L'identità
artistica e culturale del Centre Régional de la Photographie (CRP),
nasce dal rapporto, a volte conflittuale, tra le propeie convinzioni urbane
e l'ancoraggio ad un territorio specifico. La creazione del CRP deriva da
una doppia constatazione: il ritardo politico e culturale alla fine degli
anni '70 nei confronti di una cultura prevalentemente legata all'immagine
e all'articolarsi di una realtà visibile di una regione piombata,
nello stesso periodo, nella sterilità post-industriale. La creazione
del CRP è il parto di un pugno di militantile cui esperienze di vita
hanno permesso di stabilire dei collegamenti fruttuosi tra il sociale, il
politico, il culturale, l'educativo e l'artistico. Un'iniziativa di base,
dunque, che nasce a margine delle decisioni politiche centrali di gestione
culturale del territorio. L'idea dei promotori del CRP fu di sviluppare
una politica coerente ed a lungo termine , che doveva articolarsi sulla
cultura fotografica, ma anche su un necessario scambio reciproco con la
creatività contemporanea.
Questa missione indaga sui diversi aspetti della costruzione dell'Europa
di cui lo scavo del Tunnel sotto la Manica diviene il simbolo. Le modifiche
del territorio, gli sconvolgimenti dovuti allo sviluppo delle reti di comunicazione
e di potere, come i cambiamenti di vita dei cittadini, costituiscono altrettanti
elementi di riflessione di questo progetto. Al contrario di un inventario
illustrato, la committenza di opere originali garantisce che, autori con
orizzonti diversi, si interroghino, a vari livelli, e disegna un corpus
che è rivelatore della creazione fotografica di fine secolo.
La
committenza negoziata
L'approfondimento della riflessione sulle ragioni e le condizioni della
comittenza è stato accompagnato anche dalla rivisitazione dei sistemi
tradizionali e da una ricerca di maggiore coerenza in questo tipo di azioni
sul piano sociale ed artistico. Il moltiplicarsi di committenze fotografiche
con regolamenti incerti ha dato molti prodotti molto insignificanti ed
ha creato discredito. E' tuttavia sufficiente considerare la storia dell'arte
per rendersi conto che ciò non è inevitabile. Essa è
infatti piena di capolavori che sono il risultato di committenze. Molto
spesso il funzionamento di questi progetti è contradditorio. In
un certo senso, ci si rivolge ad artisti affermati, dai quali ci si aspetta
la conferma delle loro capacità e della loro facilità di
comunicazione del progetto, data la notorietà che essi vi apportano.
Da questo punto di vista viene richiamata tutta l'ideologia post romantica
dell'artista demiurgo e geniale. Pertanto, la committenza (direzione artistica,
conferimento dell'ordine) e la sua terminologia coercitiva vengono bandite
e si preferisce utilizzare il termine "carta bianca".
Inoltre, le condizioni materiali imposte si rivelano molto spesse nefaste
ai fini di una produzione artistica di qualità. Queste vanno dall'obbligo
del risultato ai vincoli di spazio e tempo. Approfondendo la riflessione,
ci si accorge che questi vincoli stretti vengono imposti da motivazioni
reali, ma che non hanno niente di artistico.
La definizione del concetto di "committenza negoziata" costitutisce
una proposta ed una posizione originale del Centre Régional de
la Photographie in un campo controverso.
Tra il rifiuto della "carta bianca" ed i limiti gravanti sulla
committenza, si mette in luce, con molto vigore, il fatto che la creazione
fotografica non deve essere assolutamente assoggettata a degli imperativi
di diffusione, che potrebbere trasformare il risultato in un prodotto
precostituito.
La committenza negoziata pone decisamente la qestione della validità
artistica al centro dei propri interessi, con tutte le conseguenze che
ne possono derivare sul piano organizzativo.
La
direzione artistica
Il
Centre Régional de la Photographie ha riconsiderato la nozione
di direzione artistica. Questa definizione si è affinata nel corso
degli anni e con il susseguirsi delle committenze. Dalla prima nel 1982
si è avuta l'impressione che fosse necessaria una direzione artistica.
Interlocutrice e spettatrice privilegiata, essa doveva non già
ostacolare ma facilitare il lavoro dell'artista. La relazione che esiste
tra la direzione e l'artista si basa sull'incitamento, l'accompagnamento
e la convalida della produzione artistica. L'atteggiamento è maieutico
e non normativo. Il dubbio, la sovversione più che il potere, più
che le certezze sono uno degli elemeti caustici, necessari a questa problematica.
Si sa che bisogna diffidare delle immagini prodotte con troppa rapidità,
ma non va ignorato che il rapporto tra la direzione artistica e l'artista
presenta delle analogie con quello che avviene a teatro tra il regista
el'attore.
Un'altra analogia molto importante esiste con la ricerca di base. La responsabilità,
i rischi sono condivisi tra la direzione artisitca e l'artista. E' il
riconoscimento del diritto all'errore e al sua eventuale gestione come
rischio inerente a qualsiasi formulazione di ipotesi da verificare nella
produzione. Questa direzione artistica deve funzionare entro una rete
di interrogativi sul mondo e sull'arte, il reale e la fotografia, l'etica
e l'estetica. Questo processo può funzionare solo su una base di
reale intelligenza delle parti.
