettura"
(all'interno del programma Cultura 2000, settembre 2003), e la recente
rassegna e la mostra omonima "Paesaggi/paesaggio" (aprile 2005).
©copyright
archphoto-Patrizia Bonifazio
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