Salvatore D’Agostino_E’ così!

«Affinché si possa dire che esiste una norma, Hart sostiene, non basta che ciascuno si comporti come gli altri si comportano, ma occorre che, se pure non tutti, una certa parte di coloro che si comportano nello stesso modo lo facciano perché considerano quel comportamento di coloro che si comportano nello stesso modo come un criterio generale di condotta, un modello di comportamento, di tutto il gruppo, e nello stesso tempo un punto di riferimento per criticare il comportamento di coloro che non vi si conformano»(1).
Così scriveva Norberto Bobbio per spiegare il concetto di “norma” sull’enciclopedia dei concetti dell’Einaudi. Una società è regolata da norme e comportamenti condivisi, ma la distinzione tra comportamenti regolati e sociali è sottile, spesso ambigua.
Questa ambiguità è manifesta ogni qual volta succedono degli “scandali”, ovvero nella sua specificità italiana, nel momento che un comportamento sociale diffusamente applicato nella quotidianità, irrompe nei media. La corrispondente inglese per l’Italia Lisa Hilton, prima di lasciare il belpaese, ha pubblicato un articolo duro e forse esasperato su ‘Spectator’(2), evidenziando le contraddizioni italiane. Ciò che le faceva più rabbia era la risposta ricevuta nel momento in cui faceva rilevare alcune incoerenze: «È così!»
«I fatti storici sono quelli - hanno spiegato gli avvocati (NdR: di Marco Casamonti) al termine dell’interrogatorio - ma l’architetto li ha inquadrati in un contesto di interessi culturali più che economici. L´obiettivo era creare opere ben fatte. Per gli ex Macelli aveva fatto un bel progetto, non voleva che venisse stravolto»(3). È normale il sistema o meglio “il comportamento sociale” degli imprenditori e dei tecnici è la turbativa d’asta e l’abuso di potere, salvo rare eccezioni, non possiamo negare l’evidenza. Un giovane architetto, che si firma Steccano, ai commenti sul suddetto articolo, giorno 15 dicembre 2008 alle 14:53, scrive: «Ho avuto un colloquio presso lo studio archea di genova qualche anno fa; mi proposero uno stipendio 400euro per i rimi (sic) 2mesi!!poi dopo 600 al mese..senza limiti d’orario e sacrificando i weeckend (sic); di fronte al mio prevedibile sconcerto fecero intendere che quello era il “prezzo” da pagare per avere nel mio curriculum un nome di un certo rilievo…li ho mandati a quel paese…bella roba, avessi detto si, oggi avrei dovuto cancellare la voce archea sul mio c.v., per la vergnogna (sic). Mi spiace per i tanti ragazzi che lavorano lì..un consiglio: andatevene»(4).
Lo scrittore Orhan Pamuk (5), nel periodo dei suoi studi universitari in architettura, iniziò ad indagare la città attraversandola. Queste peregrinazioni lo portarono a non laurearsi. A chi gli chiede perché non è diventato architetto risponde: «Perché non voglio costruire condomini!». Ciò che aveva visto era umiliante: il lavoratore architetto era assoggettato a meccanismi di mera speculazione.
Come nella Turchia vista e raccontata dal premio Nobel, in Italia la figura dell’architetto è morta, al limite patteggia con la mafia (6) e non sembra esserci soluzione.
«Amico mio, chissà quante volte tu hai dato il tuo voto, ad un uomo politico così, cioè corrotto, ignorante e stupido, sol perché una volta insediato al posto di potere egli ti poteva garantire una raccomandazione, la promozione ad un concorso, l’assunzione di un tuo parente, una licenza edilizia di sgarro. Così facendo tu e milioni di altri cittadini italiani avete riempito i parlamenti e le assemblee regionali e comunali degli uomini peggiori, spiritualmente più laidi, più disponibili alla truffa civile, più dannosi alla società. Di tutto quello che accade oggi in questa nazione, la prima e maggiore colpa è tua.»(7)
Credetemi: «È così!»
Salvatore D’Agostino è il creatore del blog Wilfingarchitettura
(1)AA. VV., Enciclopedia, Torino, Einaudi, 1980, vol. 9, p. 879.
(2)Lisa Hilton, I don’t miss Italy. The dolce vita is a myth, Spectator, 5 novembre 2008. [http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2008/11/0023-speculazione-litalia-vista-dalla.html]
(3)Franca Selvatici, Inchiesta Castello, interrogato Casamonti, Repubblica di Firenze, 14/12/2008. [http://firenze.repubblica.it/dettaglio/articolo/156133]
(4)Franca Selvatici, op. cit. Link su cui è apparso il commento:
[http://firenze.repubblica.it/dettaglio-inviato?idarticolo=repfirenze_1561333&idmessaggio=913937]
Per maggiore chiarezza riporto il commento di risposta scritto da pulcis10, 18 dicembre 2008, 00:11: «io lavoro per archea e ne sono assolutamente felice.prova in altri grossi studi di architettura e vedi se ti pagano…ti assumono gratis per i primi due tre mesi per poi partire con trecento euro.prima di parlare a vanvera solo quando è facile farlo bisogna riflettere. Io sto facendo una esperienza bellissima, faticosa ma gratificante.e sono orgogliosa di lavorare per archea.e sei hai mandato il curriculum significa che lo reputi uno studio di un certo livello».
(5)Orhan Pamuk, Other Colours. Essay and a Story, Faber & Faber, London 2007.
(6)Dichiarazioni dell’allora ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, 23 agosto 2001.
(7)Giuseppe Fava, Rivolta morale contro la paura, la vergogna e la stupidità, I Siciliani, febbraio 1983.