Il
procedimento operativo
Il dispositivo può venire schematizzato in tre momenti grossolanamente
cronologici: l'individuazione del campo, la scelta del fotografo, le interazioni
tra direzione artistica e artista. La direzione artistica del CRP, ha
costituito una rete di consulenti di discipline molto diverse che le permettono
di alimentare le proprie riflessioni. Queste riflessioni sul campo artisitico
e del reale si nutrono anche tramite un lavoro di documentazione e di
altre esperienze che si sviluppano presso il Centre Régional de
la Photographie. L'individuazione del campo che sarà il soggetto
del lavoro di creazione fotografica avviene sulla base di diverse constatazioni:
- il campo non è per forza un territorio.Se prendiamo la Mission
Photographique Transmanche, il tunnel viene preso come simbolo della costruzione
dell'Europa. L'interrogarsi su questo concetto comporta naturalmente di
tener conto del territorio e delle sue modificazioni, ma anche di altre
realtà come il grandissimo sviluppo tecnologico, il lavoro, l'esclusione,
la città, il potere, l'identità, il ruolo dell'immagine...
- anche se il reale è importante, non deve però diventare
una costrizione.
Per esempio, se il campo considerato è un territorio, possiamo
immaginare di uscirne per meglio comprenderlo.
- La pertinenza, quindi la scelta ci sembra più operativa di una
pretesa esaustività.
- Accade che la dettagliata conoscenza del progetto di una rtista ci spinga
a determinare un campo che gli permettadi far risaltare il suo lavoro.
- Accade anche, più raramente in realtà, che un fotografo
che conosce le nostre preoccupazioni ci proponga un campo pertinente rispetto
all'indirizzo del proprio lavoro e compatibile con l'indirizzo generale
della propria missione.
- Il campo posto come ipotesi d'avvio può, comunque, modificarsi,
deviare di comune accordo tra artista e direzione. Il criterio è
ancora una volta quello della pertinenza.
Nella
propria conoscenza degli artisti e del loro lavoro, la direzione artistica
lavora sulla durata. La mostra può rappresentare un momento propedeutico
importante, non solo sul piano dell'incontro, ma soprattutto in termini
di indicazione del rapporto profondo dell'artista con la sua opera. Prima
dell'ingaggio, si può effettuare una ricerca preliminare. Questo
provvedimento può essere preso su richiesta del produttore o del
fotografo. Anche se infruttuoso, questo lavoro viene remunerato.
Inoltre, l'attenzione è costante sui nuovi talenti sia in Francia
che all'estero. Si tratta di un buon antidoto alla paralisi intellettuale
ed alla costituzione di una lista tipo di artisti ufficiali.
Sulla base di questo tipo di approccio:
- la scelta non viene fatta su un nome, ma su un progetto artistico ad
un dato momento.
- la pertinenza del progetto artistico è sempre il motore che fa
decidere di passare all'incarico. Può succedere , per esempio,
che il Centre Régional de la Photographie ricerchi ulteriori finanziatori.
Ciò viene fatto sempre sulla base del rispetto dell'integrità
del progetto artistico e dell'artista.
- Se la committenza ha successo (e questo è un buon criterio di
valutazione) può divenire parte (almeno parzialmente) dell'opera
complessiva dell'artista.
La
moltiplicazione delle committenze di tipo indeterminato ha dato luogo
recentemente a delle produzioni mercenarie, mediocri, intercambiabili
dove il know-how prevale sul reale investimento. Va da sé che i
"remake" non ci interessano e ricerchiamo quegli autori che
corrono il rischio di avere la crisi creativa. Rispondiamo così
alla doppia preoccupazione dello stato dei luoghi e dello stato della
fotografia. In questa prospettiva evitiamo qualsiasi effetto di moda e
qualsiasi settarismo. Ci pare importante mettere in opera ogni misura
produttiva. Da quanto descritto deve derivare la necessaria fiducia che
alimenta preoccupazione artistica che anima sia l'artista che il Centre
Régional de la Photographie. Il centro d'arte non ha, in effetti,
un'immagine da valorizzare, il suo know-how è riconosciuto. Non
si cura di ciò che, da lontano o da vicino, può assumere
l'aspetto della propaganda ( nel senso in cui la Farm Security Administration
ha funzionato in una prospettiva politica ben precisa): Non ha obiettivi
di produzione di archivi fotografici . Questo, alla fine, non sarà
che uno dei risultati secondari del lavoro dei fotografi. Questa contiguità,
questa fiducia sono indispensabili. Il contratto con gli autori non sarebbe
in grado di regolare tutto , neppure se venisse adattato per l'attuazione
dei concetti qui esposti. La sua natura è certamente giuridica
e finanziaria. Oltre alle clausole abituali di salvaguardia dei diritti
dell'artista e del produttore, pone con chiarezza il rispetto delle abitudini
di lavoro di ognuno ed in particolare per quanto riguarda la durata dell'incarico.
