|
La camera settecentesca dove si muore e si rinasce è per il
regista un mezzo per affrontare la storia e precipitare il pubblico in
una nuova avventura visiva. Kubrick è noto fin da Orizzonti di
gloria come un buon conoscitore del Settecento inglese, e c'è chi
sostiene che su di esso sia fondata la sua concezione del cinema.
In una stanza del Settecento, inquadrata secondo una prospettiva frontale
fissa, un nobiluomo appare seduto di spalle, a un tavolo apparecchiato.
La sala è un perfetto parallelepipedo di colore grigio-azzurro,
con una luce che si diffonde dalle grandi finestre a sinistra; il silenzio
assoluto è sottolineato dai piccoli suoni delle posate d'argento.
La scena somiglia a quella in cui Bowman, intento alla sua solitaria colazione
(nella stanza settecentesca di 2001), si volta indietro, verso la porta,
sentendo arrivare se stesso. Questa volta però il gentiluomo, lo
Chevalier de Balibari, alza solamente il capo verso la porta sul fondo,
lontana nella luce e noi vediamo con lui che qualcuno sta realmente entrando.
Un uomo avanza, è Barry, il protagonista del film di Kubrick più
esuberante e scenografico: Barry Lyndon, del 1975.
Barry Lyndon è un film che assume un ruolo particolarmente importante
nella filmografia di Kubrick perché costituisce il momento di maggiore
libertà e distanza dai temi sociali, filosofici e politici che
a Kubrick sono sempre stati attribuiti: violenza, politica, sesso. E'
un film fortemente visivo, talmente ricco di immagini e riferimenti estetici
(dovute alle vastissime ricerche condotte dall'autore) da farne la più
ampia e rigorosa rappresentazione del Settecento che il cinema abbia mai
prodotto.
La storia viene continuamente ridotta a quadro, a immagine da mostrare,
da guardare: una grande tessitura visiva iniziata in esterni, nella profondità
di campi lunghissimi e nella fredda luce del nord, dove le figure si stagliano
nette sugli orizzonti sconfinati, e chiusa nel fondo nero di una carrozza.
La vita del protagonista è un percorso non solo narrativo ma soprattutto
iconico e raffigurativo. Predomina una visione frontale dello spazio,
una prospettiva sicura che conduce a uno spazio scenico geometrico. In
un certo senso si tratta di inquadrature che corrispondono alla visione
rinascimentale, che danno quindi un realismo elaborato e costruito simbolicamente,
secondo calcoli proporzionali. Quando Barry giunge nella capitale prussiana,
Potsdam, basta a Kubrick una sola inquadratura per mostrarci la città.
E' una veduta prospettica centrale, con un grande viale in fuga fino all'orizzonte,
lungo il quale scorrono carrozze, immagine talmente rigorosa da diventare
subito un concetto, un'utopia rinascimentale, l'idea di città.
Tale concezione è mantenuta in tutti gli interni: le sale immense
sono parallelepipedi di spazio completamente vuoti, in cui i personaggi
quasi scompaiono. Decisa è la centralità con cui Kubrick
riprende l'ufficio del ministro della polizia prussiana (interno che ricorda
la Marble Hall di Robert Adam a Kedleston) in cui a Barry viene affidato
il compito di spiare lo Chevalier de Balibari; sempre centrale, sino all'ultima
scena, (quella in cui Lady Lyndon in un salone buio, seduta al tavolo
amministrativo, firma l'assegno per Barry) è la visione degli interni
del castello dei Lyndon, nonché di quell'interno rettangolare,
spoglio, oscuro e silenzioso che è la piccionaia in cui si svolge
l'interminabile sequenza del duello tra Redmond e Bullingdon (spazio che
ricorda nelle croci luminose una cattedrale, emblema del sublime settecentesco
e romantico). Di nuovo attraverso una rigorosa centralità è
impostato il lungo carrello all'indietro che riprende l'ingresso di Bullingdon
al club dove Barry si abbandona all'alcolismo.
L'elemento ossessivo del film è il paesaggio; fin dalle prime scene
dominano, gli sfondi naturali che, da aperti e sconfinati dell'inizio,
si trasformano in paesaggi pittoreschi di un parco inglese. Questo cambiamento
coincide con la conquista della ricchezza da parte di Barry e il suo stabilirsi
nel castello dei Lyndon (il rozzo Barry sposa la colta Lady Lyndon: il
parco inglese è la sintesi impossibile di natura e cultura). Le
immagini del castello neoclassico a cupola centrale, che scandiscono la
seconda parte del film, oppure la meravigliosa scenografia del parco che
Barry contempla con la madre dall'alto del ponte, associano una concezione
pittoresca del paesaggio inteso come giardino a una concezione romantica
del giardino inteso come natura. In queste scene, girate a Howard Castle,
nello Yorkshire, alla regolarità degli edifici, che deriva dallo
stile neopalladiano di Inigo Jones, si oppone l'irregolarità del
giardino inglese.
Nello sviluppo di Barry Lyndon lo sfondo paesaggistico diventa sempre
più rilevante tanto da assorbire la storia. L'ambiente naturale
carica di significato le architetture e le vedute del castello di Howard
(perduto nella foschie del mattino, o percorso da fuggevoli aliti di vento,
o impregnato di luce pomeridiana) diventano essenziali poiché scandiscono
il tempo di tutte le scene della parte conclusiva del film.
L'architettura neoclassica in Barry Lyndon assume il ruolo, insieme al
parco inglese, di prigione dorata, di un mondo a sé, in cui Barry
si annoia, compiendo azioni insignificanti, soffre, insieme alla moglie
Lady Lyndon, per la morte del figlio, e insegue grottescamente un titolo
nobiliare che non arriverà mai, ma che è l'inizio della
sua disfatta. Paradossalmente le architetture più piccole, sporche
e dimenticate sono invece i luoghi di maggior riscatto per Barry. In un
fortilizio dalla pianta rettangolare, a un solo piano, Barry salva la
vita al maligno capitano Potzdorff (che l'aveva arruolato con la forza
poco prima) sollevando una trave che gli era caduta addosso in seguito
al cannoneggiamento dei francesi. Nella piccionaia sopra descritta, Barry
guarda senza un moto il suo rivale Bullingdon che lo ha sfidato; sparando
a terra, rifiutando di usare la pistola contro il figliastro, Barry si
lascia sconfiggere per diventare il simbolo romantico della colpa e del
destino.
Si ringrazia Francesco Savone per la disponibilitą e la concessione del
diritto di utilizzo del testo e delle immagini.
©copyright degli autori
per i testi e le immagini
|