L'accettazione del tempo necessario all'artista per compiere il proprio
lavoro è una condizione "sine qua non" di qualità.
Questo tempo viene pianificato in parte. Nel contratto sono inoltre previsti
un certo numero di incontri di lavoro.
La direzione artistica non chiede mai di vedere le stampe dei provini
a contatto. A partire da una certa quantità critica di lavoro e
di tracce significative, la direzione artistica è interessata unicamente
alla qualità. Quando un certo lavoro riguarda un territorio, il
controllo non verte sull'esaurimento del reale, ma sulla considerazione
dei punti significativi, nevralgici.
Anche se non costituiranno l'opera , saranno necessari alla drammaturgia.
In questo rapporto qualità/quantità, la direzione artisitica
ha integrato le diverse concezioni che possono manifestarsi: per schematizzare,
dalla fotografia come scrittura a quella concepita come quadro. Avviene
anche che degli artisti, con l'aiuto della crisi creativa, modifichino
il loro approccio durante il percorso; è il caso per esempio di
Jean Louis Garnell. La direzione artistica ha appoggiato la sua decisione
di affidarsi, alla fine, all'effetto visivo di tre grandi dittici.
Dialettica, la direzione artistica non ha per obiettivo di ottenere un
fiacco consenso. Lungi dall'incanalare la committenza mirando alla realizzazione
di presupposti. Essa deve contribuire a rendere il progetto dell'autore
ancora più determinato se ce ne fosse bisogno. Può inoltre
permettere all'artista di seguire più rapidamente il proprio evolvere
del quale non è sempre immediatamente consapevole. Essa opera nelle
diverse tappe del lavoro, ma può assumere delle forme molto diverse
in funzione della personalità e della maturità degli artisti.
La maieutica può esercitarsi, in modo sempre misurato, sia col
discorso che con il silenzio, con lo scopo di favorire un saggio artistico
significativo. Se i ritmi sono diversi altrettanto lo saranno i mezi messi
in opera. La forma della residenza, la logistica, l'assistenza tecnica
e intellettuale variano a seconda dei progetti . I contratti, i budget,
ma anche il livello di impegno fisico della direzione artistica tengono
conto della specificità e della personalità del progetto.
Il dibattito verte anche sulla pertinenza della scelta della concretizzazione
dell'opera e delle forme della sua diffusione. Può accadere che
una forma non prevista all'inizio si imponga ed abbia bisogno di ampliamenti
di budget. Le forme d'esposizione e di pubblicazione non sono automatiche,
rituali ed obbligatorie. Certe produzioni sono esistite solo per la pubblicazione.
Altre hanno assunto forme ed estensioni diverse nel cahier e sul muro.
La riflessione sulla pubblicazione è un altro momento importante.
Ogni volta che è possibile, i fotografi vengono associati all'elaborazione
del modello. Ogni volta che sembra indispensabile, si fanno degli strappi
alla forma della collana (Koudelka,Baltz, Barbieri). Il dibattito avviene
anche sulla scelta del procedimento di stampa. In caso contrario, la direzione
artistica si occupa di questo compito cercando l'equilibrio migliore tra
la tiratura originale e la sua trascrizione su carta stampata, in modo
da conservare all'opera il suo potere di intelligibilità e di sensibilità
nello spazio della pubblicazione. Anche la scelta del cahier fa parte
della ricerca della massima coerenza. A nostro avviso un saggio artistico
non ha bisogno di un libro.
Fondata dull'esigenza artistica, la direzione vuole essere al contempo
rigorosa ed elastica. Essa è aperta ad ogni modifica delle ipotesi
di partenza in merito al contenuto, la forma, la durata ed il budget a
condizione che non si tratti di capricci. Ciò rende più
complesso il compito del Centre Régionale de la Photographie in
particolare verso i finanziatori. Ma questo è il suo ruolo di centro
d'arte, di traghettatore, di mediatore, di intercessore, di promotore.
L'assunzione di rischio non riguarda solo l'artista. La produzione se
ne assuma dal punto di vista artistico, sociale, politico e finanziario.
Questo comportamento vigile permette all'artista di potersi maggiormente
concentrare e di lavorare in condizioni migliori. E l'esperienza mostra
che una direzione artistica di questo tipo, stimola e protegge l'artista
più di quanto lo vincoli.
Pierre
Devin
Commissario della Mission Photographique Transmanche/Centre
Régional de la Photographie Nord Pas-de Calais
(tratto
da "Luoghi come paesaggi",2000,Edizioni Comune di Rubiera (Re),
le fotografie sono tratte dai cahiers editi dal Centre Régional
de la Photographie Nord Pas-de-Calais)
Si
ringrazia Mr. Pierre Devin e lo staff del Centre Régional de la
Photographie per la concessione dei diritti di utilizzo del testo e delle
immagini.
©copyright
degli autori per i testi e le immagini
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